'Da medico sento vivo il mandato, primo e fondamentale, di soccorrere chi ha bisogno' 'Il conto della guerra è sempre inesorabilmente in rosso'

Il discorso che l'oncologo non ha potuto pronunciare, ecco perché la scienza deve parlare di pace

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Milano, 14 nov. (AdnKronos Salute) - La capacità di accogliere i migranti è "una prova di civiltà a cui oggi anche la nostra Europa è chiamata", mettendo in campo "un impegno effettivo per risolvere le cause della crisi, i drammi da cui le persone fuggono". Una Ue alla quale, "ricordiamolo, nel 2012 è stato consegnato il Nobel per la pace. Io vorrei dire che gli è stato 'affidato', perché un simile riconoscimento non deve essere un traguardo raggiunto. Piuttosto un punto d'inizio, una pesantissima responsabilità, un bene altissimo di cui prendersi cura, da tutelare e coltivare. Lo stiamo facendo?". Suona come una provocazione a Bruxelles e a tutti i governi dell'Unione l'appello che Umberto Veronesi non ha avuto il tempo di pronunciare.

 

Un messaggio che l'oncologo, scomparso l'8 novembre, aveva preparato per l'ottava edizione della Conferenza mondiale Science for Peace, il movimento che lanciò nel 2009. 'Migrazioni e futuro dell'Europa' è il tema dell'evento in programma venerdì 18 novembre all'università Bocconi di Milano, organizzato dalla Fondazione Umberto Veronesi presieduta dal figlio Paolo, in collaborazione con l'ateneo meneghino. Il suo discorso 'il prof' l'aveva già preparato. Parole accorate in cui torna a ribadire il ruolo della scienza come strumento di pace. Una delle sue eredità più grandi.

 

"Pace. Perché la scienza deve parlare di pace? Cosa c'entrano l'una con l'altra e quale contributo può portare la comunità scientifica? Quante volte me lo hanno domandato e io ho sempre risposto così: tutto quello che ha a che fare con la scienza e la conoscenza ha a che fare anche con la pace", afferma Veronesi nel messaggio che aprirà il summit al quale parteciperanno volti noti della scienza, ma anche politica, dell'economia, della cultura. Nomi italiani (fra i tanti la pasionaria dei Radicali Emma Bonino, già ministro degli Affari esteri) e internazionali: dalla vice presidente di Science for Peace Kathleen Kennedy Townsend, primogenita di Robert Kennedy e nipote di Jfk, presenza fissa alla Conferenza milanese, all'artista albanese Adrian Paci al quale la Kennedy consegnerà l'Art for Peace Award 2016.

 

"La pace - dichiara Veronesi - è una condizione imprescindibile del progresso civile e scientifico per l'umanità. Finché ci sarà guerra non ci saranno giustizia e benessere. Le risorse non potranno essere distribuite con equità, le persone non potranno avere accesso a un'istruzione, a un lavoro, ad acqua e cibo, a cure adeguate e a una casa. Senza pace non c'è vero sviluppo economico. Vite umane perdute e, con esse, un danno incalcolabile di capitale di conoscenze, di relazioni e di competenze. Città, università, infrastrutture, opere d'arte e d'ingegno distrutte. Il conto è sempre inesorabilmente in rosso".

 

"La violenza chiama violenza - avverte lo scienziato - il dialogo è l'unica via di risoluzione dei conflitti. La scienza ci insegna che la guerra non è il destino ineluttabile dell'uomo. Lo abbiamo scritto nero su bianco nel 2010 su un documento, la Carta di Science for Peace, redatto da un pool di scienziati e sottoscritto da 6 Premi Nobel, che sottolinea quanto sia debole sul piano scientifico la presunta 'necessità biologica' dei conflitti".

 

Ecco perché "io sono un pacifista - rivendica con forza l'oncologo - Sono un utopista? Secondo alcuni sì. Ma mi domando quale alternativa esista al dialogo, alla comprensione profonda delle ragioni dei conflitti per progettare azioni concrete, capaci di cancellare l'odio. E credo che il linguaggio giusto sia quello della scienza, universale, fondato sul confronto e sulla valutazione dei risultati".

 

"In ogni sua edizione - rammenta Veronesi - questa Conferenza ha scelto di andare al cuore delle questioni che ci allontanano dalla pace. Abbiamo discusso di armi e corsa agli armamenti, di nazionalismi, di integralismi religiosi, di sistemi giudiziari vendicativi e non rieducativi, di accesso iniquo alle risorse, di schiavitù e di sfruttamento. Quest'anno discuteremo di migrazioni e del futuro dell'Europa. Un tema urgente, cruciale, drammatico, di fronte a cui spesso siamo spaventati, a volte indignati".

 

"Da medico - prosegue l'oncologo - sento vivo il mandato, primo e fondamentale, di soccorrere chi ha bisogno. Le condizioni in cui troppi disperati fuggono da guerre e povertà, sono inaccettabili e dovrebbero farci balzare dalla sedia. Considero la capacità di accoglienza una prova di civiltà a cui oggi anche la nostra Europa è chiamata".

 

Continua il professore: "Vorrei che nessuno fosse costretto a lasciare la propria casa. Da sempre nella storia dell'uomo le popolazioni si sono spostate in cerca di una vita migliore. Certamente questa situazione di grande immigrazione crea timori e conflitti che meritano le riflessioni più competenti e le azioni più corrette. Nel corso della Conferenza analizzeremo i numeri, cercando di restituire al fenomeno migratorio in Europa delle proporzioni realistiche. Cercheremo di ascoltare la voce dell'Europa della scienza". Firmato Umberto Veronesi, presidente di Science for Peace.

 

14 Novembre 2016 | ADNKronos

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