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Come funziona CyberHand, la mano bionica di cui parla tutto il mondo
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Ha il senso del tatto e si comanda col pensiero: ecco CyberHand, la mano bionica
Afferra una bottiglia, versa l’acqua nel bicchiere, apre e chiude il pugno. E mentre lo fa, "sente" la plastica liscia sotto ai polpastrelli, proprio come farebbe una mano normale. Solo che CyberHand non è un arto in carne e ossa. Ma una mano bionica che, per la prima volta nella storia della biorobotica, restituisce al suo proprietario le sensazioni tattili del mondo esterno. Per farla muovere non servono complicati comandi meccanici. Basta la forza del pensiero...
Elisabetta Intini, 4 dicembre 2009
Tutto ok!
"Mano morta"? Tutt’altro! Dimenticatevi gli arti robotici che schiacciano le bottiglie per troppa forza mal calibrata. Scordatevi le mani posticce a comandi meccanici, che sembrano funzionare in totale autonomia. Parliamo di un palmo cibernetico che, grazie a un complesso sistema di elettrodi e sensori, restituisce al suo proprietario un feedback sensoriale. E cioè, l’esatta percezione dell’oggetto che sta toccando: liscio o ruvido, fragile, resistente...
Ci riesce perché comunica direttamente con il sistema nervoso - periferico e centrale - del paziente. A realizzare questo capolavoro della tecnologia, un gruppo di ricerca internazionale coordinato da un’equipe italiana della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Il progetto si chiama LifeHand, e prevede la sperimentazione di interfacce neurali (collegate cioè al sistema nervoso del paziente) su soggetti amputati al braccio.
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| L'ARTS DELLA ROBOTICA |
| Attivo dalla fine degli anni ’80, il laboratorio ARTS della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa si occupa dello studio di mani robotiche artificiali da circa dieci anni. Qui è nato il prototipo CyberHand, una mano controllata col pensiero, e qui si sta lavorando intensamente al suo erede, il più recente SmartHand (2005), che prevede lo sviluppo di un arto meno ingombrante e ancora più "sensibile". L’ARTS lab è diretto dalla professoressa Maria Chiara Carrozza e dal professor Paolo Dario. |
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