E-Cat: la Confindustria incontra Andrea Rossi

Confindustria sull'invenzione di Andrea Rossi: può avere un impatto importante sull'economia ma devono essere fatti studi scientifici conclusivi. Anche con l'aiuto delle istituzioni.

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Nicola Parenti (a sinistra), direttore Gruppo Giovani Confindustria Piacenza, Divisione energia, durante uno dei sopralluoghi nel locale del test dell'E-Cat.

In sintesi

# Il 14/10: le video-interviste durante la prova dell'E-Cat del 6 ottobre a Bologna


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Finora si è parlato di Rossi e degli Usa, di Rossi e della Grecia, di Rossi e della Svezia... Ma anche in Italia c'è chi è interessato alla sua invenzione e il 6 ottobre al test di Bologna abbiamo incontrato due rappresentanti di Confindustria: pronti a dare credito all'E-Cat per il suo potenziale impatto sull'economia, si augurano che possano essere fatti presto studi completi sulla macchina. Rispondono a Focus.it Nicola Parenti, direttore Gruppo Giovani Confindustria Piacenza, Divisione energia e Stefano Riva, di Confindustria.
 
Qual è il motivo della vostra presenza qui oggi?
Nicola Parenti - Siamo stati invitati dall'ingegner Rossi. È da un po' che seguiamo questa tecnologia, ci sembra molto promettente. È un'alternativa che potrebbe aumentare la competitività delle aziende italiane, messa a repentaglio, tra le altre cose, dagli altissimi costi investiti nello sviluppo delle fonti di energia rinnovabile. Quella del fotovoltaico o dell'eolico oggi come oggi è una possibilità interessante, ma non è sostenibile da sola. In Italia è stata promossa una politica importante, seguendo il famoso 20-20-20 della Comunità Europea per riuscire un giorno a soddisfare il 20% del fabbisogno energetico grazie appunto alle rinnovabili. Però ha un costo molto alto [vedi il grafico qui sotto]. Il fotovoltaico costa mediamente 5-6 miliardi l'anno a noi italiani: nel corso di 20 anni si parla di un costo indicativo di 100 miliardi, un valore astronomico che corrisponde circa a 2.000 euro a testa. Non sono purtroppo fondi che lo Stato ha messo da parte e quindi li ha da investire, ma vengono presi dalle nostre bollette. Corrisponde alla voce in bolletta "addizionale A3": fino all'anno scorso rappresentava il 6%, poi l'8% e poi di colpo è diventata il 15%, quindi ha un peso notevole in bolletta.

Che ripercussioni ha il costo dell'energia sulla competitività delle aziende?
NP - Ha delle forti ripercussioni sulla competitività delle aziende italiane. I costi dell'energia le rendono meno competitive rispetto alle altre realtà europee: l'Italia è sempre stata oltre di un 30%. Negli ultimi mesi, mentre i costi dell'energia hanno subito un calo in tutta Europa, in Italia continuano a salire. Le previsioni sono preoccupanti, anche a causa del costo delle rinnovabili, esageratamente caricate, che contribuiscono in maniera consistente ad allargare il gap.
 
Perché "esageratamente caricate"? A un maggior investimento non dovrebbe corrispondere un migliore rendimento in futuro?
Stefano Riva - In teoria sì, ma nella pratica è successo che abbiamo attirato molti capitali dall'estero perché è molto più remunerativo investire sulle rinnovabili in Italia, piuttosto che altrove: banalmente, ad esempio, perché c'è più sole.
Nicola Parenti - È dimostrato che nel giro di pochi anni siamo diventati il primo paese al mondo come potenza installata di fotovoltaico, nonostante non ne produciamo. Avrebbe senso che avesse una ricaduta sulla nostra rete, invece è una tecnologia che viene dall'estero e i beneficiari saranno altri paesi.
 
Quindi, la vostra posizione sul fotovoltaico è...
SR - Non siamo contro il fotovoltaico né contro la ricerca, intendiamoci. Il sole è lì, è gratis, andrebbe sfuttato! Bisognerebbe investire ed evitare gli effetti speculativi. Le risorse invece vengono destinate alla speculazione e non ce ne sono più per le aziende del nostro Paese.
NP - Infatti, non siamo contro le rinnovabili, che sono una speranza per il futuro. Ma in questo momento non stanno aiutando a diminuire il gap, anzi, lo accrescono. È un lusso che non possiamo permetterci.
 
E questo ci porta al motivo della vostra presenza qui, oggi.
NP - Esatto. È una speranza concreta per il futuro.
 
Quanto futuro? Parliamo di due anni, 5, 10?
NP - Dai dati che abbiamo, noi pensiamo a un medio-breve termine. Speriamo di vedere qualcosa sul mercato tra i 2 e i 5 anni. Sperando che questa tecnologia venga investita nelle aziende italiane e non veda piuttosto il decollo fuori dall'Italia.
 
Che cosa sarebbe necessario perché questo decollo avvenga in tempi brevi in Italia?
NP - Secondo noi è fondamentale che Rossi non venga abbandonato a se stesso, ma che, ad esempio, il Ministero per lo sviluppo economico o altri enti importanti "ci guardino dentro" e prendano contatti con lui. Questa potrebbe davvero essere una grande risorsa, una delle più grandi rivoluzioni energetiche.
 
Che cosa pensate dell'atteggiamento del mondo accademico?
NP - L'assenza dell'università ci dispiace molto, e purtroppo ne abbiamo avuto un'ulteriore conferma oggi. Paura? Diffidenza? Non bisognerebbe aver paura delle innovazioni, ma affrontarle e verificarle in modo scientifico, sperando che sia un'opportunità per il domani, soprattutto per i giovani.
 
E per quanto riguarda la diffidenza di Rossi, che cerca con tutte le sue forze di evitare la diffusione dei dettagli tecnici?
NP - Posso capirlo, protegge la paternità della sua idea.
 
Non ritenete che questo tenga lontana l'università?
NP - Forse sì, ma solo in un primo momento. Non siamo più al primo test, e oggi sono presenti scienziati d'eccelleza, che possono testimoniare ai loro atenei la concretezza del progetto.

L'andamento dei prezzi sulle principali borse elettriche nel periodo 2006-2011 (ingrandisci il grafico)

13 Ottobre 2011 | Irene Zreick
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