Quando un drone è davvero un drone?
C’è una gran confusione sia a livello di terminologia sia di regolamentazione, ma dopo la sfiorata collisione tra un “drone” e un Boeing 777 Alitalia in fase di atterraggio all’aeroporto JFK di New York, la FAA (Federal Aviation Administration) è obbligata a fare chiarezza.
Negli Stati Uniti manca ancora una normativa seria relativa ai droni © Victor Habbick Visions/Science Photo Library/Corbis
Lunedì 4 marzo. New York, nei pressi dell'aeroporto John Fitzgerald Kennedy. Il volo Alitalia Az60 (un Boeing 777), decollato da Roma Fiumicino sta per atterrare quando avvista qualcosa a circa cinque miglia a sud dell'aeroporto, mentre si trovava a circa 450 metri di quota, durante il final approach, la fase finale di avvicinamento all'aeroporto. Il pilota ha descritto il velivolo, incrociato come un “aereo drone”, mentre l’FBI l’ha definito un “aereo non identificato” di colore nero, largo circa tre metri con quattro eliche. Solo cinque anni fa, prima che il termine drone entrasse nel lessico comune, il pilota del Boeing 777 lo avrebbe semplicemente chiamato “aereo telecomandato”.
Definizione non identificata
I droni ormai imperversano da tempo nei cieli di mezzo mondo, ma esiste già una definizione chiara di cosa siano e, soprattutto, regole e normative atte a rendere i cieli sicuri? La descrizione che più si avvicina a quello che potrebbe essere definito “drone”, secondo la Federal Aviation Administration (FAA) - ossia il Dipartimento dei Trasporti statunitense - è un “unmanned aircraft” recentemente aggiornato a "unmanned aircraft system" - “velivolo senza pilota” che significa tutto e niente: dal drone militare armato di tutto punto all’elicotterino telecomandato da usare al parco.
La FAA definisce, però, delle regole precise per i modellini di aerei telecomandati: tenersi a circa 120 metri dal suolo e alla larga dalle zone abitate. E si deve trattare di un velivolo in scala da non usare per scopi commerciali.
A scopo di lucro
Ecco la prima differenza reale tra un drone e un velivolo giocattolo: scopi commerciali. Insomma, per poter far svolazzare un drone sui cieli degli Stati Uniti a scopo di lucro serve una certificazione rilasciata dalla FAA.
Se, però, l’ENAC italiana (Ente Nazionale per l'Aviazione Civile) italiana, come stabilito nei regolamenti europei, ha già emanato delle regole ben precise riguardo ai droni definiti “aeromobili a pilotaggio remoto” (o APR), nessuno è ancora riuscito a capire con esattezza chi li possiede e li utilizza negli States. Non a caso il Presidente Barack Obama ha firmato nel 2012 una legge che ordina alla FAA di regolarizzare l’uso commerciale e civile dei droni all’interno dello spazio aereo americano entro il 15 settembre 2015.
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