Un mondo di nebulose

Coloratissime, dalle forme più curiose, immense e lontanissime: le nebulose più belle dell'Universo in uno slideshow che raccoglie il meglio delle foto del giorno sull'argomento.

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L'occhio umano non percepisce la maggior parte delle onde elettromagnetiche: la luce visibile rappresenta tutto ciò che riesce a captare. Vediamo essenzialmente i colori dell'iride, ognuno dei quali ha una differente lunghezza: il rosso ha quella più lunga, il violetto quella più corta. Tradotto in termini fisici, significa che le radiazioni elettromagnetiche hanno una gamma vastissima, di cui noi percepiamo la parte che va dai 380 millimicron (violetto) ai 750 (rosso). Con questa logica vengono costruite immagini come queste, colorate in base alle luce emessa dagli atomi che - a 7.500 anni-luce dalla Terra - costituiscono l'immensa nebulosa IC 1805, soprannominata Cuore, per l'inconfondibile conformazione. Solo così, scopriamo come siano mischiati nello spazio l'idrogeno, che risplende di verde, l'ossigeno (blu) e lo zolfo (rosso). © Richard Crisp

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Un'enorme bolla di gas larga 10 anni-luce sta per avere un incontro ravvicinato con una densa nube molecolare (sotto alla bolla, nella foto). Tutto questo accade nello spazio, in direzione della costellazione Cassiopea e a 11.000 anni-luce da essa. Ad alimentare la "nebulosa bolla" (NGC 7635) sono i venti stellari emessi da una grande stella (chiamata BD+602522) che raggiungono anche i 7.000 chilometri all'ora. Queste radiazioni incandescenti raggiungono e danneggiano la nube. Un contrasto tra due enormi ammassi stellari: cosa succederà nello scontro?

© Nasa/NOAO

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Per ammirare un elefante da vicino vi conviene organizzare un safari, ma se vi accontentate della proboscide vi basterà osservare quest'immagine. 
A 2.400 anni luce dalla Terra si trova questa nebulosa chiamata "Proboscide d'elefante", fotografata dall'Osservatorio Nazionale di Kitt Peak, in Arizona. IC1396 - questo è invece il nome scientifico - è una sorta di incubatrice spaziale nella quale si formano continuamente nuove stelle. Secondo gli astronomi sarebbero proprio i gli astri nascenti a dare vita a questo spettacolo di luci, poiché attraverso un processo cosiddetto di ionizzazione, le baby-stelle "accendono" i gas che le circondano.
Altre forme spaziali nella fotogallery fantasia di nebulose.
© T.A. Rector (University of Alaska Anchorage) and WIYN/NOAO/AURA/NSF

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Una zampa di gatto: questa la forma che disegna nello spazio la nebulosa NGC 6334 situata nella costellazione dello Scorpione. A 5.500 anni-luce di distanza dal nostro pianeta, quest'enorme nebulosa a emissione mostra il tipico colore rossastro che le deriva da un'abbondanza di atomi di idrogeno ionizzati. Le stelle in essa contenute sono quasi dieci volte la massa del nostro Sole e si sono formate recentemente in qualche milione di anni. Quest'immagine è stata ottenuta lo scorso anno durante una spedizione di astrofotografia avvenuta in Namibia.


© Bernd Flach-Wilken e Volker Wendel

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La regina di bellezza - e la più fotografata - dello spazio è per molti astronomi e appassionati astrofili la nebulosa Trifida, catalogata come NGC 6514 e M20, visibile anche con un buon telescopio dalla Terra. Questo ammasso di polveri si estende nella costellazione del Sagittario a diverse migliaia di anni-luce dalla Terra.
La nebulosa fu scoperta dall'astronomo francese Legentil de La Galaisière prima del 1750, ma l'accezione "Trifida" le fu assegnata dall'inglese John Herschel che rivelò la presenza di tre bande scure di polvere stellare. Questa nebulosa è la più giovane conosciuta con i suoi 300.000 anni di età.

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Il telescopio Hubble, in tredici anni di onorata attività (è stato infatti lanciato il 24 aprile del 1990), non ha mancato di stupirci con immagini straordinarie. Quest'ultima, che sembra raffigurare un mare in tempesta, mostra una piccola area all'interno della nebulosa Omega (chiamata anche M17), una delle tante sale parto dello spazio. I colori presenti in questa nube di gas ne rivelano la composizione chimica: il verde corrisponde alla presenza di idrogeno (particolarmente abbondante), il rosso e il blu rispettivamente a quella di zolfo e ossigeno.

© Nasa/Hubble

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L'hanno chiamata Nebulosa a Uovo, ma è più facile ricordarla per la sua rivestimento "a cipolla" fatto di strati di polvere stellare che si espandono per un decimo di anno luce. In quest'immagine i cerchi concentrici attorno alla stella sono piuttosto evidenti, attraverso i due raggi di luce che si irradiano da essa, come un flash in una stanza piena di fumo.
È un'altra splendida immagine da aggiungere alla nostra già ricca collezione de "Il cielo in un computer".
© Nasa (Hubble Heritage)

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La Befana che svolazza a 1000 anni-luce dalla Terra? È questo quello che potrebbe sembrare osservando la nebulosa Witch Head, vale a dire "Testa della Strega". Catalogata come IC 2118, questa nebulosa a riflessione brilla alla luce della stella Rigel, la settima stella più luminosa del firmamento. Il colore azzurro emesso è dovuto al fatto che la polvere interstellare riflette più facilmente la lunghezza d'onda del blu: la luce si diffonde in questo caso attraverso molecole di azoto e ossigeno.
© Nasa

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Come si è formata una nebulosa così grande da coprire uno spazio di 1.000 anni luce? Una delle più vaste nebulose conosciute e catalogate dagli astronomi come N11 all'interno della Via Lattea è in realtà un'insolita rete di piccole nebulose connesse tra di loro. Al centro di questa immagine c'è un raggruppamento (LH9) composto da una cinquantina di stelle che emettono radiazioni e che hanno eroso l'interno di questa nebulosa. In questo modo si sarebbero formati successivi gusci di strutture stellari sempre più lontane dal centro: un'attività tuttora presente in questa zona particolarmente esplosiva. Un viaggio nello spazio e ritorno è possibile grazie al nostro multimedia "Senza dimensioni". Foto: © C. Aguilera, C. Smith and S. Points/NOAO/AURA/NSF

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Le ultime osservazioni del telescopio a infrarossi Spitzer ci hanno regalato questa incredibile immagine della nebulosa di Orione. Le stesse osservazioni hanno anche permesso di studiare meglio le proprietà delle giovani stelle che la illuminano, caratterizzare da un’elevata energia intrinseca e da periodi di rotazione molto brevi, nell’ordine di poche ore (il nostro Sole impiega 28 giorni).
Teoricamente la velocità di rotazione potrebbe essere ancora più elevata se non vi fosse un elemento frenante esterno. Da tempo gli scienziati ipotizzano che a frenare le stelle sia l’interazione con disco protoplanetario circostante. Secondo i modelli più accreditati, infatti, le stelle cominciano la loro vita dal collasso di bolle di gas che ruotano su se stesse sempre più velocemente. Durante questo processo, il gas e le polveri in eccesso si appiattiscono a formare un disco eterno, detto protoplanetario perché da esso possono formarsi i pianeti.
Lo studio condotto con Spitzer sulla nebulosa di Orione ha confermato quest’ipotesi, evidenziando come il campo magnetico stellare sia l’elemento interagente con il disco protoplanetario. Foto: © Nasa

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A 410 anni luce di distanza dalla Terra si distingue l'ammasso stellare delle Pleiadi, 250 stelle almeno, immerse in una massa nebulosa più densa in prossimità degli astri più cospicui. Quelli più luminose sono peraltro visibili senza l'ausilio di telescopi, ad occhio nudo nonostante l'inquinamento luminoso che rischiara il cielo delle grandi città.
A queste stelle la mitologia greca attribuiva grande importanza: il loro sorgere a maggio e tramontare a ottobre erano infatti considerati l'equivalente del ciclo della vegetazione e delle attività umane dalla primavera all'autunno.
Foto: © Matthew T. Russell

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Il telescopio spaziale Spitzer - di cui parliamo approfonditamente qui - ha regalato agli astronomi un'occasione straordinaria per studiare un parto di stelle. Basta immaginare la nebulosa Trifide (nella foto), così chiamata perché strisce di polvere e gas la dividono in tre, come il pancione di una futura mamma: al suo interno sono visibili quattro nuclei all'interno dei quali ci sono almeno 30 stelle allo stadio embrionale. Inoltre il telescopio ha evidenziato almeno altre 120 stelle neonate all'interno delle nuvole più esterne della nebulosa. A 5.400 anni luce, nel bel mezzo della costellazione del Sagittario, c'è grande fermento…

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Vicino alla "coda" della costellazione dello Scorpione, a 4300 anni luce da noi, si nasconde una gemma preziosa. Il suo nome è RCW 120 ed è una nebulosa di color verde brillante scolpita e illuminata da una coppia di stelle giganti estremamente calde, massive e luminose, appartenenti alla classe spettrale "O" (la massima). A identificarla è stata la "vista" a infrarossi del telescopio spaziale Spitzer. La spettacolare bolla di gas è un evento tutt'altro che raro nelle profondità del cosmo: guardate nell'angolo in basso a destra nella foto e vedrete due piccoli oggetti di color verde-rosso che probabilmente vantano origini simili.

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La nebulosa Testa di cavallo (a destra nella foto) è forse la più famosa icona del cielo sopra di noi. La tipica forma che ha assunto la nuvola di polveri opache intrecciata alla nebulosa rossa è puro frutto del caso. Godiamocela ora però, perché tra qualche centinaio d'anni il moto del cielo ne cambierà probabilmente i connotati.
La stella brillante sulla sinistra illumina la famosa costellazione di Orione, la più riconoscibile formazione stellare nell'emisfero nord.
© Loke Kun Tan

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Vola a 2 mila anni luce da noi nella costellazione del Cigno questa farfalla dalle ali d'oro, meglio nota agli esperti come Sharpless 106 Nebula (S106). La spettacolare figura celeste è originata dal materiale emesso da una stella massiva nata circa 100 mila anni fa e denominata IRS4. Un grande disco di polveri scure e gas visibile in rosso scuro al centro della foto ridisegna la nebulosa dandole la forma di un'imponente clessidra, o di un lepidottero che batte le ali. Il gas di S106 vicino alla stella si comporta come una nebulosa a emissione ed emette luce dopo essere stato ionizzato. Le polveri lontane dall'astro riflettono invece la luce della stella centrale e si comportano come una nebulosa a riflessione.
Un ombrello, una balena e persino un gestaccio: guarda altre illusioni celesti

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Con un po' di fantasia, negli oggetti celesti fotografati dai telescopi spaziali ci si può vedere di tutto (balene, topi, pellicani e gestacci in questa selezione). Nel "pilastro" di polveri stellari della foto, alcuni astrofili riconoscono la sagoma di una gigantesca fata cosmica (a voi cosa sembra?). Nell'immagine catturata da Hubble è ritratta la Nebulosa Aquila o M16, una nebulosa a emissione associata a un giovane ammasso aperto di stelle. Le potenti radiazioni stellari sono riuscite a scolpire suggestive torri di gas e detriti: questa, per esempio, è alta 10 anni luce ed emette radiazioni più roventi del fuoco. Altre belle foto di nebulose (guarda)

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Anche se con i pianeti ha poco a che fare questa è una nebulosa planetaria.
Un oggetto celeste simile a un disco che i primi scienziati che osservavano il cielo con il telescopio assimilarono ai pianeti. In realtà queste nebulose sono il prodotto delle ultime fasi di una stella di piccola massa, grande non più di qualche Sole (sai come vengono misurate le stelle?). E anche la nostra stella, secondo i calcoli degli astronomi, potrebbe fare la stessa fine dell'astro NGC 3132 (al centro della foto). Il Sole nella sua fase finale espellendo i propri strati esterni si trasformerà pian piano in una nebulosa planetaria. Non si sa che cosa succederà ai pianeti del suo sistema, anche se alcuni di essi, Terra compresa, saranno già stati distrutti nella fase precedente: la cosiddetta fase della “gigante rossa”. Durante la quale il Sole avrà esaurito tutto l’idrogeno e sarà diventato più grande, più rosso, ma soprattutto molto più freddo.

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Un'esplosione di colori a festa grazie ai filtri usati per isolare la luce emessa dagli atomi di idrogeno, ossigeno, azoto e zolfo. Questa è la nebulosa NGC 604 colta dal "solito" Hubble, uno dei più grandi calderoni di stelle nascenti in una galassia vicina. In questa mastodontica fucina di stelle si contano almeno 200 stelle, raggruppate in una nuvola di gas incandescenti ampia 1.300 anni luce: le dimensioni di questa nebulosa sono quasi 100 volte quelle della fabbrica di stelle presente nella nostra galassia, la nebulosa Orione. Le stelle più brillanti e incandescenti della NGC 604 si collocano tutte all'interno di una sorta di cavità nel centro dell'agglomerato: un buco scavato dai venti stellari che si sprigionano da queste stelle; si pensi che le più grandi tra queste superano di 120 volte almeno la massa del nostro Sole.

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Se pensate che lo spettacolo di una stella che muore sia drammatico vi sbagliate. Guardate per esempio l’astro al centro di questa foto, catalogato come HD 148937. Alla fine della sua vita ha prodotto la nebulosa a emissione NGC 6164-5, che ha anche la caratteristica di essere bipolare: il materiale espulso dalla stella, incanalato dal suo campo magnetico, ha assunto una forma simmetrica. Questa straordinaria nube di gas e polveri si estende in tutto il suo splendore per 4 anni luce.
Foto: © Osservatorio Gemini

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"L'elmo di Thor": questo è il nome della nebulosa NGC 2359, a 30 anni-luce di distanza. Un nome che evoca la forza e la potenza di Thor, una delle divinità più venerate dagli antichi vichinghi. E questa nebulosa possiede forza ed energia tali da essere all'altezza del nome che le è stato assegnato. È illuminata infatti da una rara Wolf-Rayet; una stella gigante che raggiunge i 25.000-50.000 °C e che espelle gas ad altissima velocità (espulsi a milioni di chilometri l'ora). La struttura complessa, che ricorda appunto un elmo vichingo con due ali, è probabilmente dovuta all'interazione di questi gas espulsi con nuvole di gas interstellare che circondano la nebulosa.

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Guardando attraverso la nube stellare NGC 346, nella vicina galassia chiamata Piccola Nube di Magellano, si scorge nella regione centrale una nuvola di gas incandescenti che ha preso la forma di un grande cuore.
La formazione di questa nube è da addebitarsi probabilmente all'esplosione di un'antica supernova, ma potrebbe essere stata anche prodotta da esplosioni all'interno del sistema HD 5980.
Dedicato a tutte le mamme nel giorno della loro festa.

© Nasa

spazio

Un’onda simile a quelle che si formano quando una barca passa in mezzo al mare. È questo l’effetto dello scontro tra una nuova stella e la nebulosa Orione, catturato in quest foto dal telescopio spaziale Hubble.
La strana fluttuazione è data dal vento solare della nuova stella, che è molto più potente e veloce di quello prodotto dal nostro Sole, ed è capace di smuovere, come se fossero le acque del mare, i lentissimi gas che si trovano all’interno di questa nebulosa. Orione è una vera e propria nursery, dove le nuove stelle nascono e si formano creando una miriade di strane forme celesti.
Per vedere tante altre forme strane delle nebulose guarda anche la fotogallery "Fantasie nebulose".
© Nasa

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Un'interpretazione originale dello spazio? Ce la dà un'appassionata astronoma, Judy Ross, che, con le più belle immagini provenienti dal telescopio spaziale Hubble, ha creato un disegno che potrebbe diventare un tappeto, una coperta o, semplicemente, lo sfondo del vostro computer.
In questo particolare, è in rilievo la nebulosa Triangolo rosso. A seguire (visibili nell'ingrandimento), in senso orario da destra, si possono riconoscere anche la nebulosa Eskimo, la Galassia "Bella addormentata", la stella V838 Monocerotis, una delle più misteriose della Via Lattea, e infine i residui di supernova denominati N49.
Foto: © Judy W. Ross

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Se pensavamo di conoscere bene la costellazione del Cigno, oggi dobbiamo ricrederci, dopo che, grazie alle immagini del telescopio Samuel Oschin del Palomar Observatory, è spuntata l’inconfondibile sagoma di un pellicano. Si tratta di una nebulosa che si sta lentamente trasformando.
La IC 5070, il suo nome ufficiale, è divisa dalla più estesa nebulosa Nord America da una nuvola molecolare riempita di polvere scura. Il grande interesse degli scienziati attorno al Pellicano è dovuto al fatto che si tratta di un mix particolarmente attivo di stelle in formazione e nuvole gassose in evoluzione. Insomma il perfetto oggetto di studio.

Foto: © Digitized Sky Survey
Composizione del colore: © Charles Shahar

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Vicino alla "coda" della costellazione dello Scorpione, a 4300 anni luce da noi, si nasconde una gemma preziosa. Il suo nome è RCW 120 ed è una nebulosa di color verde brillante scolpita e illuminata da una coppia di stelle giganti estremamente calde, massive e luminose, appartenenti alla classe spettrale "O" (la massima). A identificarla è stata la "vista" a infrarossi del telescopio spaziale Spitzer. La spettacolare bolla di gas è un evento tutt'altro che raro nelle profondità del cosmo: guardate nell'angolo in basso a destra nella foto e vedrete due piccoli oggetti di color verde-rosso che probabilmente vantano origini simili.

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È una delle stelle più appariscenti della nostra galassia, circa 100 volte più massiva del Sole e almeno un milione di volte più luminosa. Eppure Eta Carinae, la stella ipergigante blu ben visibile nella parte centrale alta della foto, rischierebbe di sentirsi sola nei meandri polverosi della regione che la ospita (la Nebulosa Carina). Fortunatamente un'attenta analisi dell'area celeste basato su osservazioni ai raggi X e agli infrarossi ha rivelato la presenza, intorno alla super-stella, di altri astri particolarmente massivi, nascosti nei punti oscurati dalle polveri cosmiche (in rosso nella foto). Data la presenza imponente di stelle massicce, gli esperti stimano che la Nebulosa Carina farà da teatro al doppio di supernove rispetto a quanto ipotizzato prima d'ora.

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Con tutto il bagliore proveniente dalle stelle nella costellazione di Orione, un bel paio di occhiali da Sole - anzi, in questo caso, da stelle - è proprio quello che ci vuole. In effetti Messier 78, così si chiama l'oggetto spaziale fotografato da Spitzer, ricorda nella forma proprio una coppia di lenti colorate. Ciascuna di queste due nebulose è in realtà uno squarcio di luce all'interno di scure nubi di polveri stellari. In ognuna di esse riposano gruppi di giovani stelle, e una striscia di astri nuovi di zecca è visibile anche sopra alla "lente" alla nostra destra. Invecchiando, ciascuna di quelle stelle potrebbe formare il proprio guscio di gas, e trasformare il quadretto nel ritratto di un mostro dalle decine di occhi.

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Con un po' di fantasia, negli oggetti celesti fotografati dai telescopi spaziali ci si può vedere di tutto (balene, topi, pellicani e gestacci in questa selezione). Nel "pilastro" di polveri stellari della foto, alcuni astrofili riconoscono la sagoma di una gigantesca fata cosmica (a voi cosa sembra?). Nell'immagine catturata da Hubble è ritratta la Nebulosa Aquila o M16, una nebulosa a emissione associata a un giovane ammasso aperto di stelle. Le potenti radiazioni stellari sono riuscite a scolpire suggestive torri di gas e detriti: questa, per esempio, è alta 10 anni luce ed emette radiazioni più roventi del fuoco. Altre belle foto di nebulose (guarda)

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Se l'inizio dell'autunno vi mette malinconia, tiratevi su il morale con questa esplosione di colori. Protagonista dello scatto è una sfavillante regione di formazione stellare collocata a circa 1500 anni luce dalla Terra. Più che un singolo ritratto, si direbbe una foto di gruppo: alla nursery stellare per eccellenza, la Grande Nebulosa di Orione o M42 (sulla destra nella foto) si affiancano alcune brillanti vicine spaziali, come la più piccola M43, al centro, e la nebulosa a riflessione NGC 1977 sulla sinistra. L'allegra compagnia si estende per circa 45 anni luce disegnando un paesaggio cosmico da cartolina. Guarda anche le figure più strane fotografate nell'Universo
Le più belle nebulose in questa gallery

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Sprigionano grandi quantità di energia nella nostra galassia, ma rimangono pressoché inesplorate e sconosciute agli occhi degli astronomi. Le stelle molto massive sono solitamente difficili da individuare perché lontane e spesso oscurate da nubi di polveri e gas cosmici. Fortunatamente gli astri dell'ammasso NGC 281, anche conosciuto come Nebulosa Pacman, fanno eccezione. Situati a 9200 anni luce dalla Terra, si trovano anche a 1000 sopra il piano della Via Lattea, una caratteristica che permette agli esperti di osservarle senza impedimenti o ostacoli intermedi. La Nebulosa Pacman è chiamata così perché nelle immagini ottiche la "bocca" del Pacman risalta nei colori più scuri, a causa dell'oscuramento causato dalle polveri della nebulosa. In questa immagine agli infrarossi di Spitzer, le fauci del mostriciattolo brillano nei colori più chiari.
Altre spettacolari illusioni celesti (guarda)

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C'è chi nasce e chi muore. Anche all'interno della Nebulosa Eta Carinae, una delle più note regioni di formazione stellare della Via Lattea, situata a 7500 anni luce dalla Terra. Osservando quest'area attraverso i raggi X, il telescopio spaziale Chandra vi ha individuato più di 14 mila stelle, e non solo. In questa nursery stellare, dove le nascite di nuovi astri sono all'ordine del giorno, non mancano i processi autodistruttivi che portano alla morte di altre stelle. Il deficit di sorgenti di raggi X in una particolare area della nebulosa, l'ammasso stellare Trumpler 15, suggerisce che alcuni degli astri massivi un tempo presenti nella regione siano esplosi in supernove. Inoltre, Chandra ha individuato sei potenziali stelle di neutroni, densi nuclei sovente lasciati dopo un'esplosione stellare. Precedenti osservazioni ne avevano identificata solo una, segno che l'attività delle supernove all'interno della nebulosa è in espansione.
Altre spettacolari foto di nebulose (guarda)

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Vola a 2 mila anni luce da noi nella costellazione del Cigno questa farfalla dalle ali d'oro, meglio nota agli esperti come Sharpless 106 Nebula (S106). La spettacolare figura celeste è originata dal materiale emesso da una stella massiva nata circa 100 mila anni fa e denominata IRS4. Un grande disco di polveri scure e gas visibile in rosso scuro al centro della foto ridisegna la nebulosa dandole la forma di un'imponente clessidra, o di un lepidottero che batte le ali. Il gas di S106 vicino alla stella si comporta come una nebulosa a emissione ed emette luce dopo essere stato ionizzato. Le polveri lontane dall'astro riflettono invece la luce della stella centrale e si comportano come una nebulosa a riflessione.
Un ombrello, una balena e persino un gestaccio: guarda altre illusioni celesti

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Osservandole con un po' di fantasia si ha quasi l'impressione di due immensi gelati cosmici sul punto di sciogliersi. In realtà queste nebulose (IC 59, a sinistra e IC 63, sulla destra, entrambe nella costellazione di Cassiopea) non si stanno sciogliendo, ma lentamente dissipando per effetto della radiazione ultravioletta ionizzante proveniente da una vicina stella, tra le più luminose del cielo, chiamata Gamma Cassiopeiae. L'astro si trova a circa 3-4 anni luce di distanza dalle nebulose, idealmente appena fuori dall'angolo in alto a destra della foto. Poiché più vicina alla stella, IC 63 appare colorata di un bagliore rosa dovuto alla combinazione dell'idrogeno ionizzato con gli elettroni. IC 59, più lontana, è più bluastra, per effetto delle polveri cosmiche che riflettono la luce stellare.
Altre spettacolari foto di nebulose

L'occhio umano non percepisce la maggior parte delle onde elettromagnetiche: la luce visibile rappresenta tutto ciò che riesce a captare. Vediamo essenzialmente i colori dell'iride, ognuno dei quali ha una differente lunghezza: il rosso ha quella più lunga, il violetto quella più corta. Tradotto in termini fisici, significa che le radiazioni elettromagnetiche hanno una gamma vastissima, di cui noi percepiamo la parte che va dai 380 millimicron (violetto) ai 750 (rosso). Con questa logica vengono costruite immagini come queste, colorate in base alle luce emessa dagli atomi che - a 7.500 anni-luce dalla Terra - costituiscono l'immensa nebulosa IC 1805, soprannominata Cuore, per l'inconfondibile conformazione. Solo così, scopriamo come siano mischiati nello spazio l'idrogeno, che risplende di verde, l'ossigeno (blu) e lo zolfo (rosso). © Richard Crisp
15 Marzo 2012