Il vero WALL•E

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DustBot

È italiano, è il primo robot-spazzino e inizierà a “lavorare” ad aprile.                              

[Jacopo Prisco, 10 marzo 2009]


È un robot, assomiglia terribilmente a WALL•E, il robot-cartone animato dell’omonimo film, ma, a differenza del solitario robottino della Disney, è reale, raccoglie rifiuti veri e interagisce con l’uomo. Basterà chiamarlo, a qualsiasi ora, perché venga a ritirare i sacchetti della spazzatura. Il robot fa parte del progetto europeo DustBot – coordinato dal prof. Paolo Dario della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa – che ruota attorno a 2 tipi di macchine. Il primo tipo, DustClean, pulisce e disinfetta le strade; il secondo, DustCart, è il vero WALL•E in software e hardware: si muove per la città raccogliendo i rifiuti porta a porta, ma anche offrendo una serie di informazioni utili, accessibili tramite uno schermo touch-screen: dati sulla qualità dell’aria (rilevate grazie ad appositi sensori di bordo per CO2, ossidi di azoto, polveri sottili e altri elementi inquinanti), suggerimenti per il riciclo, ma anche informazioni turistiche relative ai servizi offerti dalla città.

Prima del film
Proprio come WALL•E («Ma non ci siamo ispirati al film» precisa Barbara Mazzolai, responsabile del progetto: «noi abbiamo iniziato nel 2006»), il Dust­Cart ha una “pancia” capace di accogliere rifiuti di vario genere, ma anche un aspetto rassicurante e pulito: il design è stato studiato per risultare gradevole alle persone, perciò non ricorda affatto cassonetti e bidoni.
Del tutto autonomo, è progettato per operare in città evitando ostacoli e cadute, grazie ai giroscopi del Segway, il dispositivo di trasporto che imita l’equilibrio umano.

La navigazione è gestita da due sistemi che operano contemporaneamente: il primo basato sul GPS, del tutto simile a quello dei navigatori satellitari, e un sistema secondario di “boe” (da installare appositamente per il robot nelle zone operative) che funziona tramite ultrasuoni.
Le boe garantiscono una maggiore risoluzione (segnalano al computer di bordo la posizione del robot con uno scarto di centimetri anziché di metri come nel caso del GPS) e una totale affidabilità anche in caso di cielo coperto o indisponibilità dei satelliti.
Una serie di sensori laser posti sul frontale informano costantemente il DustCart sulla presenza di eventuali ostacoli imprevisti, mentre i LED che formano gli occhi sono anche indicatori del corretto funzionamento della macchina.
Nei prossimi mesi (aprile 2009) inizierà la sperimentazione sul campo: non solo in Italia (nei comuni di Pontedera, Peccioli e Massa, per ora solo all’interno di zone pedonali), ma anche in Svezia (Örebro) e Spagna (Bilbao).
E gli spazzini (quelli veri), che fine faranno? Secondo Barbara Mazzolai, il robot non ruba il mestiere agli esseri umani, ma lo migliora: «c’è una riqualificazione del lavoro: l’operatore non andrà più a contatto con i rifiuti ma potrà occuparsi della gestione del sistema, o della manutenzione delle macchine. Senza contare le opportunità create dall’eventuale produzione del sistema su scala industriale».

DustCart il robot che raccoglie i rifiuti e i ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa con Barbara Mazzolai

01 Marzo 2009