• E-Cat, il test del 6 ottobre: le domande del giorno dopo
9
ott 2011

I preparativi

Al centro, Andrea Rossi indica la posizione della termocoppia sullo scambiatore di calore. In fondo, il professor Levi, dell'Università di Bologna, presente a titolo personale. In primo piano l'E-Cat protetto da uno spesso strato di isolante.
Al centro, Andrea Rossi indica la posizione della termocoppia sullo scambiatore di calore. In fondo, il professor Levi, dell'Università di Bologna, presente a titolo personale. In primo piano l'E-Cat protetto da uno spesso strato di isolante.

L'E-Cat è stato predisposto per funzionare a un terzo della sua potenza

A noi di Focus Rossi ha chiesto di arrivare per le 12. La giornata dell'E-Cat è però iniziata attorno alle 9 del mattino, quando è stato pesato. L'operazione è stata poi ripetuta la sera: il confronto delle pesate è servito a escludere che nel sistema chiuso siano avvenute reazioni di combustione chimica.
 
La pesa è stata eseguita anche sulla quantità di idrogeno introdotta nella cella dell'E-Cat dove partecipa col nickel a una reazione di tipo nucleare la cui natura non è, per la scienza, del tutto chiara, perché avviene a temperature modeste e apparentemente senza rischio radiologico.
 
Il nickel, metallo comune ed economico, è appunto l'altro elemento che Rossi dichiara esserci nel suo catalizzatore di energia. Non sappiamo invece nulla di certo sullo stato del nickel (se è in nanoparticelle, lamine ultrasottili o di spessore nanometrico o altro ancora) e possiamo dire ancora meno sull'ipotesi di un "additivo" e sulla sua natura. L'inventore dichiara infatti che questi aspetti dell'E-Cat sono il suo segreto industriale e che per adesso non ha intenzione di svelarli.

Lo scambiatore di calore

Il sistema è stato poi assemblato e preparato: alla scatola dell'E-Cat (50x60x35 cm circa) sono stati collegati la tubazione dell'acqua di alimentazione (pescata da un bidone aperto e inviata a portata costante nella macchina) e il tubo di uscita del vapore. È quest'ultimo che, passando all'interno di uno scambiatore di calore, doveva scaldare acqua corrente fredda presa da un rubinetto attaccato alla rete idrica. Il flusso d'acqua era misurato da un comune contatore d'acqua. L'acqua in uscita dallo scambiatore era poi scaricata in un tombino: era dunque un circuito aperto, senza accumulo d'acqua.
 
Uno scambiatore di calore è concettualmente equivalente alla serpentina di un qualunque scaldabagno istantaneo a gas e svolge lo stesso compito: tenere separata l'acqua da riscaldare dalla fonte di calore - che per lo scaldabagno è la fiamma del gas e per l'E-Cat è il vapore.
 
L'E-Cat, la linea del vapore (un breve tratto di tubo in polietilene che collega l'E-Cat allo scambiatore di calore) e lo scambiatore stesso erano avvolti da materiale isolante per ridurre le dispersioni di calore. L'isolamento dell'E-Cat aveva anche lo scopo di contenere il caldo emesso dalla macchina e che nell'arco della giornata ha alzato di parecchio la temperatura nel piccolo ambiente in cui è avvenuta la prova.
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