I limiti della vita umana

Il sangue di un’anziana di 115 anni spiega perché la nostra vita non può essere eterna: ma forse racchiude il metodo per contrastare alcune malattie della vecchiaia.

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L'ultracentenaria Hendrikje van Andel-Schipper. © Hollandse Hoogte/Contrasto

La danese Hendrikje van Andel-Schipper, morta lucidissima nel 2005, a 115 anni, lasciò il suo corpo alla scienza. Ricercatori olandesi, statunitensi e australiani hanno analizzato le sue cellule e hanno scoperto perché la vita umana non può andare oltre un certo limite.

Il gruppo di lavoro ha trovato, pubblicandolo sulla rivista Genome Research, che le cellule del sangue della signora van Andel-Schipper hanno alcune caratteristiche importanti: sono derivate quasi tutte da due sole cellule staminali (le ultime due ancora attive al momento della sua morte), il loro materiale genetico è ricco di mutazioni e i singoli cromosomi hanno i telomeri molto corti (i telomeri sono le parti terminali di un cromosoma, che lo proteggono da un possibile sfilacciamento e dal deterioramento).
 

Vecchiaia ed evoluzione

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Come invecchiamo
Per capire a fondo la portata di questa scoperta occorre capire a fondo la biologia delle cellule dell’uomo. Tutte le cellule di un organismo derivano da un numero relativamente basso di cellule originali che continuamente si dividono per dare origine a cellule del sangue, del cervello, del fegato o altre.

Gli scienziati stimano che ciascuno di noi - al momento della nascita - abbia in dotazione circa 20.000 cellule staminali del sangue, di cui circa 1.300 sono considerate “attive”. Da queste - per divisione - si sviluppano tutte le altre. La velocità di divisione è diversa in zone differenti del corpo. Per esempio, nel sangue - dove c’è maggior bisogno di ricambio di cellule - la divisione è più frequente, mentre le cellule del cervello vivono molto più a lungo e non c’è necessità di sostituirle troppo spesso. Il processo di divisione, tuttavia, dà qualche problema: a ognuna di esse una parte dei telomeri si usura, e le cellule che hanno subito più divisioni hanno anche i telomeri più corti. Quelli del sangue della signora danese erano 17 volte più brevi; di conseguenza i cromosomi sono sempre in pericolo di sfilacciarsi.

Due sole celluline
In più a ogni divisione le cellule possono andare incontro a mutazioni, che cambiano la sequenza del DNA; e le cellule del sangue della signora sono risultate ricchissime di mutazioni, che però non sono state fortunatamente letali.

A differenza di quelle del sangue, invece, quelle del cervello (che si dividono molto meno) hanno i telomeri ancora abbastanza intatti e poche mutazioni. Mutazioni e usura dei telomeri infine uccidono la maggior parte delle 20.000 cellule con cui nasciamo e da cui derivano tutte le cellule del sangue: ecco perché quasi tutte quelle della signora van Andel-Schipper derivano da due sole cellule staminali. Le uniche due che hanno passato la durissima selezione dell’età.

Sangue giovane
Dopo queste notizie che mettono in apparenza a tacere sogni di immortalità per l’uomo, il gruppo di ricerca pensa che sia possibile però rimediare ad alcuni problemi causati dall’invecchiamento, almeno per le cellule del sangue. Mettendo da parte un po’ di tessuto quando si è giovani, per estrarne cellule staminali ancora con poche mutazioni e i telomeri intatti, potrebbe consentire di ringiovanire almeno il sangue.


A proposito di longevità e invecchiamento

 

 

 

30 Aprile 2014 | Marco Ferrari

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