18
gen 2012

Nel centro di addestramento dei palombari della Marina Militare Italiana

I palombari delle Marina Militare stanno lavorando per aprire i varchi ai soccorritori della Costa Concordia. E saranno impegnati nel recupero della nave. Ecco come si addestrano e si preparano a questi rischiosi compiti.

Li immaginiamo vestiti di pesanti scafandri, muoversi a stento sui fondali marini. Ma i palombari moderni non appartengono più a questo cliché: superaddestrati, attrezzati con tecnologie avanzatissime, sono inquadrati in corpi d’élite nelle Marine di 40 Paesi del mondo.

Sono impegnati in compiti delicati, dalla neutralizzazione di ordigni subacquei al soccorso di sommergibili in avaria, fino a profondità di 300 metri, dove l’oscurità è totale e occorre un notevole sangue freddo per rimanere lucidi.

L’Italia è stata la prima a impiegare palombari per scopi militari, nella 2a guerra mondiale, ma la sua tradizione è ancora più antica: nel 1849 a Genova fu fondato il primo gruppo palombari della Marina sarda. Oggi il Gos, Gruppo operativo subacquei, è inquadrato nel Comsubin, Comando subacquei e incursori della Marina.

Focus è entrato nel loro centro di addestramento, a Le Grazie sul Varignano (La Spezia), per scoprirne i segreti.
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