8 cose che (forse) non sai sull'abbronzatura

Come e quando ci si può esporre al sole senza rischi? Vanno bene le protezioni solari dell'anno scorso? Sotto all'ombrellone si è sicuri? E qual è il tuo fototipo? Leggi anche la guida di Focus alla scienza dell'abbronzatura (con rischi e benedici, errori da evitare e buone pratiche)

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Dopo le vacanze la sfoggeremo con orgoglio, ma in termini scientifici l'abbronzatura è, a tutti gli effetti, il modo in cui il nostro corpo si difende dal sole (attraverso la melanina, un pigmento prodotto quando ci esponiamo ai raggi solari, che ci protegge dalle radiazioni ultraviolette). Quali sono allora le regole per "scoprirsi" in sicurezza? Come evitare scottature e altre pericolose conseguenze della tintarella? Ecco 8 cose non così scontate da tenere presenti.

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No alle creme dell'anno scorso! Se è rimasta la protezione solare dell'ultima estate nell'armadietto, la si può "riciclare"? Meglio di no. Le creme solari durano in genere 12 mesi dall'apertura, e solo se conservate in condizioni ottimali. Se le si lascia sotto il sole, nella sabbia o mezze aperte, i filtri solari che contengono si degradano molto più facilmente, e la loro efficacia non è più garantita. Sulle confezioni, comunque, sono riportati la data di scadenza oppure il numero di mesi di conservazione ottimale del prodotto dopo l'apertura, accanto al simbolo di un barattolo aperto (il cosiddetto PAO, period after opening).

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Non sei "al sicuro" neanche sotto l'ombrellone. Anche quando siamo all'ombra riceviamo più del 50% di tutti i raggi ultravioletti, a causa del riverbero sulla sabbia e sull'acqua, e della radiazione diffusa. È quindi necessario mettersi la crema sempre, persino quando riposiamo sotto all'ombrellone. Vale anche se il meteo è incerto: i raggi UV passano infatti attraverso le nuvole.

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Tieni d'occhio l'orologio. L'irraggiamento e l'intensità dei raggi UVB (i più pericolosi, perché responsabili delle ustioni e dell'invecchiamento della pelle, e perché aprono la strada ai melanomi) sono massimi tra le 11:00 e le 16:00. Evitando di esporsi al sole in questa fascia oraria si riducono in modo significativo i rischi di scottature e tumori cutanei.


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Se metti la crema non ti abbronzi di meno. Ma solo in modo più lento e graduale, ottenendo un colorito più resistente nel tempo e limitando i danni cutanei. La crema va spalmata almeno 15 minuti prima di esporsi al sole, e rinnovata ogni 2 ore, anche se sei un tipo mediterraneo, con capelli scuri e carnagione già olivastra. In quel caso, puoi partire da una protezione media (fattore 15-25) e dopo 4-5 giorni passare a quelle più basse (filtri da 6 a 10). Non essere avaro: la dose minima di crema per rivestire un corpo adulto è di 6 cucchiai (25-30 grammi).


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Conosci (e rispetta) il tuo fototipo. Ossia le diverse tipologie di reazione al sole basate su colore della pelle, dei capelli e degli occhi. Sei del fototipo 1 se hai carnagione e occhi chiari, capelli rossi o biondi, efelidi; la mancanza quasi totale di melanina ti rende suscettibile a ustioni ed eritemi e devi limitare l'esposizione al sole. Il fototipo 2, carnagione chiara e capelli biondo scuro o castano chiaro, deve usare fattori di protezione totale; il fototipo 3, carnagione abbastanza scura e capelli castani, può usare una protezione medio-alta; per il fototipo 4 (carnagione olivastra, occhi e capelli neri) e il fototipo 5 (capelli crespi e occhi scuri, fototipo mediorientale) va bene una protezione media. Per il fototipo 6 (pelle nera) è comunque consigliata una protezione da bassa a media. Per tutti vale la regola di limitare l'esposizione nelle ore più calde.

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Rischi di più se... Se appartieni a uno dei primi due fototipi. L'85-90% dei tumori cutanei si sviluppa nelle persone di questi gruppi, e le persone con capelli rossi sono, per ragioni legate all'espressione di un gene chiamato MC1R, più suscettibili a varianti aggressive di melanoma. Questo non significa che gli altri fototipi siano indenni dal rischio: i tumori cutanei colpiscono anche chi ha pelle e capelli scuri, e in genere vengono diagnosticati in fasi più avanzate.

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Attenzione ai bambini. Vanno sempre protetti per primi, rinnovando spesso la protezione perché entrano ed escono continuamente dall'acqua. Prima dei tre anni, non andrebbero esposti al sole senza indumenti, occhiali con lenti scure e cappellino. Le loro scottature si possono trasformare, una volta raggiunta l'età adulta, in melanomi. Andrebbero portati in spiaggia nelle prime ore del mattino, o nel tardo pomeriggio. Insomma va usato il buon senso, ricordando che la luce solare, in giusta misura, ha anche effetti molto positivi sulla salute, perché permette all'organismo di disporre di adeguati livelli di vitamina D, e riduce il rischio di sviluppare tumori ad altri organi.

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Le rughe. Sfoggiate con orgoglio dai pescatori (come Mario Cusolito, pittore e pescatore di Stromboli, nella foto), le rughe sono un effetto tangibile dell'esposizione al sole. In altre parole, abbronzarsi fa invecchiare, perché al sole la pelle perde elasticità (attraverso la degenerazione del collagene e dell'elastina, le due proteine che la sostengono). Sotto accusa ci sono i raggi UVA, che penetrano in profondità nell'epidermide fino a raggiungere gli strati superiori del derma. Sono meno energetici dei raggi UVB, i quali però sono in gran parte filtrati dall'atmosfera.


Vedi anche:
# Metà viso invecchiato, metà no: l'effetto del sole dal finestrino dell'auto

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