Sale da cucina su Marte

Un deposito di sale all’interno di una vasta depressione sulla superficie di Marte     testimonia l’esistenza delle ultime acque del pianeta rosso

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Immagine 3D in falsi colori dei depositi di cloruro di sodio scoperti all’interno di una vasta depressione della superficie di Marte.|LASP/Brian Hynek

Un gruppo di ricercatori dell'Università del Colorado (Boulder), coordinato da  Brian Hynek, ha scoperto un vasto deposito di sale su Marte, una testimonianza di uno degli ultimi bacini d'acqua esistiti sul pianeta rosso. Come sulla Terra, queste estese saline sono considerate la prova dell’esistenza di antichi bacini d’acqua evaporati.

 

Un sale molto comune. Si tratta di un deposito di cloruro di sodio, il normale sale da cucina, che si estende su un’area di oltre 45 km2 e che si ritiene sia la testimonianza dell'ultimo bacino di acqua liquida a essere scomparso dalla superficie marziana.

 

I dati della composizione mineralogica del suolo e la mappatura digitale del terreno hanno permesso di rivelare che il sito è stato ricco d’acqua fino a non più di 3,6 miliardi di anni fa, ovvero un periodo più recente rispetto a quello in cui, finora, Marte è stato pensato un mondo umido, caldo ed accogliente, in grado di sostenere grandi quantità di acqua liquida in superficie. Un’era, comunque, in cui i bacini d’acqua presenti sulla superficie marziana erano quasi del tutto scomparsi e il pianeta si stava trasformando nel mondo arido e inospitale che osserviamo oggi.

 

 

Mari meno salati di quelli terrestri. Basandosi sull’estensione dello strato salino, i ricercatori sono giunti alla conclusione che il lago avesse avuto una salinità pari solo a circa l’8% di quella degli attuali oceani terrestri e che quindi potrebbe aver offerto un ambiente abitabile ad una eventuale antica vita microbica.

 

La scoperta è stata possibile grazie alle immagini all’infrarosso fornite dal rilevatore termico THEMIS (THermal EMission Imaging System) a bordo della sonda della NASA Mars Odyssey, che dal 2001 orbita attorno al pianeta rosso sulle tracce di attività vulcaniche e acqua. Sviluppato dai ricercatori dell’Università dell’Arizona, THEMIS può rilevare immagini a lunghezze d’onda multiple arrivando con l’infrarosso a un dettaglio massimo di cento metri quadrati.

 

L'antico lago si trova nella regione di Meridiani Planum, in prossimità del sito di atterraggio del rover Opportunity, che da oltre 11 anni sta esplorando la superficie marziana.

Immagine della superficie di Marte dove i quadratini bianchi indicano la posizione di crateri da impatto recenti in cui è stato messo alla luce il ghiaccio presente nell’immediato sottosuolo; i quadratini rossi le zone in cui sono stati individuati depositi di cloruro di sodio; i quadratini blu le località in cui è stato osservato l’alternarsi con le stagioni di sottili strati di ghiaccio d’acqua (brine). | NASA/JPL-Caltech/ASU/UA/LANL/MSSS

In passato, era stata effettuata una mappatura dei depositi di sale presenti nella superficie di Marte. Sono state rilevate circa 200 zone distribuite sull’intero pianeta, ma soprattutto alle medie e basse latitudini dell’emisfero meridionale e degli altipiani costituiti dalla rocce più antiche del pianeta. Questi depositi sono costituiti da aree che raggiungono dimensioni comprese tra 1 a 25 km2, sembrano essere separati uno dall’altro, e potrebbero indicare l’esistenza passata di grandi mari. Non si pensa quindi che possano aver avuto origine da una grande massa d’acqua analoga a quella che si trova sulla superficie terrestre. Molto probabilmente, in alcuni casi il sale potrebbe anche avere avuto origine da acque sotterranee che evaporavano dopo aver raggiunto la superficie del pianeta in particolari punti.

 

 

Batteri sotto sale? I depositi di sale possiedono la caratteristica di conservare per lunghissimo tempo il materiale organico. In laboratorio, infatti, molti batteri sono stati “rianimati” dopo essere rimasti conservati per milioni di anni in depositi di sale terrestri. La struttura dei bacini marziani potrebbe aver permesso la concentrazione di materiale organico, offrendo perciò le condizioni che potrebbero aver favorito la comparsa di forme di vita elementari. Un obiettivo quindi verso cui indirizzare le future missioni di esplorazione robotica della superficie del pianeta rosso.

 

25 Agosto 2015 | Mario Di Martino

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