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| Un video mostra come gli ultimi risultati mettano a fuoco le immagini raccolte 10 anni fa dalla sonda Cobe. (Quick Time 60 kb). Clicca qui per scaricare il filmato ad alta risoluzione (179 kb) © Nasa |
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UNO SGUARDO A TUTTO L'UNIVERSO |
| Come è stata ottenuta l'immagine dell'universo primordiale? Un video della Nasa ve lo mostra con una ricostruzione a 3 D. (Windows Media, 800 Kb). Versione per ISDN (1 Mb); Versione per ADSL (4,6 Mb). © Nasa |
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Anni caldi Prima, il cosmo era una nube incandescente in cui materia e luce erano mischiate tra loro, come nel Sole oggi. Poi, espandendosi, l'universo si raffreddò e, proprio 380 mila anni dopo il big bang, nacquero i primi atomi: la materia si "staccò" dalla luce e cominciò ad addensarsi per formare le prime stelle. La luce, invece, continuò a riempire l'universo in maniera quasi omogenea, "raffreddandosi", cioè trasformandosi in radiazione di lunghezza d'onda maggiore fino a diventare uno sfondo di microonde. WMAP ha misurato questa radiazione, corrispondente alla temperatura di 2,73 gradi sopra lo zero assoluto (con deboli fluttuazioni di 1 milionesimo di grado. Lo zero assoluto è pari a -273,15 °C), migliorando le misure effettuate negli anni passati dagli esperimenti Cobe e Boomerang (v. Focus 107).
Materia oscura Il nostro universo, in base a questi dati e ai modelli cosmologici esistenti, ha un'età di 13,7 miliardi di anni ed è composto soltanto al 4% di materia ordinaria, fatta degli atomi a noi noti. Il 23% è costituito da materia oscura, una forma di materia invisibile e misteriosa che si addensa attorno alle galassie, mentre il restante 73% è "energia oscura", della quale si sa solo che è uniformemente sparsa nello spazio vuoto e spinge l'universo a espandersi sempre più velocemente. «Il modello cosmologico che ne risulta è sempre più accurato ed è consistente con tutte le altre osservazioni astronomiche, come l'allontanamento delle galassie» spiega de Bernardis.
Le prime stelle Non solo. «I dati di WMAP mostrano anche che le prime stelle si formarono 200 milioni di anni dopo il big bang (molto prima di quanto ci si aspettasse)» conclude de Bernardis. Quando ciò avvenne, infatti, l'universo si accese di nuovo e la nuova luce spezzò gli atomi esistenti, liberando elettroni che modificarono la radiazione di fondo già presente. WMAP ha visto anche questo, 13,5 miliardi di anni dopo.
(Notizia aggiornata al 15 febbraio 2003)
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