• Come salvare la propria faccia virtuale
31
mag 2011

Come salvare la propria faccia virtuale

Una mail piena di commenti al vetriolo sui colleghi d'ufficio. Le foto del vostro sguardo perso durante l'ultima sbronza, un post in cui riempite di insulti il vostro padrone di casa. Tutto quello che condividiamo online potrebbe un giorno ritorcersi contro di noi. E se il web non dimentica, esistono comunque alcuni trucchi per salvaguardare (o ricostruire) la propria reputazione…

(Elisabetta Intini, 8 aprile 2011)

Giù le mani dalla mia placenta!
Giù le mani dalla mia placenta!

Quando Irina Levandovskaia, giudice federale della Repubblica di Buriaza, Siberia, ha postato sulla propria pagina di V Kontakti - la versione russa di Facebook - alcune foto che la ritraevano intenta a leccare una bottiglia di vodka, forse non immaginava che quegli scatti sarebbero un giorno finiti sotto agli occhi dei suoi colleghi. I quali, scandalizzati o forse con la coda di paglia, hanno "fatto la spia" al consiglio nazionale dei giudici, facendo decidere per il licenziamento in tronco della 30enne.
Una pensata ancora più incauta è venuta a quattro studentesse di ostetricia di un'università del Kansas, che durante una giornata di praticantato in ospedale si sono fatte fotografare con in mano la placenta di una paziente, per poi postare il tutto sul proprio profilo online. Immediatamente espulse dal college, le future infermiere sono state poi riammesse per ordine del giudice distrettuale. Ma le tracce di questa bravata rimarranno a lungo in Rete: digitando su Google il nome di una di loro, la prima pagina di risultati include solamente link contenenti la parola "placenta".

Senza più segreti. Anche se l'utente medio è in genere più prudente, la tentazione di "raccontare" online le parti più compromettenti della nostra vita può presentarsi spesso. I soli fruitori di Facebook - quasi 500 milioni, il 22% della popolazione mondiale connessa - postano complessivamente 25 miliardi di contenuti al mese (in media 70 post a testa tra link, foto e commenti). Molti di questi contengono riferimenti a vicende strettamente personali, tanto che l'anno scorso l'Unione Europea ha finanziato una campagna intitolata "Think B4 you post!" ("pensa prima di postare") per invitare le nuove generazioni a valutare le conseguenze di una condivisione di contenuti senza regole.

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