Un verme spaziale a due teste

Uno dei vermi inviati sulla Iss per uno studio sulla rigenerazione dei tessuti è tornato sulla Terra con due teste: un fenomeno mai osservato prima.

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Un esemplare di Platelminti, detti vermi piatti.|Shutterstock

Tra le centinaia di esperimenti che si svolgono sulla Stazione spaziale internazionale quello commissionato dai biologi della Tufts University di Boston potrebbe essere considerato uno dei più affascinanti o, a seconda dei gusti, dei più ripugnanti.

 

Uno dei Platelminti - comunemente chiamati vermi piatti - che erano stati inviati nel gennaio 2015 sulla Iss per studiare le loro capacità di rigenerazione dei tessuti a seguito di un’amputazione ha sviluppato una seconda testa al posto della coda.

 

L’unicità del risultato consiste nel fatto che questa trasformazione è avvenuta esclusivamente nel gruppo di vermi inviati nello Spazio e non tra quelli del gruppo di controllo, rimasti a Terra, come hanno spiegato gli autori dello studio sulle pagine della rivista Regeneration.

 

| Tufts University

Un risultato inatteso. Il verme a due teste era stato mandato nello Spazio assieme ad alcuni suoi simili dagli scienziati della Tufts University per studiare come l’ambiente possa influenzare le capacità rigenerative negli esseri viventi. Alcuni dei vermi erano interi mentre altri erano già stati amputati. Nel caso specifico, il verme poi divenuto “a due teste” aveva raggiunto la Stazione spaziale sotto forma di frammento di faringe: i ricercatori avevano amputato sia la testa sia la coda, lasciando intatta soltanto la sua bocca collegata all’apparto digerente attraverso la faringe.

 

In passato era già stato osservato come i vermi, pur essendo stati amputati in questo modo, riuscissero a rigenerare sia la coda sia la testa: in questo caso, la sorpresa è arrivata quando si è visto che il verme aveva due teste e una seconda bocca.

 

 

Il rientro a Terra. Al ritorno sulla Terra il team di ricerca ha passato 20 mesi ad annotare le differenze tra i vermi inviati nello Spazio e quelli del gruppo di controllo rimasti in laboratorio.

 

| Tufts University

La prima differenza rilevata dai ricercatori è stata la difficoltà mostrata dai vermi “spaziali” a riabituarsi all’ambiente terrestre. Per qualche ora, infatti, sono rimasti quasi paralizzati. Un fenomeno che i ricercatori hanno ricondotto a una profonda modifica avvenuta nei loro meccanismi biologici durante la permanenza in orbita.

 

Poi è stata la volta del verme a due teste. Nel corso dello studio i ricercatori hanno di nuovo tagliato entrambe le sue estremità, ma le due teste si sono rigenerate. Le cinque settimane passate nello Spazio avevano alterato del tutto la sua natura: un fenomeno che ha sorpreso tutti.

 

Nel normale processo di rigenerazione, infatti, può accadere che la testa si riformi là dove una volta c’era la coda, o viceversa: mai prima d’ora, però, era stata osservata la capacità di rigenerare due teste.

 

 

Voli spaziali e salute. I meccanismi che regolano le funzioni corporee, fra cui la rigenerazione dei tessuti, possono essere influenzati da molteplici fattori, come i campi magnetici, le radiazioni cosmiche, l’assenza di gravità.

 

Comprendere come i vermi piatti reagiscano a quel tipo di sollecitazioni potrebbe essere d’aiuto per capirne l’impatto sui tessuti umani danneggiati. Si tratta di indagini condotte in vista di quelle che saranno le future missioni spaziali a lungo termine con equipaggio umano.

18 Giugno 2017 | Gianluca Liva