• Le ricette per stare meglio
10
apr 2009

Le ricette per stare meglio

Diabete, infarto, tumori, carie: sono comuni nel mondo occidentale e ignoti nei Paesi meno sviluppati. Ma i geni non c’entrano: quando gli indigeni emigrano nelle zone civilizzate iniziano ad ammalarsi. Il fattore di protezione è nello stile di vita: alimentazione ricca di vegetali e/o pesce e molta attività fisica.
Ecco le loro diete… e come proteggono dai “mali del mondo occidentale”.

 

Amelia Beltramini, 23 marzo 2009

Foto Paragrafo
Foto Paragrafo

Una tazza di latte a colazione con yogurt, brioche di pasta sfoglia (burro); un panino con prosciutto o formaggio a pranzo, e a cena, mentre la pasta cuoce (spesso con il ragout), una fetta di salame o addirittura un antipasto di salumi italiani, seguito da un primo di carne, magari anche una fettina di formaggio, d’estate un gelato alla crema (latte e uova) e d’inverno una fetta di torta (ancora uova e burro)…
Oggi la dieta quotidiana dell’italiano medio è a base di alimenti di origine animale: latte, burro, uova, carne. Nulla a che vedere con la dieta mediterranea, saldamente ancorata a un grande consumo di cereali e legumi accompagnati da verdura e frutta (vedi riquadro a fine pagina).

SI MANGIA MEGLIO? SICURAMENTE SI STA PEGGIO
Cambiata la dieta, con quali risultati? Negli ultimi 50 anni è triplicata la mortalità da malattie cardiocircolatorie (infarti e ictus), passati da 92 mila a 250 mila di oggi e per tumori, saliti da 51 mila a 160 mila. Per non parlare del diabete, in continua e drammatica ascesa…

Vecchio sardo
Vecchio sardo

Negli ultimi 50 anni sono arrivati infatti sulla tavola degli italiani cibi prima rari (liquori, dolci, carne) o addirittura sconosciuti (cibi pronti, merendine, bibite). I consumi sono cambiati a favore di prodotti più trasformati, che richiedono tempi di preparazione più brevi. In pochi anni la brioche, ricca di grassi trans, i peggiori, ha sostituito pane e marmellata fatta in casa, il panino della pausa pranzo ha spodestato la pasta e ceci, e l’happy hour dell’aperitivo serale, in piedi al bar, la ribollita alla toscana, l’acquacotta laziale, il minestrone di verdura…

TRADIZIONI VINCENTI
Eppure la ricerca ha continuato a confermare la validità delle diete tradizionali, laddove sono conservate: nel bacino amazzonico si muore di ferite, tetano, morsi di serpenti; ma malattie cardiocircolatorie, diabete, depressione, Crohn, artrite, obesità sono sconosciuti.

 


PER SAPERNE DI PIU'

Per informazioni sul Progetto Diana è possibile contattare i seguenti numeri:
  02-23902868
; 02-23903552.

Per informazioni sui corsi di alimentazione naturale organizzati dall'Istituto Nazionale Tumori vedi programma) si può telefonare al numero verde 800 22 32 95.




 

In Camerun la mortalità infantile legata alle infezioni (malaria e diarrea) è elevata, ma sono sconosciute stitichezza e tumore del colon. Nel Gennargentu sardo la popolazione gode di una longevità straordinaria. E a Okinawa, isola dell’arcipelago giapponese, sono sconosciuti tumore del seno e della prostata.

RITORNO AL PASSATO
Non sarà allora un caso se l’American Institute for cancer research con i suoi studi si batte per il ritorno alle diete del passato e contemporaneamente i ricercatori dell’Istituto dei tumori di Milano stanno importando tradizioni alimentari di tutto il mondo alla ricerca dei cibi che prevengono i tumori e le ricadute.
Guidato da Franco Berrino, direttore del Dipartimento di medicina preventiva e predittiva dell'Istituto per lo studio e la cura dei tumori, il progetto Diana (possono aderire donne tra 35 e 70 anni che abbiano avuto un tumore al seno negli ultimi 5 anni) sta accumulando prove che una dieta ricca di frutta e verdura, povera di carni rosse e grassi animali protegge dal tumore al seno e dalle ricadute.
Ma le stesse raccomandazioni arrivano dai cardiologi, dai gastroenterologi e dai geriatri.

 
(Continua nella pagina seguente - vedi sotto il box)

 
COM'ERAVAMO: LA DIETA MEDITERRANEA

A “scoprire” questa dieta era stato Ancel Keys, medico dell’University of Minnesota, che, sbarcato a Salerno nel 1945 con le truppe americane, si accorse che molte malattie (aterosclerosi, ipertensione, diabete, malattie digestive, obesità) erano poco presenti nel Belpaese, e particolarmente basse fra la popolazione del Cilento.
Intorno al 1952 la carne (e i dolci) arrivavano in tavola una volta la settimana, la domenica e nelle altre feste comandate. Inoltre gli italiani erano cattolici osservanti e la religione prescriveva lunghi digiuni: 40 giorni prima di Pasqua (quaresima) e altrettanti (avvento) prima del Natale, digiuni in cui in tavola non comparivano né i prodotti di origine animale, né i dolci.
Per non parlare dell’attività fisica: nel 1952 l’italiano tipo faceva molto moto. Niente Tv, tanto meno con il telecomando, e neppure computer, pochi ascensori, scale mobili, lavatrici, lavastoviglie, lucidatrici. Pochi mezzi pubblici: al lavoro e a scuola si andava a piedi o in bici. La maggioranza degli italiani lavorava in fabbrica con le mani, o in campagna con il badile, o accompagnava le pecore al pascolo. La vita sociale dei bambini ruotava intorno al pallone in cortile e all’oratorio, mentre quella dei padri era al dopolavoro. Negli anni ’50 quindi si bruciava molto di più e si mangiavano in media 2437 calorie al giorno.
Distribuite come. Ogni anno l’italiano medio consumava 15 kg di carne, per lo più del pollaio, 3 di pesce, 30 di latticini (latte e formaggio) 170 uova, 17 kg di frutta, 27 di verdura, 2,6 di zucchero; beveva 104 litri di vino e 4 di birra. Oggi il consumo pro capite è di 49,5 kg di carne, 14,4 kg di pesce, 68,8 di latte e formaggi, 227 uova, 85 kg di frutta, 108 di verdura, 6 di zucchero, 52 litri di vino e 30 di birra. Tradotto: sono aumentati a dismisura i grassi animali e gli zuccheri, prima praticamente assenti, mentre l’aumento della verdura è fittizio: l’italiano di ieri attingeva al suo orto e quindi comprava poco nei negozi. Ridotto il consumo di vino e aumentato quello del pesce. Ma soprattutto ridotti cereali e legumi. Fino a 50 anni fa l’energia veniva al 90% da pane e pasta: ben 122 kg l’anno, oltre 3 etti al giorno. Il resto era “companatico”.

 

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point | pubblicato il 12/10/2009 alle 14.33 | Segnala un abuso
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Mah...secondo me dobbiamo eliminare la carne!!!!!!!!!!!!!!!!!

france44 | pubblicato il 05/04/2009 alle 23.33 | Segnala un abuso
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secondo me,e da un bel po' che lo penso,dobbiamo letteralmente ritornare a mangiare sano,equilibrato,senza esagerare.Approvo queste fantastiche ricette!!

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