La principale questione da dirimere riguarda l'eventuale presenza di un errore sistematico ignoto, di un difetto sconosciuto e costante da qualche parte nell'apparato di misura o in quello di analisi (si può sempre misurare qualcosa di sbagliato pur con tutta la precisione possibile), e questo è esattamente l'impegno che hanno preso i ricercatori del Cern.
Altrettanto importante è capire quali sono le connessioni con risultati già noti, alcuni in linea con quelli di OPERA, altri apparentemente inconciliabili. Tra questi ultimi citiamo la velocità di poco inferiore a quella della luce dei neutrini emessi nell'esplosione della supernova SN87A che raggiunsero la Terra nel febbraio 1987. Erano però neutrini di natura diversa, elettronici e non muonici (vedi Che cosa sono i neutrini?), e a energia più bassa: queste caratteristiche differenti possono spiegare le nuove misure? In che modo? Per contro, nel 2007, al Fermilab di Chicago si erano rilevati neutrini a velocità superluminale: in quell'occasione, però, le misure si rivelarono statisticamente indistinguibili dall'errore sperimentale.
Quando questi aspetti saranno chiariti e l'esperimento confermato, sarà legittimo sbizzarrirsi su di una "nuova fisica" o altre speculazioni. Potremo per esempio riprendere l'idea dei tachioni, ipotetiche particelle che viaggiano a una velocità superiore a quella della luce, o quella di extra-dimensioni, oltre le quattro ordinarie, che nascondono scorciatoie che la materia può prendere per arrivare a destinazione. Per adesso, però, questa è solo fantascienza.