Perché Internet non ci fa cambiare idea?
Una ricerca sui nostri comportamenti quando cerchiamo informazioni online sembra dimostrare che prestiamo attenzione solamente a ciò che già conosciamo, snobbando quello che invece è veramente nuovo. È per davvero questo il comportamento dei navigatori? Ne abbiamo parlato con Marco Lombardi, docente di Sociologia all'Università Cattolica di Milano. (Elisabetta Intini, 15 maggio 2008)
Avventurarsi in una ricerca online è come aprire un armadio stracolmo di libri: veniamo subito travolti da una quantità di informazioni...
Potrebbero assegnarci il premio "lettore d'oro": tutte la mattine, in edicola, acquistiamo sempre lo stesso quotidiano, al quale ormai siamo affezionati. Non perché siamo particolarmente fedeli: succede, dicono gli esperti, perché abbiamo bisogno di rassicurazioni. Sfogliando il giornale andiamo direttamente alle solite pagine, l'occhio corre da solo a cercare la firma della persona di fiducia e, anche se non lo sappiamo, in effetti, sappiamo già che cosa ci aspetta. E dopo aver letto un articolo che rispecchia più o meno esattamente le nostre opinioni... concluderemo trionfalmente: «Vedi? È proprio come pensavo io!».
IO MI CURO DA SOLO Succede anche con Internet, almeno in base ai risultati dello studio di un'equipe dell'Università australiana di New South Wales guidata da
Enrico Coiera, dal quale emerge che, anche dopo aver navigato per ore nella Rete e rovistato tra pagine e pagine di informazioni, torneremo quasi certamente ad aggrapparci all'idea che avevamo prima di accendere il computer. Il gruppo di ricerca si è concentrato in particolare su come utilizziamo Internet per rispondere a domande e preoccupazioni sulla nostra salute: «Il Web viene usato sempre più spesso come "consulente medico", e informazioni usate in modo sbagliato possono avere conseguenze facilmente immaginabili», afferma il ricercatore. Soprattutto in Paesi come l'Australia, dove è possibile ordinare alcuni farmaci direttamente online, bypassando il parere e la prescrizione del medico. In più, il team di Coiera ha messo in evidenza e analizzato un comportamento comune ai navigatori di Internet: anche dopo aver trovato in Rete le informazioni cercate, quando è il momento di prendere una decisione tendiamo a commettere errori sistematici che gli addetti ai lavori chiamano "bias" (dall'inglese bias, "inclinazione").
CAMBIARE IDEA? MICA FACILE! Un bias è la distorsione di un dato reale causata da un nostro pregiudizio: vuole dire, insomma, che cambiare idea dopo aver navigato in Internet proprio per cercare informazioni... ci costa una gran fatica! Perché ci comportiamo così? Lo abbiamo chiesto a
Marco Lombardi, Professore Associato di Sociologia all'Università Cattolica di Milano ed esperto di teorie delle comunicazioni di massa.
COSÌ SI ABBATTE LA COMPLESSITÀ «Internet è un luogo in cui esiste molta informazione. Direi troppa... soprattutto perché la quantità di dati che ci propone è disorganizzata», commenta Lombardi. «Il Web si presenta a noi come un'immensa complessità entro la quale dobbiamo navigare trovando da soli la rotta giusta. Selezionare le informazioni sulla base delle conoscenze che già abbiamo, andando alla ricerca di conferme, è un semplice meccanismo di riduzione della complessità. Se ad esempio cerchiamo con Google una qualunque parola, potremmo trovare centinaia di migliaia di corrispondenze, e per orientarci in questa miriade di dati non abbiamo altra scelta che selezionare le informazioni sulla base di quanto incontra le conoscenze che abbiamo già in testa.»