La bioarte: quadri viventi in provetta

Batteri, muffe e funghi sono capaci di creare opere d'arte, ritratti di personaggi famosi, paesaggi e fumetti, ma vanno pilotati e la ricompensa non è tra le migliori: ecco come microbiologi con la passione della fotografia ottengono l'involontaria collaborazione di questi micro organismi.

Come costringere funghi e batteri a disporsi fino a comporre volti famosi, profili di galassie, fumetti o cartoline di spiagge famose? Bisogna essere un poco cinici, dote che sembra non mancare ai microbiologi: perché le tecniche possibili sono tante, ma tutte prevedono la strage in più fasi degli ignari esserini.
 
Nel caso di Zachary Copfer - microbiologo e fotografo - e dei ritratti batterici di Darwin (questa foto) e di Leonardo, l'immagine nasce da una normale coltura in laboratorio, sulla superficie di una capsula Petri, l'habitat artificiale più frequentato da batteri e simili. Quando la colonia si è sufficientemente sviluppata viene coperta con un negativo fotografico - che riproduce l'immagine da ottenere - e irradiata con luce ultravioletta: i batteri esposti muoiono, quelli protetti dalle zone d'ombra del negativo sopravvivono. Salvo poi essere anch'essi sterminati da una spruzzata di fissativo, prima della foto, per evitare qualunque tentativo di ricolonizzare le zone morte o di sciogliersi in un qualche brodo a fine vita. Il tutto, infatti, non può durare più di un paio di giorni, dall'inizio alla fine di una vita inconsapevole e consacrata alla celebrazione di miti umani.
 
Verrebbe da portare il caso dei crudeli scienziati all'Onu, al tribunale dell'Aia o alla protezione animali, se non fosse che tra le vittime ci sono killer quali il Serratia marcescens (che si sviluppa in colonie rossicce, di preferenza nei luoghi umidi - come bagni e cucine - annidate tra una piastrella e l'altra: è responsabile di numerose infezioni ospedaliere in particolare alle vie urinarie) e alcuni ceppi di Escherichia coli, agenti di numerose infezioni per noi mortali.