10 cose che credi di sapere sull'evoluzione

Il 12 febbraio 1809 nasceva Charles Darwin, il padre dela teoria dell'evoluzione per selezione naturale. Oggi tutto il mondo festeggia questo evento con il Darwin Day. Per l'occasione vi raccontiamo che cos'è la teoria dell'evoluzione e quali sono le convinzioni comuni (e scorrette) su di essa.

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I principi della teoria dell’evoluzione scoperti da Charles Darwin (nella foto) sono chiari. Le specie viventi si modificano nel tempo, quando la selezione naturale agisce sulle popolazioni, costituite da individui tutti diversi. Le conseguenze di questa e altre teorie devono essere ancora comprese dalla società. Ecco perché abbiamo affrontato l'evoluzione al contrario, partendo da quello che non è (ma che tutti pensano che sia).
 
Sullo stesso tema: L'evoluzione è ovunque (Codice edizioni) racconta in breve che cos'è la teoria dell'evoluzione darwiniana, quali sono le conseguenze di questa conoscenza e dove può essere applicata nel mondo moderno, dall'agricoltura alla medicina, dalla robotica alla cultura.

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L’evoluzione è solo una teoria
 
SI e NO.
L’evoluzione è un fatto, ma è anche una teoria scientifica: il significato del termine è però diverso da quello che in genere si intende. Una teoria, nel senso comune, è una speculazione senza troppo fondamento, spesso basata su prove campate per aria: vedi per esempio La mappa italiana delle teorie del complotto. Dal punto di vista della scienza, una teoria è invece una spiegazione completa e confermata di alcuni aspetti del mondo naturale, raggiunta con l’applicazione del metodo scientifico. Una teoria consente anche di spiegare aspetti sconosciuti della natura e nei limiti anche di predire il futuro. La teoria dell'evoluzione, oltre alla selezione naturale, comprende anche altri aspetti, come la selezione sessuale e la deriva genetica, che la completano.

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È la legge del più forte!
 
NO.
Si sente spesso dire che l’evoluzione giustifica l’aggressione e la sopraffazione perché è “la legge del più forte”. Il concetto è assolutamente estraneo alla scienza: i più “adatti” in una popolazione non sono i più forti fisicamente, o i più aggressivi, ma gli individui che si riproducono più e meglio. Per esempio i roditori o i lagomorfi, come lepri e conigli (nella foto), non si può dire che siano aggressivi, né più forti di un predatore. Eppure sono tra le specie di mammiferi più diffuse sulla Terra.

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È un fenomeno del passato

NO.
I biologi sono riusciti a studiare e descrivere molti esempi di cambiamento evolutivo nel momento in cui avviene. Per esempio i coniugi Grant, biologi evolutivi inglesi, hanno studiato una piccola popolazione di un uccellino che risiede su un’isola delle Galàpagos, e si sono accorti che, nei decenni, questa popolazione è mutata; un altro esempio molto noto è lo sviluppo della resistenza agli antibiotici nei batteri, che avviene costantemente e in tutto il mondo. Anche l’uomo, nonostante le affermazioni di alcuni biologi, non ha mai smesso di evolvere. L'evoluzione non è quindi limitata a esseri del passato come i dinosauri (nella foto).


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È un processo con un fine

NO.
Molti vedono l’evoluzione come una lunga strada che comincia nel lontano passato e ha un obiettivo preciso, cioè la nascita della nostra specie, o di altre specie più evolute. Ma il processo stesso, per come l’ha spiegato Charles Darwin e l’hanno approfondito gli evoluzionisti, si basa solo sul successo di comportamenti o altri adattamenti che permettono la sopravvivenza in un particolare ambiente, e solo in particolari momenti storici. Non ci sono quindi specie più evolute di altre o particolarmente “preferite” dalla selezione naturale. Che non può neppure funzionare prevedendo quello che potrebbe accadere nel futuro.

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Esistono specie intermedie

NO.
Il concetto di specie intermedia, o anello di congiunzione, è scorretto, perché queste specie sarebbero a metà strada tra un passato imperfetto e un presente in cui l’evoluzione ha raggiunto la perfezione. Inoltre, l'idea degli anelli di congiunzione, come l'Homo naledi (nella foto), farebbe supporre la presenza di una lunga catena o una scala di forme viventi che vanno dai meno perfetti ai più perfetti; ora sappiamo che le specie formano un complesso e intricato cespuglio, senza una linea precisa che va dal passato al presente.


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Ci sono "fossili viventi"
 
NO.
È solamente un "modo di dire": anche se molte forme di vita, sia animali sia vegetali, sono simili a quelle del passato, ciò non significa che siano rimaste immutate per milioni di anni, come se per loro l'evoluzione non fosse mai neppure iniziata. Un esempio noto è quello del celacanto (nella foto), un pesce le cui forme più simili risalgono a circa 400 milioni di anni fa: ma la somiglianza con il passato è solo superficiale, e queste specie erano molto diverse da quelle di oggi.


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Si affida solo al caso
 
NO.
L'intero processo dell'evoluzione per selezione naturale comprende almeno due passaggi fondamentali: il primo è la generazione di variabilità attraverso le mutazioni o altre modifiche del genoma (il DNA di un individuo). Il secondo è la selezione naturale vera e propria, che elimina gli individui che non riescono a riprodursi in quel determinato ambiente. Le mutazioni, insieme a ricombinazione e immigrazioni da altri luoghi, possono essere considerate generate a caso. Ma la selezione naturale è un processo perfettamente deterministico, molto lontano dalla scelta casuale.

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È sempre progresso
 
NO.
Si pensa che le specie del passato fossero meno evolute di quelle odierne, meno perfette e adattate all'ambiente. Invece, poiché l'evoluzione seleziona solo gli individui che riescono a sopravvivere in un momento e un luogo preciso, nel passato vivevano specie che non erano né migliori né peggiori di quelle di oggi, ma solo diverse. Insieme all'aumento di complessità ci sono molti esempi di diminuzione della complessità stessa, come quelli che coinvolgono per esempio i parassiti (nella foto, un nematode parassita), che hanno struttura e metabolismo molto semplificati.


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È una teoria sull'origine dell'universo e della vita
 
NO.
L'evoluzione descrive e spiega solo quello che è accaduto, accade e accadrà alle specie viventi. I processi chimici e fisici che hanno portato alle prime forme di vita, così come il Big Bang e molti altri fenomeni fisici non hanno niente a che fare con l'evoluzione per selezione naturale. L'evoluzione è "entrata in azione" solo nel momento in cui sono esistite cellule, anche molto semplici, che si sono riprodotte.


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È un guida per il comportamento
 
NO.
L'evoluzione non detta le linee guida per i comportamenti umani. Questi ultimi, a nostro parere, si fondano su altre basi: la socialità, le convenzioni, la morale, la cultura... che cambiano nel tempo e da popolo a popolo. Non ha nulla a che fare con lo schiavismo o il razzismo, che sono comportamenti umani, né con pseudoscienze come la fisiognomica, che a fine '800 pretendeva di associare i caratteri fisici ai comportamenti. Nella foto, i dittatori Franco e Hitler.

I principi della teoria dell’evoluzione scoperti da Charles Darwin (nella foto) sono chiari. Le specie viventi si modificano nel tempo, quando la selezione naturale agisce sulle popolazioni, costituite da individui tutti diversi. Le conseguenze di questa e altre teorie devono essere ancora comprese dalla società. Ecco perché abbiamo affrontato l'evoluzione al contrario, partendo da quello che non è (ma che tutti pensano che sia).
 
Sullo stesso tema: L'evoluzione è ovunque (Codice edizioni) racconta in breve che cos'è la teoria dell'evoluzione darwiniana, quali sono le conseguenze di questa conoscenza e dove può essere applicata nel mondo moderno, dall'agricoltura alla medicina, dalla robotica alla cultura.