Un pozzo fino al cuore di un vulcano per produrre energia

Una perforazione fino a 5.000 metri di profondità per estrarre vapore a 500 °C, per produrre energia e studiare il comportamento dei magmi vulcanici.

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In Islanda si sta perforando in prossimità di un vulcano per estrarre vapore ad altissime temperature. L'Islanda è tra i Paesi al mondo più ricchi di vulcani, in quanto si è formata là dove la dorsale dell'Oceano Atlantico è venuta a giorno.

Mai prima d'ora una perforazione nella crosta terrestre era giunta così vicino al cuore di un vulcano e a temperature così elevate. In questi giorni in Islanda, una perforazione in atto nella penisola di Raykianes ha quasi raggiunto i 5.000 metri di profondità, in prossimità di un vulcano, dove le temperature si aggirano attorno ai 500 gradi centigradi. Lo scopo principale della perforazione è di ottenere vapore ad altissima pressione per alimentare una centrale elettrica: «È una nuova strada nella produzione di energia da geotermia», commenta Ageir Margeirsson, responsabile dell'Iceland Deep Drilling Project.

 

Il pozzo sta raggiungendo una zona di magma e acqua dove la temperatura è di 500 °C.

Dieci volte più energia. I geologi che coordinano il progetto non vogliono arrivare al magma del vulcano, ma fermarsi poco prima, dove il gruppo di lavoro si aspetta di trovare roccia fusa mescolata ad acqua in una condizione nota come vapore supercritico, una via di mezzo tra lo stato liquido ad elevata temperatura e il vapore estremamente caldo, dove l'energia contenuta è estremamente superiore ad entrambi gli stati fisici. Quel vapore avrebbe fino a 10 volte più energia di quello estratto da pozzi geotermici convenzionali, dove le temperature si aggirano attorno ai 100 gradi centigradi. «Se l'esperimento porterà buoni risultati, in futuro dovremo perforare un minor numero di pozzi per produrre la stessa quantità di energia, con un minore impatto ambientale e a costi più bassi», illustra Margeirsson.

 

 

Le carote di magma raffreddato estratte durante la perforazione: servono agli scienziati per lo studio dei vulcani.

Qualche pericolo c'è. Occorre comunque essere molto prudenti con perforazioni di questo genere. Nel 2009 un gruppo di lavoro perforò un pozzo in prossimità di un vulcano attivo, ma a 2.100 metri dalla superficie entrarono accidentalmente in un serbatoio di magma e il pozzo venne completamente distrutto. C'è infatti sempre la possibilità che pozzi di questo genere possano aprire al magma una strada per la superficie.

 

I ricercatori hanno studiato a lungo il problema e realizzato numerosi modelli a computer, ma ancora si conosce poco del comportamento dei magmi vulcanici a notevoli profondità, e questa opera è anche un'occasione di prezioso approfondimento scientifico. Fino a questo momento, fa sapere il responsabile del progetto, non c'è stato alcun indizio di eventuali problemi.

17 Dicembre 2016 | Luigi Bignami