• I misteri della malattia di Crohn
13
mar 2006

I misteri della malattia di Crohn

I misteri della malattia di Crohn
Gli ultimi aggiornamenti su un morbo che potrebbe essere causato da un batterio particolarmente resistente. E ancora troppo poco conosciuto.
Una radiografia a raggi X colorata mostra l'ultima parte dell'intestino tenue, l'ileo, infiammato dalla malattia di Crohn.
Una radiografia a raggi X colorata mostra l'ultima parte dell'intestino tenue, l'ileo, infiammato dalla malattia di Crohn.

Ci sono alcuni gialli che segnano la storia della medicina. Come quello raccontato da un chirurgo londinese sulla pagine del British medical Journal. La storia inizia nel settembre 1988 quando un bellissimo bambino inglese di quasi 8 anni, fino a quel momento sano come un pesce, sviluppò improvvisamente un gonfiore al lato destro del collo. Inviato all'Addenbrook's Hospital di Londra, gli furono asportati i linfonodi ingrossati. L'istologo, lo specialista che studia i tessuti al microscopio, ipotizzò un'infezione da micobatterio: i tessuti furono messi in coltura per identificare il colpevole e al bambino furono somministrati i primi antibiotici in attesa del responso del laboratorio.
Ma dopo tre mesi la coltura non aveva dato alcun risultato e gli antibiotici furono sospesi. I restanti linfonidi del lato destro del collo, che progressivamente si ingrossarono, furono asportati. Poi nulla da segnalare fino al 1993 quando insorsero dapprima un'artrite, poi dolore addominale, anoressia, 2-3 scariche intestinali non formate al giorno, perdita di peso (37 kg su 1,53 cm) e perdita di vitalità fino alla letargia.
Alla fine fu fatta diagnosi di morbo di Crohn e fu inviato a John Hermon-Taylor, responsabile del dipartimento di chirurgia del St George's Hospital, per l'intervento chirurgico di resezione della parte dell'intestino malato.

Cos'è la malattia di Crohn? La malattia di Crohn è un'infiammazione cronica dell'intestino. È quasi sconosciuta nel terzo mondo e in costante aumento nei paesi occidentali: un articolo del 1973 pubblicato sul New England Journal of Medicine dimostrava un aumento di 20 volte dell'incidenza della malattia fra il 1940 e il 1970. Inoltre, se fino ai primi anni 50 non c'erano segnali di casi di Crohn fra gli adolescenti, oggi un nuovo caso su sei viene diagnosticato in persone che non hanno ancora compiuto 20 anni. E secondo Taylor negli ultimi 10 anni l'incidenza della malattia fra i bambini inglesi è aumentata di 7 volte. In Italia non c'è un registro del Crohn e l'incidenza della malattia varia da paese a paese, aggirandosi da 1 a 10 nuovi casi ogni 100 mila abitanti, e con una prevalenza, cioè il numero di malati sia di circa 200 casi ogni 100 mila.
La malattia si manifesta prevalentemente in tre fasce d'età: fra 7-8 anni, fra i 25-35 anni, o oltre i 55 anni. I sintomi sono dolori addominali a volte acutissimi, associati a diarrea a volte sanguinante (nelle fasi acute si possono avere anche 10 scariche incontenibili al giorno), febbre, perdita di peso, nei bambini associati spesso a ritardo nella crescita, nausea, vomito, astenia, flatulenza. Possono comparire periodi in cui i sintomi sono in remissione, ma poi la malattia si riacutizza.
In circa il 10-20% dei casi l'andamento diventa drammatico: il processo infiammatorio può creare la perforazione della parete, o restringimenti dell'intestino fino all'ostruzione o addirittura all'occlusione, cioè all'ostruzione completa. In alcuni casi queste lesioni sono tanto gravi da imporre ripetuti interventi chirurgici o addirittura da costringere all'amputazione del retto e di parte dell'intestino e alla creazione chirurgica di un ano artificiale nell'addome (ano preter naturale).
Il Morbo di Crohn aumenta inoltre considerevolmente il rischio di tumore dell'intestino tenue e del colon , e uno studio epidemiologico pubblicato a settembre dimostra che fra i malati di Crohn sono più frequenti malattie come artrite, asma, bronchite, psoriasi e pericardite.

Le cause? Ignote. Finora la terapia mira a inibire la risposta immunitaria utilizzando aminosalicilati, i cortisonici e brevi cicli di antibiotici e gli immunosoppressori e gli anticorpi monoclonali anti-Tnf, diretti a bloccare una citochina (alfa TNF), mediatore dell'infiammazione (ulteriori informazioni a pagina 2).
Questo lo stato della medicina ufficiale. Ma un gruppo di ricercatori sta sostenendo un'altra tesi e le prove scientifiche che vanno accumulandosi danno sempre più loro ragione. Sospettano che dietro al morbo di Crohn ci sia l'infezione di un batterio un po' particolare, il Mycobacterium avium paratuberculosis (Map), cugino del micobatterio della lebbra e del micobatterio della Tbc. È un batterio piuttosto enigmatico: vive all'interno delle cellule che infetta, non sembra produrre tossine e non sembra danneggiare le cellule che lo ospitano.
Il danno, almeno a quanto si sa, viene dalla reazione dell'ospite: una forte reazione immunitaria contro il tessuto infetto. Si sa che questo batterio infetta i ruminanti, soprattutto nei paesi con zootecnia sviluppata, nei quali causa una malattia simile al Crohn umano, descritta per la prima volta nel 1885 da un veterinario tedesco, tale Heinrich Albert Johne.
La malattia di Johne è una infiammazione cronica dell'intestino nei ruminanti. Nei ruminanti ci sono due forme di questa malattia: quella bovina, con molti batteri presenti nell'intestino che vengono disseminati con le feci e con il latte, tanto da essere facilmente trasmessa ai vitelli. Negli ovini invece i batteri non sono tanti, nell'intestino è difficile vederli anche se si osservano gli stessi granulomi, e l'isolamento dei batteri è più difficile. E, ancora, l'incubazione è lunga. Può arrivare addirittura a 12 anni prima di manifestare i sintomi e su tre vitelli infettati, solo uno manifesta la malattia.
Ma cosa c'entra la Johne con il Crohn? La storia inizia un secolo fa. Nel 1901 Thomas Kennedy Dalziel, chirurgo del Western Infirmary di Glasgow, operò un collega con un'infiammazione cronica dell'intestino. Dalziel conosceva la malattia di Johne e nel 1913 pubblicò quello e altri casi sul British Medical Journal scrivendo che "i caratteri istologici" della malattia che aveva descritto nell'uomo erano simili a quelli della malattia di Johne e che forse la malattia era la stessa. E concludeva «posso solo dispiacermi che la causa di questa malattia resti oscura, ma sono fiducioso che fra non molto la difficoltà sarà superata».

Il Map, il batterio rebus. Nel 1984 Rodrick Chiodini, microbiologo dell'Università di New York, allora alla Brown University di Rhode Island Hospital di Providence, isolò per la prima volta il Map in un malato di Crohn e finalmente riuscì anche a coltivarlo. Questo gli consentì di chiarire perché questo batterio è un vero rompicapo e perché molti faticano a confermare i dati.
Per prima cosa Chiodini scopre che nell'intestino umano il batterio è in una forma strana, senza parete cellulare (sferoplasti): una forma tondeggiante. Secondo alcuni ricercatori è proprio questa forma con la parete modificata che scatena la risposta immune anomala che causa la malattia.
Inoltre, per isolare un particolare batterio fra i milioni che brulicano all'interno dell'intestino bisogna utilizzare tecniche di decontaminazione che uccidono gli altri batteri senza danneggiare il batterio che si cerca.
Ma il MAP nella forma priva della parete cellulare è il più fragile di tutti e siccome non sopravvive alle tecniche di isolamento facilita la conclusione che non ci sia. E non è tutto: poiché le tecniche per individuare i batteri si basano su coloranti che tingono la parete cellulare (colorazione di Ziehl Neelsen), anche se il batterio c'è non lo si vede perché mancando la parete, o essendo modificata, non si colora. Dopo anni però, come è successo nel laboratorio di Chiodini, il batterio può ricostituire la parete cellulare e ritornare alla sua forma colorabile.
Infine è un batterio lentissimo da coltivare. Se la coltura del batterio nella forma a bastoncello, quella che si trova nel bovino, diventa visibile dopo 3-4 mesi, quella della forma rotondeggiante senza parete che si trova nell'uomo ne richiede molti di più: a Chiodini ci volle un anno e mezzo.
«Il micobatterio è lentissimo, uno dei più lenti nel tempo di duplicazione» dice Leonardo Sechi, docente di microbiologia all'Università di Sassari. «Per passare da una cellula a due impiega 72 ore, contro le 24 del micobatterio della tubercolosi che pure non è rapidissimo. Per vedere una colonia su un terreno solido bisogna essere costanti e aspettare». Alcuni isolati umani ci hanno messo 6 anni a crescere in laboratorio.
Dopo l'articolo di Chiodini, la staffetta della ricerca sul Crohn passava nelle mani di un chirurgo di Londra, costretto a tagliare pezzi di intestino dei malati di Crohn. Oggi John Hermon-Taylor, direttore del dipartimento di chirurgia del St George's Hospital di Londra, è convinto che dal 50 al 70% dei casi di Crohn siano dovuti al Map. «Sono certo che ci sia il Map nell'intestino dei malati. Solo che è un batterio difficile da braccare. È un tipo tosto».

I lavori in Sardegna. A partire dal dicembre 2001 nella storia del Crohn è entrata anche la Sardegna. A Sassari infatti c'è una buona scuola di microbiologia. E Leonardo Sechi, un giovane ricercatore, si è intestardito sul rompicapo del Map. Dapprima, alleandosi con gli anatomopatologi si è fatto dare i blocchetti di paraffina fatti con le biopsie dell'intestino di 48 malati. Nonostante la conservazione ha trovato il batterio in 35 campioni. E conferma: il Map qui è con la parete cellulare modificata. Si allea allora con i chirurghi e si fa dare i pezzi di intestino freschi, appena prelevati dai pazienti: il 70% dei prelievi è positivo e riesce a isolare i batteri e a coltivarli.

0
0
Contenuti collegati
Commenti (3)
commento-focus

Non sei connesso. Accedi utilizzando gli strumenti sottostanti.

commento-focus
Non sei connesso. Accedi utilizzando gli strumenti sovrastanti.
Oppure registrati.
dina71 | pubblicato il 15/11/2009 alle 14.52 | Segnala un abuso
Commento

ciao a tutti mi chiamo dina e ho 38 anni anche io avevo il morbo di crohn dico avevo perchè tre anni fa sono stata operata di colectomia totale,adesso vivo con due sacchetti perchè ho preso talmente tanto cortisone che il mio intestino è diventato carta velina e mi è venuta fuori una fistola enterocutanea,l'unica cosa di cui sono contenta è che lo posso raccontare perchè i medici mi hanno preso per i capelli perchè stavo rischiando di morire...un abbraccio dina!!!

araiya | pubblicato il 23/06/2009 alle 06.25 | Segnala un abuso
Commento

salve mi chiamo silvia ho 34 anni con due bimbi, e sono affetta da 6 dal morbo di crohn,da quasi un anno ho scoperto di avere necrosi della testa del femore bilaterale, intendo collasso dell'osso, ho dovuto camminare x ben 6 mesi in carrozzina ora di recente mi e stato diagnosticata necrosi femoro tibiale sinistro....... ho avuto un intervento protesi tot de anca dx ed ora sto x non poter nuovamente camminare ho tolto i cerotti di morfina ed ho avuto astinenza da mofina , esapete da che cosa e dipesa la necrosi?????????? un elevata dose di cortisone tanti baci qualunque cosa posso indicarvi sono da 6 anni invalida ed ora ho avuto la legge 104- 162 in pratica disabile

  1 di 2 1 2 > >>