Scoperta la presenza di molecole organiche sulla superficie di Cerere

Sulla superficie di Cerere sono state individuate per la prima volta in modo inequivocabile tracce di materiale organico, in gran parte costituito da composti alifatici.

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Il pianeta nano Cerere ripreso dalla sonda Dawn. Guarda le spettacolari immagini dei voli radenti della sonda sul pianeta nano|NASA/JPL-Caltech

La scoperta è di quelle importanti. Ed è una scoperta italiana, pubblicata su Sci​ence di questa settimana: sulla superficie del pianeta nano Cerere, l’oggetto più grande tra quelli che popolano la fascia principale del Sistema solare, sono state individuate per la prima volta in modo inequivocabile tracce di materiale organico, in gran parte costituito da composti alifatici (una delle due grandi classi in cui vengono comunemente suddivisi gli idrocarburi, essendo l’altra quella degli idrocarburi aromatici). 

 

La scoperta è stata realizzata da un team di ricercatori coordinati da Maria Cristina De Sanctis dell’Istituto Nazionale di Astrofisica grazie alle osservazioni dello spettrometro italiano VIR a bordo della missione spaziale Dawn della NASA. Mai prima d’ora avevamo avuto un’evidenza così marcata della presenza di molecole organiche alifatiche su un corpo celeste oltre la Terra da dati di missioni spaziali

 

«Per questo la scoperta è importante: il nostro gruppo, che vede coinvolti molti colleghi dell’INAF, ha scoperto in modo inequivocabile su una ampia area della superficie di Cerere, pari a circa 1000 chilometri quadrati, la presenza di materiale organico. Tali composti possono essere considerati i "mattoni" che costituiscono molecole legate a processi biologici» spiega proprio Cristina De Sanctis.

Cerere, realizzata con immagini prese dalla missione Dawn della Nasa, mostra tutta la superficie del pianeta nano. La regione di Ernutet - dove sono state trovate le tracce di composti organici è evidenziata dal rettangolo. | NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA

Dove si trova questo materiale? Il materiale organico è stato individuato in una ampia regione di Cerere in prossimità del cratere Ernutet. È distribuito in gran parte in prossimità del cratere ma anche in piccole aree più distanti.

 

Secondo i ricercatori, due sono le possibili cause della notevole concentrazione di materiale organico rinvenuto nella regione del cratere Ernutet: l’impatto sulla superficie di Cerere di un corpo celeste ricco di tali composti o la formazione di molecole organiche direttamente sul pianeta nano. Gli scienziati, pur non escludendo del tutto il primo scenario, propendono per il secondo, secondo il quale i composti rinvenuti sarebbero il risultato di processi chimici innescati da attività idrotermale.

Lo spettrometro italiano VIR a bordo della missione Dawn. | Leonardo Company-ASI-INAF

PErché è una scoperta importante? «L’importanza di questa scoperta è data dal fatto che la superficie di Cerere è particolarmente ricca di fillosilicati, - sostanzialmente argille –, composti ammoniati e anche ghiaccio d’acqua in abbondanza» aggiunge De Sanctis.

 

Non solo: in una zona del pianeta nano è stata riscontrata la più consistente distribuzione di carbonati al di fuori della Terra. Tutte caratteristiche che creano un ambiente favorevole a sostenere il possibile sviluppo di una chimica prebiotica su Cerere.

 

Le osservazioni dello spettrometro VIR che hanno permesso la scoperta sono state condotte durante una serie di passaggi nei quali la sonda Dawn si è trovata ad altezze comprese tra 4300 e 385 chilometri dalla superficie. VIR è uno strumento al 100&% italiano:  fornito da ASI e realizzato dall’industria italiana sotto la guida del Team INAF/IAPS, è una strumentazione di eccellenza a bordo della missione DAWN.

 

L’Italia ha un’esperienza più che ventennale su questo tipo di strumentazione scientifica largamente usato per le missioni di esplorazione del sistema solare.

 

«La scoperta della presenza di molecole organiche sulla superficie di Cerere rappresenta un’ulteriore conferma della leadership italiana in questo campo» è il commento di Barbara Negri, responsabile ASI dell’Esplorazione e Osservazione dell’Universo.

 

In collaborazione e su materiale Media INAF

16 Febbraio 2017

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