La storia della poliomielite (e dell'uomo che l'ha sconfitta)

Come sarebbe il mondo senza Salk e il suo vaccino contro la poliomielite. Leggi anche la storia di Jonas Salk, l'eroe della scienza che sconfisse la poliomielite e l'articolo sui pro e contro dei vaccini.

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«Una terribile malattia cala dal cielo e da un giorno all'altro una persona muore. Un bambino, addirittura!», dice un personaggio di Nemesi, un romanzo di Philip Roth in cui aleggia l'ombra della poliomelite. Prima che arrivasse il vaccino la polio era una sorta di castigo di Dio. Chi aveva bambini sotto i cinque anni di età, i più esposti al contagio, viveva nella paura del contagio. Soprattutto d'estate quando caldo e umidità favorivano le epidemie. Non si sapeva come prevenirla e anche nella sua forma più devastante non faceva moltissime vittime. Ma le conseguenze erano terribili: arti paralizzati, sedia a rotelle, per alcuni il polmone d'acciaio.

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La poliomielite è una malattia provocata da un virus, il Poliovirus nella foto, che si trasmette per via respiratoria soprattutto (e per via fecale-orale). Nove volte su dieci non dà alcun sintomo; in circa il 10% dei casi provoca soltanto febbre, ma in un caso ogni 250 causa una paralisi irreversibile. Se il virus colpisce i muscoli della respirazione l’infezione può essere mortale, oppure può costringere il malato a vivere per il resto della vita in un polmone d′acciaio.

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Nell’estate 1958 scoppiò in Italia l’ultima grande epidemia di poliomielite. Secondo i dati del ministero, l’epidemia provocò 8.377 paralizzati (i casi denunciati, quelli reali sarebbero stati 10 mila).

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Nel 5-10% dei casi (da 400 a 800 persone nel caso dell’ultima epidemia italiana del 1958) la polio immobilizzava i muscoli del torace impedendo la respirazione. Per evitare che i piccoli pazienti morissero li si infilava nel polmone di acciaio. Per sempre.

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Nessuno conosce il nome del boy scout che cambiò il mondo della medicina. Neppure lui sa di aver avuto un tale impatto sulla storia. Quel che è certo è che era un portatore del Poliovirus. Un portatore sano. La maggior parte delle volte, infatti, la poliomielite somiglia a una banale influenza, col risultato di trasformare ogni persona contagiata in una fabbrica di virus. Su 100 ammalati, si calcola, soltanto uno rimane paralizzato. Nel luglio 1920 il boy scout che cambiò il mondo partecipa a un grande raduno di scout nello stato di New York (USA). Così grande da ricevere la visita di un politico famoso, Franklin Delano Roosevelt, che l’anno precedente era stato candidato alla vicepresidenza e che – proprio in quell’estate e proprio dopo quella visita – si ammala di poliomielite a 39 anni. Una volta diventato presidente degli Stati Uniti, Roosevelt dà vita alla Fondazione nazionale per la paralisi infantile che distribuisce finanziamenti ai ricercatori impegnati a trovare una cura.

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Nell’estate 1944 a Roma si contano 48 casi di polio. Tra questi c’è Luca, il figlio di 18 mesi di Anna Magnani. L’attrice è disperata e sola, perché il padre del bambino l’ha lasciata. Con la fine della guerra riesce a portare il figlio in un sanatorio in Svizzera dove, a fatica, Luca riesce a recuperare l’uso parziale delle gambe. Nella foto, Luca a 14 anni con la mamma Anna. Né allora, né oggi, nonostante la ricerca, si sono trovati farmaci efficaci per la polio. L’unica difesa è dunque il vaccino. In Italia è obbligatorio dal 1966, ma già era stato autorizzato nel 1957. Già nel 1964, a causa delle precedenti epidemie, la vaccinazione volontaria aveva preso piede ed era divenuta di massa.

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Un polmone artificiale portatile allo studio per i pazienti poliomielitici americani. All’inizio degli anni ’50 negli Stati Uniti ogni anno si contavano oltre 20 mila vittime di poliomielite. In Italia erano circa 8.000.

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Jonas Salk alle prese con il suo vaccino. Salk pensava che la strada migliore per arrivare a un vaccino efficace e sicuro fosse iniettare il virus dopo averlo ucciso con la formaldeide. I suoi esperimenti furono compiuti inizialmente sulle scimmie. Le prime cavie umane – all’inizio degli anni ’50 - furono i primi bambini che trovò a disposizione, i suoi figli.

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I test sull’uomo del vaccino di Salk furono compiuti nel 1954 con una delle sperimentazioni di massa più grandi della storia: quasi due milioni di bambini vaccinati in 44 Stati americani. Nella foto un partecipante alla sperimentazione, con una "medaglia commemorativa" insieme a una meno fortunata coetanea.

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Il 12 aprile 1955, dieci anni esatti dopo la morte del presidente Roosevelt, una delle vittime più illustri della polio, venne dato l’annuncio: il vaccino di Salk funzionava. E avrebbe debellato la poliomielite.

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Una fase della produzione del vaccino. Il 24 aprile 1955, pochi giorni dopo l’entrata in produzione del vaccino di Salk, i Cutter Laboratories della California – tra le numerose compagnie che avevano ottenuto dal Governo la licenza a produrlo – misero in commercio un lotto di vaccini contaminati da virus vivo. Migliaia di bambini furono contagiati: accanto ai casi di paralisi, si registrarono purtroppo anche alcuni decessi.

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Salk mentre vaccina una bambina.

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Albert Sabin, virologo di origine polacca, aveva messo a punto un vaccino con virus vivo attenuato: efficace, non aveva bisogno di dosi di richiamo come il Salk e si poteva prendere per bocca assieme a uno zuccherino anziché tramite un’iniezione.

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Dopo il successo del vaccino anti poliomielite, Salk si appassionò a una nuova impresa, diversa, ma altrettanto ambiziosa: fondare un istituto scientifico d’eccellenza, dove medici e biologi potessero collaborare per ridisegnare il futuro dell’umanità. Il sogno prese forma nel 1963, quando a La Jolla, in California, furono ultimati i lavori di costruzione del Salk Institute for Biological Studies, ancora oggi esistente, e dove hanno lavorato e lavorano tra i migliori scienziati del mondo. Nella foto, Salk nel 1995, pochi mesi prima della morte a 81 anni.

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Il 5 maggio 2014 l’OMS ha dichiarato la Polio “emergenza di salute pubblica internazionale”. A preoccupare gli esperti è il fatto che nei primi mesi del 2014, periodo in cui di solito la trasmissione è bassa, tre Paesi, Pakistan, Camerun e Siria, tutti con conflitti in corso, hanno esportato dei casi. In più, nel 2013, i casi in Africa e Asia sono aumentati del 86%. Le probabilità che la malattia arrivi anche da noi via mare è elevata. Nella foto, nell’ospedale di Adis Abeba (Etiopia) una bambina riceve il vaccino di Sabin, più facile da somministrare ed efficace, ma anche leggermente più pericoloso.

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Il pericolo che si corre sempre con i vaccini, quando sono efficaci, è che nessuno si ricorda quanto fossero terribili le malattie che prevengono. E così tanti sono demotivati a vaccinarsi. Nei Paesi in via di sviluppo si usa quello per bocca di Sabin che protegge di più. ma è più rischioso: in 1 caso su 750mila vaccinazioni provoca la paralisi. Il soggetto immunizzato non può infettarsi né trasmettere il virus quindi protegge anche chi non è vaccinato. In Europa, invece, si usa il vaccino di Salk, che non ha effetti collaterali, ma ha un difetto: chi lo riceve può infettarsi e, pur non ammalandosi, trasmettere il Poliovirus ad altri. Ed è per questo che è importante che tutti si vaccinino. |

«Una terribile malattia cala dal cielo e da un giorno all'altro una persona muore. Un bambino, addirittura!», dice un personaggio di Nemesi, un romanzo di Philip Roth in cui aleggia l'ombra della poliomelite. Prima che arrivasse il vaccino la polio era una sorta di castigo di Dio. Chi aveva bambini sotto i cinque anni di età, i più esposti al contagio, viveva nella paura del contagio. Soprattutto d'estate quando caldo e umidità favorivano le epidemie. Non si sapeva come prevenirla e anche nella sua forma più devastante non faceva moltissime vittime. Ma le conseguenze erano terribili: arti paralizzati, sedia a rotelle, per alcuni il polmone d'acciaio.