Tutti i tentativi per correre la maratona sotto le due ore

Genetica, scienza dello sport e tecnologia sono impegnate nel tentativo di correre, per la prima volta, una maratona in meno di due ore. La notizia principale si trova qui.

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L’impresa è di quelle al confine tra scienza e fantascienza: correre una maratona (42 km e 195 metri) sotto il muro delle due ore. Cioè a oltre 21 km/h di velocità media, difficili da tenere su una simile distanza anche in bicicletta. I più forti atleti del mondo, i migliori scienziati dello sport, università e centri di ricerca e soprattutto aziende sportive sono oggi impegnate nel tentativo di scendere sotto le due ore. Ecco chi sono, come si stanno preparando e se scientificamente è possibile superare questo limite.

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Il kenyano Eliud Kipchoge, l’etiope Lelisa Desisa e l’eritreo Zersenay Tadese sono i tre atleti scelti da Nike per il progetto #breaking2.
Il primo tentativo si è svolto lo scorso 6 maggio all’autodromo di Monza ed è fallito per una manciata di secondi. Kipchoge ha infatti tagliato il traguardo nel tempo di 2h 00’ 24”. Il tempo però non è stato omologato come nuovo record mondiale (vedi foto seguenti).

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L’attuale record del mondo sulla prova regina dell’atletica è di 2h 02’ 57” ed è stato stabilito nel 2014 a Berlino dal kenyano Dennis Kimetto. Per scendere sotto le due ore occorre limare questo tempo del 2,5% circa.
Come si vede da questo grafico, che mostra i tempi di maratona dai primi del ‘900 ai giorni nostri, si tratta di un miglioramento epocale.

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Il tentativo #Breaking2 si inserisce in un più vasto programma denominato Sub2, un consorzio di università, enti sportivi, centri di ricerca e aziende private che hanno l'obiettivo di individuare, e allenare con metodologie scientifiche, un atleta in grado di correre una maratona in meno di due ore e senza fare ricorso a sostanze dopanti entro i prossimi 5 anni.
I promotori di Sub2, tra i quali diversi enti antidoping nazionali affiliati alla WADA, l'Agenzia Mondiale Antidoping, vogliono infatti dimostrare come nello sport sia possibile raggiungere traguardi ambiziosi senza utilizzare scorciatoie chimiche.
In Sub2 nulla è lasciato al caso, tutti gli aspetti sono presi in considerazione, non soltanto quelli relativi alle scarpe come potrebbe far pensare la presenza di aziende come Nike o Adidas: nutrizione, medicina dello sport, psicologia, biomeccanica, bioenergetica, bioinformatica e tecniche di allenamento e di corsa.

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Secondo la scienza i fattori fisici che influenzano la prestazione di chi corre sulle lunghe distanze sono 3: il VO2Max, cioè la massima quantità di ossigeno fornita dal sangue ai muscoli in una data unità di tempo, la soglia del lattato, cioè la quantità di acido lattico che l’organismo riesce a smaltire prima di che subentri la fatica, e l’economia della corsa, cioè l’efficienza dell’atleta nel convertire ossigeno e combustibile in energia utile allo sforzo. Questi parametri sono in parte di natura genetica, ma possono essere migliorati con un allenamento e un’alimentazione calibrati sulla fisiologia specifica del singolo atleta. Nella foto Eliud Kipchoge durante la preparazione.

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L'identikit di chi riuscirà a battere il record. Secondo i ricercatori un ipotetico maratoneta in cui VO2Max, soglia del lattato ed economia della corsa siano perfettamente ottimizzati potrebbe riuscire a chiudere una maratona in 1h 57’ 58”, due minuti in meno rispetto all’obiettivo di Sub2 e #breaking2.
I ricercatori hanno tracciato anche un identikit di questo futuro campione: con tutta probabilità sarà kenyano o etiope, piuttosto minuto (170 ± 6 cm per 56 ± 5 kg di peso) e da piccolo avrà vissuto a lungo in alta quota facendo molta attività fisica intensa.
Quando? Difficile dirlo, ma secondo i modelli previsionali non prima del 2025-2030.

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In una sfida al limite come questa ogni dettaglio può fare la differenza, anche il tracciato sul quale si misurano le performance degli atleti. Curve strette, fondi irregolari e saliscendi sono tutte condizioni che costringono il runner a rallentare.
Ecco perchè Nike, per il proprio tentativo, ha scelto l’autodromo di Monza: perfettamente in piano e con poche curve ampie e morbide.

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Per favorire l'aerodinamica i corridori di #Breaking2 hanno utilizzato tutti gli accorgimenti aereodinamici permessi, come questi nastri adesivi muscolari...

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E poi c'è la questione della resistenza all'aria. Come avviene nel ciclismo, un gregario o una "lepre" che corre a un ritmo sotto le due ore taglia l'aria, consentendo a chi segue in scia di fare meno fatica. Secondo Ross Tucker, un ricercatori di Scienza dello Sport all'Università di Cape Town in Sud Africa, il vantaggio in questi casi può essere del 1-2%.
Nel caso di #Breaking2 alcuni critici hanno fatto notare che più che le lepri, era la vicinanza dell'autovettura, e l'enorme tabellone del tempo sul suo tettuccio, a tagliare l'aria in modo davvero considerevole.

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Le scarpe possono davvero fare la differenza durante una maratona? Sì, almeno secondo gli studi effettuati in laboratorio. Una scarpa tecnologicamente avanzata può infatti permettere al runner di recuperare parte dell’energia che viene normalmente dissipata a terra durante la corsa.
Nike ha realizzato Zoom Vapor Fly Elite, una scarpa ultraleggera in cui ogni particolare, dai materiale alla forma, è studiato per rendere più veloce ed efficiente la corsa di chi le indossa. Il tallone leggermente rialzato ottimizza il contatto con il suolo, mentre una speciale lamina in carbonio inserita nella suola rende la scarpa più rigida e riduce la quantità di energia che va sprecata nell’impatto a terra.

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Adidas sta invece lavorando a Adizero Sub2, una scarpa ultraleggera realizzata con materiali ad alta tecnologia. Per la soletta è stata utilizzata una speciale schiuma che garantisce massima ammortizzazione con il minimo peso, mentre la parte direttamente a contatto con il terreno è stata sviluppata in collaborazione con un produttore di pneumatici per garantire la massima aderenza e il massimo risparmio di energia alle gambe dell’atleta.

L’impresa è di quelle al confine tra scienza e fantascienza: correre una maratona (42 km e 195 metri) sotto il muro delle due ore. Cioè a oltre 21 km/h di velocità media, difficili da tenere su una simile distanza anche in bicicletta. I più forti atleti del mondo, i migliori scienziati dello sport, università e centri di ricerca e soprattutto aziende sportive sono oggi impegnate nel tentativo di scendere sotto le due ore. Ecco chi sono, come si stanno preparando e se scientificamente è possibile superare questo limite.