11 dubbi su stomaco e dintorni

Quanto bene conoscete il sistema digerente? Alla perfezione, se riuscirete a rispondere correttamente alle 11 domande che vi proponiamo in queste pagine.

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È proprio vero che, dopo mangiato, si devono aspettare tre ore per fare il bagno? E che non bisogna bere d’un fiato una bibita ghiacciata? Abbiamo provato ad affrontare i più diffusi luoghi comuni sulla digestione per confermarli o per smentirli. Approfittando dell’occasione per farvi scoprire alcune caratteristiche del nostro stomaco che forse non conoscete ancora. Per esempio che si può addirittura sopravvivere senza di esso, pur con molte difficoltà.

 

QUANTO TEMPO CI VUOLE A DIGERIRE? Un pasto a base di carboidrati (per esempio, una porzione di pasta in bianco) esce dallo stomaco circa un’ora dopo l’ingestione. Per una bistecca serve almeno il doppio, mentre un pasto ricco di grassi può richiedere fino a 4 ore di lavoro.

 

Un pasto completo (un piatto di spaghetti e una fetta di carne ai ferri) è digerito in circa due ore e mezzo: l’avvertimento della nonna sul tempo da attendere prima del bagno, quindi, è sensato, anche se non tutti sono d'accordo.

SI PUÒ VIVERE SENZA STOMACO? Un antico proverbio cinese dice che con lo stomaco si vive, senza si muore. In realtà, in numerose circostanze si è dimostrato che anche senza stomaco una persona può condurre una vita normale. Per esempio, per sconfiggere alcune forme tumorali al paziente viene completamente asportato lo stomaco.

 

In questi casi l’esofago viene collegato all’intestino, che svolge, almeno in parte, le funzioni dell’organo rimosso. La presenza degli enzimi pancreatici, infatti, consente una discreta digestione anche nell’intestino tenue. L’unica precauzione per chi abbia subito un intervento di questo tipo è di non esagerare a tavola.

 

LE BIBITE GELATE FANNO MALE? Sì, perché raffreddano lo stomaco e impediscono l’afflusso del sangue. Con il freddo, anche i movimenti peristaltici e la secrezione dei succhi gastrici rallentano (o si interrompono del tutto) e la digestione non può proseguire. Il corpo può reagire rigettando ciò che non riesce più a digerire, ma lo shock può anche provocare uno svenimento.

SI PUÒ DIGERIRE A TESTA IN GIÙ? Sì, perché a far andare il cibo dalla bocca allo stomaco (e dallo stomaco all’intestino) non è solo la forza di gravità, ma sono soprattutto i movimenti (detti peristaltici) del tubo digerente, una sorta di onda che si propaga alternando contrazioni e dilatazioni delle pareti. Altrimenti non si spiegherebbe come farebbero a sopravvivere gli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS):

 

Tuttavia, per chi ha la digestione difficile, la forza di gravità aiuta. Ecco perché si consiglia di non coricarsi subito dopo i pasti, trascorrendo invece qualche decina di minuti in piedi o seduti.

COSA SONO I CRAMPI ALLO STOMACO? In genere sono dolori provocati da un eccessivo movimento peristaltico dello stomaco. Si possono presentare, per esempio, quando la digestione riprende dopo essersi interrotta (per lo stress, il freddo o l’assunzione di sostanze tossiche) oppure quando si ottura il piloro (l’orifizio che mette in comunicazione stomaco e intestino): in questi casi lo stomaco, come risposta, accelera la propria attività, procurando fitte addominali.

 

Perché singhiozziamo? Il singhiozzo è una contrazione involontaria e ripetuta del diaframma, accompagnata dalla brusca chiusura della glottide ad ogni spasmo, che produce il caratteristico suono “hic”. La funzione di questo fenomeno non è però chiara.

 

Secondo Daniel Howes, medico della Queen’s University (Canada), potrebbe servire a eliminare aria dallo stomaco. Infatti, ciascun sussulto comporta una contrazione del torace che produce l’aspirazione di aria dall’addome. In passato si era pensato che il singhiozzo potesse facilitare la discesa del cibo nell’esofago, dato che si verifica più spesso quando i bocconi non vengono ingeriti nel modo corretto. Tuttavia, questo non spiega perché sia presente anche nei neonati, che ingoiano solo alimenti liquidi. Anzi, il fatto che sia molto più frequente nell’infanzia fa pensare a un fenomeno particolarmente utile da piccoli, che poi si ripresenta occasionalmente, e in modo fastidioso, anche da adulti.

 

Howes paragona il singhiozzo a un ruttino: sarebbe cioè un riflesso fondamentale per la sopravvivenza dei piccoli mammiferi, che nutrendosi di latte devono continuamente coordinare la suzione con la respirazione e ciò fa sì che possano facilmente ingerire aria. Svuotato dall’aria in eccesso, lo stomaco può accogliere più latte e questo permette un maggiore apporto di nutrienti. 

 

In genere il singhiozzo dura pochi minuti e poi scompare. In rari casi, però, per fermarlo servono farmaci antispastici, che rilassano i muscoli, o sedativi. Contro il singhiozzo più lungo della storia, registrato nel Guinness, non funzionò nulla: lo statunitense Charles Osborne lo ebbe per 68 anni, dal 1922 al 1990. Morì un anno dopo l’ultimo “hic!”, a 97 anni.

QUANTO SI DILATA LO STOMACO? Il limite è soggettivo. Tuttavia, in una persona adulta, lo stomaco può espandersi fino a raggiungere, da 3-4 litri, una capacità di circa 10 litri.Anche se è un caso piuttosto raro, può capitare in caso di pasti molto abbondanti e digestione lenta. Oppure quando si abusa di bibite gassate: una lattina di birra da 33 cl, infatti, può contenere fino a 1,5 litri di gas (a pressione atmosferica). Ma basta avere pazienza e, salvo complicazioni, nel giro di qualche ora lo stomaco si svuota e torna allo stato iniziale.

 

E dopo, tutti in bagno. Per evacuare bastano 12 secondi. Altre curiosità sulla cacca

Si può scoppiare per aver mangiato troppo? Sono stati descritti casi di rottura dello stomaco dopo abbondanti abbuffate. Quasi sempre il fenomeno si è verificato dopo che il malcapitato aveva preso del bicarbonato per digerire: infatti, il gas prodotto da questa sostanza fa aumentare la pressione sulle pareti dell’organo che, già molto gonfio per il cibo, può così danneggiarsi.

 

La rottura dello stomaco è comunque molto rara, perché quando si comincia a eccedere a tavola al cervello arriva un segnale di sazietà che dovrebbe far smettere di mangiare. Allo stesso tempo, la valvola che si trova tra lo stomaco e l’esofago si rilassa per fare uscire l’aria e permettere di allentare la pressione sulle pareti. Se invece si continua a mangiare, si attivano altri meccanismi di difesa – come il dolore, la nausea e il vomito – che dovrebbero preservare l’integrità dell’organo.

È VERO CHE CERTI CIBI NON SI DEVONO ACCOSTARE? Sì, secondo alcuni dietologi esistono accostamenti alimentari che andrebbero evitati. Per esempio, mangiare a breve distanza una bistecca e un pezzo di formaggio rischia di ritardare la digestione, poiché i latticini, rapprendendosi, possono avvolgere le particelle di carne. Quest’ultima andrebbe eliminata anche quando si prevede di consumare dolci, che hanno un effetto lievemente inibitore sui succhi gastrici. La frutta, invece, bisognerebbe mangiarla non ai pasti ma al mattino, perché favorisce lo svuotamento dello stomaco dagli eventuali residui del pasto serale.Vino e birra, infine, sono sconsigliati con la pasta (e con gli amidi in generale).

 

MANGIARE TROPPO DÀ IL MAL DI TESTA? La digestione sottrae alla periferia dell’organismo una quantità di sangue non indifferente, che si concentra in prossimità dello stomaco, del fegato e del pancreas. Se il pasto è particolarmente abbondante (e ricco di grassi), anche l’afflusso verso l’apparato digerente è maggiore. Tale fenomeno provoca una minore presenza di sangue anche a livello cerebrale, innescando una serie di effetti collaterali: sonnolenza, freddo, affaticamento, pesantezza e, spesso, un fastidioso cerchio alla testa.

PERCHÉ ALCUNI NON TOLLERANO IL LATTE? L’origine del problema è un disaccaride (ovvero uno zucchero) contenuto nel latte.Questo disaccaride, chiamato lattosio, per poter essere assimilato nel sangue deve prima essere scisso nelle due molecole da cui è formato: una di glucosio e una di galattosio. Tale operazione è svolta dalla lattasi, un enzima delle cellule della parete intestinale. La lattasi è presente in tutti i cuccioli dei mammiferi fino all’età dello svezzamento. Dopo di che scompare, rendendo il latte intollerabile agli esemplari adulti (una mucca, per esempio, lo vomiterebbe).

 

L’uomo fa eccezione, perché continuando a bere latte anche dopo lo svezzamento ha fatto sì che la lattasi perdurasse (il che è più o meno quanto succede in molti gatti domestici, abituati a nutrirsi quotidianamente di latte). L’enzima è però assente anche in alcuni esseri umani: talvolta per cause genetiche, altre volte, più semplicemente, dopo un periodo passato senza ingerire latte (tant’è vero che le popolazioni orientali, che non lo bevono, manifestano più frequentemente intolleranza al latte). Due le soluzioni: ricorrere a un preparato a base di lattasi, anche da mescolare con il latte stesso, o assumere quantità crescenti di latte giorno dopo giorno, per “convincere” l’organismo a riformare l’enzima.

28 Giugno 2017