Il ritorno di Ebola

Nove casi sospetti di infezione nella Repubblica Democratica del Congo, uno solo dei quali confermato. Ora però abbiamo un vaccino efficace a disposizione.

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Una foresta africana e i pipistrelli della frutta che la abitano, tra i vettori del virus Ebola.|Nick Garbutt/Nature Picture Library/contrasto

Le autorità sanitarie della Repubblica Democratica del Congo hanno segnalato, nelle ultime tre settimane, nove casi sospetti di infezione in un'area remota del Paese: tra i contagiati, tre persone sono morte e una è risultata positiva al virus (per gli altri si attendono i risultati dei test).

 

Si tratta del primo caso di focolaio riportato in Africa dal termine dell'epidemia, che investì la parte occidentale del continente tra il 2014 e il 2016, uccidendo 11.325 persone.

Sotto controllo. Fortunatamente il contagio si sarebbe sviluppato in una zona dalla fitta copertura forestale e scarsamente collegata con strade al resto del Paese: ogni singolo caso è da prendere con la massima serietà, ma una diffusione a macchia d'olio è, per ora, da escludere. Epidemiologi ed esperti di comunicazione del rischio dell'OMS sono già sul posto, e il personale medico congolese è preparato ad affrontare l'infezione, che ha già colpito il paese una dozzina di volte in modo contenuto.

 

Un'arma in più. Inoltre, ora contro Ebola esiste un vaccino efficace, chiamato rVSV-SEBOV. Nel 2015, sul finire dell'emergenza, fu testato su 11.841 persone in Guinea. Tra le 5.837 che lo ricevettero, nessuna contrasse l'infezione; ci furono invece 23 casi tra le migliaia di persone del gruppo di controllo, che non furono vaccinate.

Scorte. Nell'eventualità di un'emergenza ci sarebbero già 300 mila dosi del vaccino pronte per essere distribuite, ma prima occorrerebbe l'approvazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, che non ha ancora dato il via libera alla commercializzazione di un vaccino ufficiale contro Ebola, tra i 12 in fase di test.

 

15 Maggio 2017 | Elisabetta Intini

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