11
set 2009

Le nuove foto di Hubble

Aria di festa nei laboratori della Nasa: il telescopio spaziale Hubble è tornato. Più potente di prima.<br />
L'11 maggio scorso, gli astronauti traghettati dallo Shuttle Atlantis lo hanno riparato e hanno aggiunto diversi strumenti. Ora, le prime immagini giunte a Terra sono state definite spettacolari. «Non potevamo davvero chiedere di più in quanto alla qualità delle nuove immagini» ha dichiarato Keith Noll, che guida il gruppo di lavoro su Hubble allo Space Telescope Science Institute.<br />
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Questo oggetto spaziale perfettamente simmetrico sembra una farfalla spaziale. Altri vi vedono un’enorme caramella. Ma è ben lontana da essere serena o dolce. Quelle che sembrano le ali sono in realtà enormi nubi di gas incandescenti (20.000 ° C). I due “calderoni gassosi” sono spinti da una stella morente che a suo tempo era grande 5 volte il Sole e si muovono a oltre 966 mila km all’ora. A quella velocità per andare dalla Terra alla Luna basterebbero 24 minuti. <br />
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<em>Foto: © NASA, ESA, e Hubble SM4 ERO Team</em><br />
Le nursery stellari sono tutt’altro che luoghi tranquilli. Come questa enorme colonna di gas e polvere che si trova nella nebulosa Carina. Al suo interno, tra radiazioni incandescenti, venti furiosi e violenti getti di particelle, si stanno formando migliaia di stelle. Non si vedono, nascoste da muri di gas e polvere. Hubble, però riesce a vederle attraverso una nuova “macchina fotografica” all’infrarosso. <br />
Prova a ingrandire la foto. In alto vedrai la nebulosa Carina alla luce visibile, come nella foto qui sopra. Nella parte inferiore, la stessa porzione del cielo è vista al vicino infrarosso. È meno spettacolare, ma si vedono le stelle in formazione. <br />
Gli astronomi hanno calcolato che l’intera colonna, lunga circa 10 milioni di anni luce (qui se ne vedeno soltanto i primi 3, quelli della punta) viaggia a quasi 400 mila km/h. <br />
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<em>Foto: © NASA, ESA, e Hubble SM4 ERO Team</em><br />
Il 23 luglio Hubble ha puntato i suoi “occhi” su Giove. Questa è la foto alla luce visibile più dettagliata mai realizzata da quando la sonda New<em> Horizons</em> ha sorvolato il pianeta nel 2007. Ogni pixel copre 119 km dell’atmosfera di Giove. Non male, se si considera che il pianeta si trovava a 600 milioni di kilometri dalla Terra al momento dello scatto. <br />
La macchia nera in basso a sinistra è quel che resta di una cometa o di un asteroide precipitato nell’atmosfera di Giove. <br />
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<em>Foto: © NASA, ESA, e H. Hammel (Space Science Institute, Boulder, Colorado), e Jupiter Impact Team</em>
«Durante l'ultima missione di manutenzione sono stati installati due nuovi strumenti» <strong>spiega a Focus.it</strong> <strong><span style="color: #990000">Kenneth Carpenter</span></strong>, Operations Project Scientist di Hubble, uno dei ricercatori che segue quotidianamente il telescopio spaziale. <br />
Il primo si chiama <em>Wide Field Camera 3</em>, progettata per riprendere ad altissima risoluzione l'universo distante, in un vasto arco di lunghezze d'onda, dalla prossimità dell'ultravioletto fino all'infrarosso, passando per il visibile. Il secondo strumento è il cosiddetto <em>COS</em>, uno spettrografo progettato per osservare sorgenti come stelle e quasar. «Questi due strumenti hanno reso Hubble molto più sensibile, efficiente e in grado di portarci a nuove scoperte» continua Carpenter.<br />
Oltre all’installazione dei nuovi strumenti, durante la missione STS-125 erano stati anche riparati i circuiti elettronici di due strumenti già presenti sul telescopio, la <em>Advanced Camera for Surveys (ACS)</em> e lo Space <em>Telescope Imaging Spectrograph (STIS)</em>. «È come se fossero tornati in vita» spiega Carpenter. Nella foto qui sopra la galassia NGC 6217, ripresa con l'<em>ACS</em>. <br />
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<em>Foto: © NASA, ESA, e Hubble SM4 ERO Team</em> 
Puntato in direzione della costellazione di Orione, Hubble ci ha regalato questo ritratto del <em>Quintetto di Stephan</em>, un gruppo visuale di cinque galassie, scoperto dall'astronomo francese Édouard Stephan nel 1877. <br />
Oggi sappiamo che in realtà il quintetto è un quartetto: la galassia in alto a sinistra è 7 volte più vicina alla Terra delle altre. <br />
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<strong><span style="color: #0066cc"><a href="http://www.focus.it/Scienza/spazio/gallery/Galassie_in_collisione/Galassie_in_collisione_12345678.aspx"><strong><span style="color: #0066cc">Guarda altri scontri di galassie<br />
</span></strong></a><a href="http://www.focus.it/Scienza/spazio/domande_e_risposte/che-cosa-succede-quando-si-scontrano-due-galassie-.aspx"><span style="color: #0066cc">Che cosa succede quando due galassie si scontrano</span></a></span></strong> <br />
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<em>Foto: © NASA, ESA, e Hubble SM4 ERO Team</em>
Provate a contare le stelle multicolori che si trovano nel cuore del gigantesco ammasso globulare di Omega Centauri. Impossibile. In questa foto ce ne sono più di 100.000. La densità e la distanza tra l'una e l'altra è tale che su un ipotetico pianeta in questo ammasso, non ci sarebbero notti: il cielo stellato sarebbe 100 volte più luminoso di quello della Terra.<br />
Perché è importante questa immagine? Perché, nonostante le stelle siano molto vicine tra loro, Hubble riesce a vederle in modo dettagliato, riconoscendone il colore e quindi l'età: quelle bianche e gialle, per esempio, sono adulte, come il nostro Sole. Le rosse sono quelle ormai "anziane": si stanno allargando e iniziano a perdere gas. Quelle blu, infine, sono vecchie stelle che "riprendono vita" grazie allo scontro e all'unione con altre stelle.<br />
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<em>Foto: © NASA, ESA, e Hubble SM4 ERO Team</em><br />
Hubble ha puntato i suoi strumenti anche all'ammasso di galassie Abell 370.<br />
Abell 370 è uno dei primi ammassi di galassie in cui si è osservato il fenomeno della lente gravitazionale: il campo gravitazionale dell'ammasso distorce e deforma la luce proveniente dalle galassie più lontane. Queste ultime ci appaiono arcuate, più luminose e grandi, come se le vedessimo attraverso una lente deformante.<br />
Questi fenomeni fino a trent’anni fa erano considerati curiosità teoriche. Oggi, invece, grazie a strumenti <br />
precisi come il telescopio spaziale Hubble, ne sono stati localizzati a centinaia. E sono utilissimi per studiare la distribuzione di materia e gravità nell’universo.<br />
Grazie ai nuovi strumenti Hubble ha migliorati da 10 a 70 volte le sua capacità di sondare le regioni più remote dell'universo mettendolo in condizione di rilevare oggetti risalenti a 500 milioni di anni dopo il Big Bang. <br />
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<em>Foto: © NASA, ESA, e Hubble SM4 ERO Team, e ST-ECF</em><br />
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