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Le ricette per stare meglio
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Le ricette per stare meglio
Diabete, infarto, tumori, carie: sono comuni nel mondo occidentale e ignoti nei Paesi meno sviluppati. Ma i geni non c’entrano: quando gli indigeni emigrano nelle zone civilizzate iniziano ad ammalarsi. Il fattore di protezione è nello stile di vita: alimentazione ricca di vegetali e/o pesce e molta attività fisica. Ecco le loro diete… e come proteggono dai “mali del mondo occidentale”.
Amelia Beltramini, 23 marzo 2009
Foto Paragrafo
Una tazza di latte a colazione con yogurt, brioche di pasta sfoglia (burro); un panino con prosciutto o formaggio a pranzo, e a cena, mentre la pasta cuoce (spesso con il ragout), una fetta di salame o addirittura un antipasto di salumi italiani, seguito da un primo di carne, magari anche una fettina di formaggio, d’estate un gelato alla crema (latte e uova) e d’inverno una fetta di torta (ancora uova e burro)… Oggi la dieta quotidiana dell’italiano medio è a base di alimenti di origine animale: latte, burro, uova, carne. Nulla a che vedere con la dieta mediterranea, saldamente ancorata a un grande consumo di cereali e legumi accompagnati da verdura e frutta (vedi riquadro a fine pagina).
SI MANGIA MEGLIO? SICURAMENTE SI STA PEGGIO Cambiata la dieta, con quali risultati? Negli ultimi 50 anni è triplicata la mortalità da malattie cardiocircolatorie (infarti e ictus), passati da 92 mila a 250 mila di oggi e per tumori, saliti da 51 mila a 160 mila. Per non parlare del diabete, in continua e drammatica ascesa…
Vecchio sardo
Negli ultimi 50 anni sono arrivati infatti sulla tavola degli italiani cibi prima rari (liquori, dolci, carne) o addirittura sconosciuti (cibi pronti, merendine, bibite). I consumi sono cambiati a favore di prodotti più trasformati, che richiedono tempi di preparazione più brevi. In pochi anni la brioche, ricca di grassi trans, i peggiori, ha sostituito pane e marmellata fatta in casa, il panino della pausa pranzo ha spodestato la pasta e ceci, e l’happy hour dell’aperitivo serale, in piedi al bar, la ribollita alla toscana, l’acquacotta laziale, il minestrone di verdura…
TRADIZIONI VINCENTI Eppure la ricerca ha continuato a confermare la validità delle diete tradizionali, laddove sono conservate: nel bacino amazzonico si muore di ferite, tetano, morsi di serpenti; ma malattie cardiocircolatorie, diabete, depressione, Crohn, artrite, obesità sono sconosciuti.
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PER SAPERNE DI PIU'
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Per informazioni sul Progetto Diana è possibile contattare i seguenti numeri:
02-23902868
; 02-23903552.
Per informazioni sui corsi di alimentazione naturale organizzati dall'Istituto Nazionale Tumori vedi programma) si può telefonare al numero verde 800 22 32 95.
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| In Camerun la mortalità infantile legata alle infezioni (malaria e diarrea) è elevata, ma sono sconosciute stitichezza e tumore del colon. Nel Gennargentu sardo la popolazione gode di una longevità straordinaria. E a Okinawa, isola dell’arcipelago giapponese, sono sconosciuti tumore del seno e della prostata.
RITORNO AL PASSATONon sarà allora un caso se l’ American Institute for cancer research con i suoi studi si batte per il ritorno alle diete del passato e contemporaneamente i ricercatori dell’Istituto dei tumori di Milano stanno importando tradizioni alimentari di tutto il mondo alla ricerca dei cibi che prevengono i tumori e le ricadute. Guidato da Franco Berrino, direttore del Dipartimento di medicina preventiva e predittiva dell'Istituto per lo studio e la cura dei tumori, il progetto Diana (possono aderire donne tra 35 e 70 anni che abbiano avuto un tumore al seno negli ultimi 5 anni) sta accumulando prove che una dieta ricca di frutta e verdura, povera di carni rosse e grassi animali protegge dal tumore al seno e dalle ricadute. Ma le stesse raccomandazioni arrivano dai cardiologi, dai gastroenterologi e dai geriatri.
(Continua nella pagina seguente - vedi sotto il box)
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| COM'ERAVAMO: LA DIETA MEDITERRANEA |
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A “scoprire” questa dieta era stato Ancel Keys, medico dell’University of Minnesota, che, sbarcato a Salerno nel 1945 con le truppe americane, si accorse che molte malattie (aterosclerosi, ipertensione, diabete, malattie digestive, obesità) erano poco presenti nel Belpaese, e particolarmente basse fra la popolazione del Cilento. Intorno al 1952 la carne (e i dolci) arrivavano in tavola una volta la settimana, la domenica e nelle altre feste comandate. Inoltre gli italiani erano cattolici osservanti e la religione prescriveva lunghi digiuni: 40 giorni prima di Pasqua (quaresima) e altrettanti (avvento) prima del Natale, digiuni in cui in tavola non comparivano né i prodotti di origine animale, né i dolci. Per non parlare dell’attività fisica: nel 1952 l’italiano tipo faceva molto moto. Niente Tv, tanto meno con il telecomando, e neppure computer, pochi ascensori, scale mobili, lavatrici, lavastoviglie, lucidatrici. Pochi mezzi pubblici: al lavoro e a scuola si andava a piedi o in bici. La maggioranza degli italiani lavorava in fabbrica con le mani, o in campagna con il badile, o accompagnava le pecore al pascolo. La vita sociale dei bambini ruotava intorno al pallone in cortile e all’oratorio, mentre quella dei padri era al dopolavoro. Negli anni ’50 quindi si bruciava molto di più e si mangiavano in media 2437 calorie al giorno. Distribuite come. Ogni anno l’italiano medio consumava 15 kg di carne, per lo più del pollaio, 3 di pesce, 30 di latticini (latte e formaggio) 170 uova, 17 kg di frutta, 27 di verdura, 2,6 di zucchero; beveva 104 litri di vino e 4 di birra. Oggi il consumo pro capite è di 49,5 kg di carne, 14,4 kg di pesce, 68,8 di latte e formaggi, 227 uova, 85 kg di frutta, 108 di verdura, 6 di zucchero, 52 litri di vino e 30 di birra. Tradotto: sono aumentati a dismisura i grassi animali e gli zuccheri, prima praticamente assenti, mentre l’aumento della verdura è fittizio: l’italiano di ieri attingeva al suo orto e quindi comprava poco nei negozi. Ridotto il consumo di vino e aumentato quello del pesce. Ma soprattutto ridotti cereali e legumi. Fino a 50 anni fa l’energia veniva al 90% da pane e pasta: ben 122 kg l’anno, oltre 3 etti al giorno. Il resto era “companatico”.
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