Mostro di Tully, si riapre il caso archeologico

La bizzarra creatura acquatica vissuta 300 milioni di anni fa non poteva essere un vertebrato, come ipotizzato lo scorso anno. Ma allora a quale categoria tassonomica apparteneva?

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Non chiamatelo mostro: una ricostruzione dello strano animale di Mazon Creek.|S. McMahon

Pesce, mollusco, verme, artropode, o una lunga creatura serpentiforme simile a una lampreda: le ipotesi sul gruppo tassonomico di appartenenza del Tullimonstrum gregarium, comunemente noto come mostro di Tully, si sprecano.

 

Eppure proprio quando sembrava si fosse giunti a un accordo sulla sua identità, le carte si sparigliano di nuovo: la strana creatura acquatica vissuta 300 milioni di anni fa non era probabilmente nemmeno un vertebrato, come sostenuto dai più recenti studi.

 

Tutto da rifare. Secondo una ricerca dell'University della Pennsylvania pubblicata su Paleontology, i due articoli usciti nel 2016 che sembravano mettere la parola "fine" sul dibattito del mostro di Tully contengono errori che riaprono a tutti gli effetti il mistero sull'animale.

Flashback. La creatura popolava i bassi fondali degli estuari sabbiosi degli Stati Uniti orientali. Dopo la scoperta dei suoi primi resti fossili da parte del collezionista Francis Tully, negli anni '50, sono venuti alla luce centinaia di altri reperti dell'animale, principalmente dal giacimento di Mason Creek, nell'Illinois.

 

Eppure ricostruirne l'identità dall'aspetto fisico appare complicato. L'animale aveva pinne simili a quelle delle seppie, peduncoli oculari come quelli di alcuni crostacei (e delle lumache), e una bizzarra mandibola dentata al termine di una lunga proboscide.

 

Uno strano collage. | Sean McMahon/Yale University

Sostegno scheletrico. Non c'è da stupirsi quindi, se la sua classificazione abbia sempre fatto discutere. Fino a quando, nel 2016, due diversi studi sembravano far propendere per "l'ipotesi vertebrato".

 

Il primo, dell'Università di Yale, sosteneva che la linea leggera trovata nei resti dell'animale non fosse l'intestino, come sostenuto in passato, ma la corda dorsale, una struttura a forma di tubo che è precursore della spina dorsale nei cordati - un vasto gruppo di vertebrati che include pesci, anfibi, rettili, uccelli e mammiferi. La presenza di particolari strutture branchiali nei 1200 fossili analizzati faceva inoltre pensare a una specie di pesce.

 

Occhi fatti e finiti. Anche il secondo studio dell'Università di Leicester (Inghilterra) avvalorava l'idea di un vertebrato: gli scienziati avevano identificato nei resti dell'animale i melanosomi (pacchetti di pigmento responsabili del colore degli occhi): un segno della complessità oculare tipica dei vertebrati.

Conclusioni affrettate. Ma per il gruppo dell'Università della Pennsylvania, entrambe le ricerche contengono errori. I fossili conservati sui fondali marini includono in genere tessuti molli, e non strutture scheletriche come la presunta corda dorsale trovata nel primo studio.

 

Inoltre, molti invertebrati sviluppano occhi complessi con melanosomi. L'averli trovati non implica che il mostro di Tully fosse un vertebrato. Chi era, dunque, il Tullimonstrum? Non è chiaro. Lo studio fornisce più domande, che risposte. Il caso resta aperto.

21 Febbraio 2017 | Elisabetta Intini