La faccia sporca dell'energia

Di energia pulita si parla spesso, di quella che non lo è affatto, quasi mai. Le immagini di alcuni tra gli impianti energetici più inquinanti al mondo.

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Di energia pulita se ne parla e se ne scrive un po’ dappertutto. Di quella sporca, molto meno: eppure, tra dighe, raffinerie a cielo aperto e perforazioni finite male, la fame di energia dell'uomo ha creato spesso danni ambientali irreparabili. E nemmeno i biocarburanti sono così "bio" come possono sembrare.
In questa fotogallery vi presentiamo alcuni tra i progetti energetici meno eco sostenibili mai realizzati e i disastri che hanno causato. Attenzione: si tratta di immagini ad alto contenuto... inquinante.

yangtze

39 miliardi di metri cubi di acqua, 185 metri di altezza, 2309 di lunghezza: sono i numeri che descrivono la Diga delle Tre Gole, in cinese ????, l’enorme diga sul fiume Yangtze nella provincia del Hubei, in Cina. Terminata nel 2009, la diga alimenta una centrale idroelettrica dotata di 26 turbine Francis con una potenza complessiva di 18,2 GW.
Secondo le autorità cinesi l’impianto produrrà 84,7 TWh di energia, pari al 3% dell’intero fabbisogno cinese ed eviterà l’emissione nell’atmosfera di oltre 50 milioni di tonnellate di CO2 (oggi quasi l’85% dell’energia elettrica cinese viene prodotta dal carbone).
La realizzazione di questo ciclopico impianto ha però avuto conseguenze pesantissime per l’ambiente: la creazione del bacino ha comportato l’allagamento di oltre 1300 siti archeologici e 116 insediamenti urbani. 1,4 milioni di persone sono state spostate e secondo le autorità cinesi almeno altri 4 milioni dovranno traslocare entro il 2023.
Non solo: la distruzione degli habitat naturali, l’inquinamento delle acque e il traffico navale comporteranno la distruzione di numerose specie animali e vegetali. La prima vittima di questo processo distruttivo è stato il lipote, un delfino d'acqua dolce che popolava le acque del fiume Yangtze, dichiarato estinto nel 2006.


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Le sabbie bituminose sono una combinazione di argilla, sabbia, bitume e acqua dal valore economico inestimabile: da questo agglomerato è infatti possibile ricavare, con complessi processi industriali, petrolio greggio. Peccato che il processo estrattivo sia tra i più inquinanti e meno efficienti al mondo: ogni barile di oro nero estratto dalla sabbia richiede dai 3 ai 5 barili di acqua, comporta consumi energetici ed emissioni tre volte maggiori rispetto ai metodi estrattivi tradizionali e lascia come sottoprodotti sostanze altamente inquinanti come biossido di zolfo, acido solfidrico, ossido di azoto e metalli tossici.
Secondo Greenpeace lo sfruttamento di questi giacimenti in Canada è il più grande progetto industriale al mondo, con un’estensione pari a quella dell’Inghilterra. Si stima che i giacimenti di sabbie bituminose equivalgano ai 2/3 delle riserve mondiali di petrolio.Uno studio pubblicato pochi mesi fa dall’Università dell’Alberta imputa allo sfruttamento delle sabbie bituminose il ritrovamento di migliaia di pesci morti (di cui molti affetti da gravi deformità) nelle acque del fiume Athabasca.
Nella foto: un impianto canadese che tratta sabbie bituminose scarica in un bacino idrico le sostanze tossiche di scarto.

Sai qual è il paese a più alto impatto ambientale? te lo diciamo qui.

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Sidoarjo, isola di Java (Indonesia). Il 28 maggio del 2006 qualcosa va storto durante una trivellazione della PT Lapindo Brantas, una compagnia petrolifera indonesiana che sta cercando gas naturale. Quando le trivelle raggiungono i 2700 metri di profondità dal pozzo iniziano a uscire acqua, terra, vapore e piccole quantità di gas. Nei giorni successivi altre eruzioni simili iniziano un po’ ovunque nella zona: da allora non si sono mai fermate e secondo le stime degli scienziati eruttano ogni giorno 30.000 metri cubi di acqua e fango: il contenuto di 12 piscine olimpioniche. Secondo gli scienziati l’eruzione potrebbe andare avanti per i prossimi 30 anni. Nell’incidente, considerato uno dei più grandi disastri industriali della storia, 14 persone hanno perso la vita e 30.000 sono state evacuate dagli 11 villaggi sepolti dal fango.
Al momento, mentre i dirigenti dell’azienda si difendono nei tribunali attribuendo l’evento a un terremoto, gli abitanti della zona costruiscono dighe e barriere per contenere l’enorme massa di acqua a terra.
I costi per la rimozione del fango sono stati stimati in un miliardo di dollari e sono in molti a temere che la Lapinto Brantas possa fallire prima che i giudici la costringano a pagare.

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L’Africa, per l’ennesima volta, sta diventando terra di conquista per le aziende occidentali. I nuovi colonialisti sono i produttori di biocarburanti (per sapere cosa sono clicca qui), che in Africa possono trovare vaste distese di terra a costi bassi o nulli e abbondante manodopera a buon mercato.
I governi di Tanzania, Ghana, Malawi, Namibia e molti altri stanno concedendo gratuitamente l’utilizzo di migliaia di ettari di terra ad aziende europee e americane in cambio di investimenti che possano portare strade, scuole, ospedali e cibo in una delle regioni più povere del mondo. Il solo Mozambico ha reso disponibili 11 milioni di ettari per la produzione di olio di palma e canna da zucchero da trasformare in carburante ecologico.
Ma le conseguenze di questo eco business sono drammatiche: secondo Il Ghana Environmental Protection Agency, solo nel Ghana 2600 ettari di bosco sono stati tagliati per far posto alle nuove coltivazioni, soprattutto canna da zucchero, che oltretutto necessita di moltissima acqua.
Non solo: "L'espansione dei biocarburanti che sta trasformando le foreste e la vegetazione naturale in colture energetiche sottrae terreno agricolo alle coltivazioni per uso alimentare, oltre a aumentare i conflitti con le popolazioni locali sulla proprietà terra", dichiara Mariann Bassey, di Friends of the Earth della Nigeria.
Ma secondo i sostenitori dei biocarburanti proprio l’importazione in Africa di queste colture potrebbe salvare il continente dalla fame, grazie allo sviluppo di un agricoltura moderna e alla realizzazione delle infrastrutture per l’irrigazione.
Nella foto: carri trasportano le canne da zucchero verso gli impianti che le trasformeranno in biocarburante.

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La produzione di corrente elettrica in centrali a gas naturale è una delle forme di produzione energetica più pulite e con le emissioni di CO2 più contenute. A patto di non vivere nei pressi di Pavillion Wyoming, dove le perforazioni incontrollate alla ricerca di gas hanno causato la contaminazione delle falde di acqua potabile con fenoli, metalli e naftalene. La situazione è talmente grave che gli abitanti della piccola cittadina sono stati invitati dalle autorità a ventilare con cura i bagni durante la doccia per evitare il rischio di esplosioni e intossicazioni.
La EnCana, la compagnia petrolifera responsabile delle trivellazioni, non ha riconosciuto la propria responsabilità ma si è detta disponibile a risarcire per il disturbo gli abitanti di Pavillon rimborsando loro le spese sostenute per l’acquisto dell’acqua minerale.

Sai quali sono i 10 luoghi più inquinati della Terra? Scoprili in questa mappa.

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Immaginate di trovare un giacimento di carbone sotto la sommità di una collina o di una montagna: come si fa a sfruttarlo? Semplice: si rimuove tutto ciò che c’è sulla cima, piante, animali, terreno, e si scava il prezioso minerale. E una volta che la vena si è esaurita? Si riporta il materiale rimosso al suo posto e si tenta di ridare al sito il suo aspetto originale. Sembra tutto sotto controllo, ma in realtà è una pratica con conseguenze devastanti sull’ecosistema ampiamente utilizzata nella regione degli Appalachi, negli Stati Uniti orientali. Non solo compromette la biodiversità minacciando la flora e la fauna, ma mette a serio rischio la salute delle popolazioni locali che si trovano a dover fare i conti con nuvole di polveri inquinanti derivanti dalle attività estrattive. E come se non bastasse la movimentazione di milioni di metri cubi di materiale inquina le falde di acqua potabile.

Miniere a cielo aperto e altri enormi buchi naturali e non in questa fotogallery

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Acque limpide, valli quasi completamente inesplorate (fino al 1898 la sua esistenza era nota solo ai locali) e un ecosistema tra i più affascinanti al mondo: se non avete in procinto un imminente viaggio in Patagonia conservate questa fotografia del fiume Pascua.
Entro il 2020 potrebbe avere un aspetto completamente diverso visto che i 62 km del suo corso sono minacciati dalla costruzione delle dighe di un immenso progetto idroelettrico sviluppato da Endesa, di proprietà dell’ENEL, e dalla cilena Colbùn.  Il progetto da oltre 2750 MW dovrebbe generare circa il 20% dell’energia elettrica prodotta in Cile e prevede l’allagamento di quasi 6000 ettari di territorio e la posa di 2500 km di cavi elettrici lungo il corso del fiume.

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Il disastro della Deepwater Horizon non ha fermato le compagnie petrolifere dall'inseguire altre rischiose trivellazioni d’altura. Una delle più recenti si trova in Groenlandia, in pieno mare artico, dove la scozzese Cairn Energy ha trovato un ricco giacimento petrolifero a 4200 metri di profondità. Le condizioni ambientali proibitive di questa zona, ricoperta da uno spesso strato di ghiaccio per almeno 8 mesi l’anno, rendono questo tipo di attività particolarmente pericolosa. Cosa succederebbe in caso di fuoriuscite di greggio simili a quelle del Golfo del Messico? Come potrebbero arrivare i soccorsi?
Più ottimista il Primo Ministro della Groenlandia, Kuupik Kleist, che vede nelle compagnie petrolifere una parziale soluzione ai problemi di disoccupazione che affliggono il suo paese.

Nella foto: due operai salvano un cucciolo di foca sporco di petrolio dalle acque dell'artico.
Scopri gli animali polari da salvare.

Di energia pulita se ne parla e se ne scrive un po’ dappertutto. Di quella sporca, molto meno: eppure, tra dighe, raffinerie a cielo aperto e perforazioni finite male, la fame di energia dell'uomo ha creato spesso danni ambientali irreparabili. E nemmeno i biocarburanti sono così "bio" come possono sembrare.
In questa fotogallery vi presentiamo alcuni tra i progetti energetici meno eco sostenibili mai realizzati e i disastri che hanno causato. Attenzione: si tratta di immagini ad alto contenuto... inquinante.