Scoperta la più antica balena fossile

Aveva denti e piccole zampe: rinvenuta in Perù, porta nuove informazioni sull’evoluzione del più grande organismo vivente dei nostri giorni.

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Ricostruzione artistica di Mystacodon selenesis, un'antica balena di 4 metri di lunghezza, progenitrice delle balene attuali.|disegno di Alberto Gennari

Il deserto costiero del Perù è oggi una delle zone più aride del pianeta, ma 30-40 milioni di anni fa si trovava sotto l'oceano, in quell'epoca abitato anche dai progenitori delle attuali balene. I resti fossili di uno di questi cetacei del passato, i più antichi mai rinvenuti, sono stati portati alla luce in sedimenti datati circa 36 milioni di anni fa (Oligocene).

 

La scoperta è opera di un gruppo di ricerca internazionale di paleontologi e geologi delle università di Pisa e di Camerino e dei musei di storia naturale di Parigi, Bruxelles e Lima: i dettagli sono disponibili su Current Biology.

 

Foto di gruppo del team di paleontologi e geologi in prossimità degli scavi: in primo piano, il cranio di M. selenesis fasciato di gesso per proteggerlo. | O. Lambert

Il Mystacodon selenesis, così è stato chiamato, aiuterà a fare luce su origine ed evoluzione degli antenati di balene e balenottere, anche perché, spiega Giovanni Bianucci (Università di Pisa, «quell'animale era molto diverso da quelli che oggi nuotano nei nostri mari: conserva infatti i caratteri più primitivi, come le piccole zampe posteriori e i denti robusti».

 

Proprio i denti sono la ragione del nome, Mystacodon, ossia Misticeto (un sottordine dei Cetacei) con i denti.

 

Aspirava il cibo. Un altro elemento che caratterizza quell'animale, differenziandolo dalle balene attuali, sono le dimensioni: a differenza di altri pesci che nel passato erano molto più grandi rispetto a quelli attuali (un esempio sono gli squali), le balene antiche erano molto più piccole.

 

Atopodentatus unicus: un altro aspirapolvere di mare. Questo era però un rettile vissuto circa 240 milioni di anni fa. | Nobu Tamura, 2014

Quella ritrovata non superava i 4 metri di lunghezza, poca cosa rispetto ai 30 metri di alcuni esemplari dei nostri giorni. Il M. selenensis (il secondo nome, che la identifica come specie, deriva da Selene, la dea della Luna, in riferimento a Media Luna, la località in cui è stato scoperto il fossile) si nutriva aspirando piccole prede dai fondali sabbiosi. A questa conclusione si è giunti studiando i denti, usurati appunto dall'ingestione di sabbia durante la cattura delle prede, mentre la forma della pinna pettorale testimonia la capacità di muoversi agevolmente in prossimità dei fondali.

 

Le origini. La balena appena scoperta aiuterà a comprendere l'evoluzione dei due grandi gruppi di cetacei attuali: gli odontoceti (delfini, orche e capodogli) e i misticeti (balene e balenottere). I primi hanno sviluppato un biosonar che permette loro di individuare le prede, come pesci e calamari, anche con poca luce, mentre i misticeti hanno sostituito i denti con i fanoni per filtrare piccoli organismi nella massa d’acqua o nei fondali sabbiosi. Queste due soluzioni hanno permesso ai cetacei di diversificarsi e di colonizzare tutti gli ambienti marini.

 

Gli scavi a Media Luna, in Perù. | G. Bianucci

Ma in quale momento della storia evolutiva dei cetacei abbiano avuto origine questi due grandi gruppi è ancora un mistero: gli studi genetici condotti sui cetacei attuali suggeriscono che ciò sia avvenuto attorno a 40 milioni di anni fa, ma i reperti fossili di età simile sono molto rari e, di fatto, il più antico odontoceto fossile mai rinvenuto ha "solo" 29 milioni di anni, mentre il più antico misticeto aveva, fino ad oggi, solo 34 milioni di anni.

 

Il Mystacodon selenesis, con i suoi 36 milioni di anni e con caratteri ancora primitivi, è dunque un importante tassello che va a colmare un vuoto nella conoscenza di questo importante gruppo di mammiferi marini.

 

Per definire con estrema precisione l’età del fossile sono stati studiati gli strati delle rocce in cui è stato rinvenuto. Spiega Claudio Di Celma (Università di Camerino): «Per la datazione sono stati raccolti numerosi campioni di roccia nei diversi strati affioranti, compreso quello che conteneva lo scheletro della balena. In questi campioni sono stati trovati dei microfossili che hanno permesso di datare con esattezza a 36 milioni di anni i resti del cetaceo».

15 Maggio 2017 | Luigi Bignami