La pillola finta funziona (anche se lo sai)

È il cosiddetto effetto placebo: secondo un nuovo studio, il beneficio ci può essere anche quando il paziente è consapevole che il "farmaco" è solo uno zuccherino.

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|Alamy/IPA

Che una pillola, anche se finta, faccia effetto quanto e a volte anche più di una vera è risaputo. Tanto che l’efficacia di un farmaco negli studi clinici viene spesso misurata rispetto a quella del cosiddetto placebo, ossia semplice zucchero. Quello che viene di solito dato per scontato è che per farla funzionare bisogna che chi prende la pasticca fasulla sia convinto che sia vera.

 

Invece, pare che non sia così. Anche se il paziente è consapevole di assumere solo qualche granello di zucchero o di acqua, può darsi che ne tragga comunque beneficio, e che i suoi sintomi siano alleviati.

 

Senza trucco, senza inganno. Lo dimostra una analisi - una revisione sistematica, come viene chiamata nel gergo degli studi clinici - che ha preso in considerazione le poche ricerche pubblicate sull’effetto placebo in cui, a differenza dei casi classici, al paziente era noto che gli veniva somministrato un trattamento finto.

 

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Anche senza inganno, rispetto al non far niente la pasticca di zucchero ha portato comunque miglioramenti a pazienti che soffrivano di mal di schiena, depressione, rinite allergica, sindrome del colon irritabile e disturbo da deficit di attenzione e iperattività. In uno studio recente, 80 pazienti con una forma grave di sindrome del colon irritabile hanno avuto un miglioramento dei sintomi del 15 per cento (rispetto a chi non ha preso niente) assumendo "senza inganno" un farmaco finto. Una volta smesso il placebo, la situazione è tornata a peggiorare.

 

Il potere della suggestione. Si tratta ancora di pochi studi, anche perché queste ricerche, proprio per la forma del problema da indagare, non possono essere condotte con il metodo considerato più attendibile, cioè in doppio cieco, ossia senza che sperimentatori e volontari sappiano chi sta assumendo che cosa. L’efficacia del placebo senza inganno non è però un risultato del tutto sorprendente per la medicina.

 

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Innanzitutto, anche se è stato esplicitato che si trattava solo di un placebo, la pillola finta è stata spesso accompagnata in questi studi da parole di incoraggiamento del tipo “non contiene nessun principio attivo, ma a volte abbiamo osservato comunque dei miglioramenti”. E che le aspettative generate dalla suggestione possano indurre davvero cambiamenti fisiologici, come la produzione di endorfine antidolorifiche da parte del sistema nervoso, è un fatto dimostrato.

 

Un altro meccanismo all’opera potrebbe essere il condizionamento: la maggior parte di noi si aspetta un qualche beneficio quando prende una medicina, come i cani studiati dal famoso fisiologo russo Ivan Pavlov che, abituati a ricevere il cibo dopo il suono di un campanello, poi iniziavano a salivare anche solo in risposta al suono. Può darsi che il corpo reagisca nello stesso modo, per il semplice fatto di buttare giù una pillola, anche se non contiene niente.

 

Medici che incoraggiano. Lo studio non dimostra certo che si possa fare a meno dei farmaci. Come scrive in un articolo di commento l’autore, Jeremy Howick, un ricercatore dell’università di Oxford, dà però indicazioni su come sfruttare l’effetto placebo anche senza spacciare per vere pasticche finte. Per il ricercatore, «i medici che danno messaggi positivi e si prendono il tempo per comunicare in modo empatico con i loro pazienti possono produrre effetti benefici, che prescrivano un farmaco oppure no».

 

15 Maggio 2017 | Chiara Palmerini

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