Dal 13 al 28 febbraio, un giornalista e un
fotografo di Focus Storia hanno ripercorso a bordo di una jeep
e per mezzo di piroghe l’itinerario di un famoso esploratore
del passato, René Caillé, che per primo raggiunse
la mitica città sperduta ai confini del Sahara, lungo
le antiche piste percorse dai mercanti di sale e dai Tuareg.
Si è trattato del primo di quattro viaggi sulle orme
dei grandi esploratori alla scoperta di cosa è cambiato
in questi luoghi remoti, come si sono evolute l’economia
e la società, le tradizioni e le usanze ancora vive,
il paesaggio e le città.
Focus.it ha seguito (e seguirà) in diretta questi avventurosi
viaggi ai confini del mondo. Armati di telefono satellitare,
macchina fotografica digitale e computer, i nostri esploratori
hanno infatti inviato (e invieranno) brevi aggiornamenti sull’andamento
del viaggio.
In queste pagine potete leggere il loro diario
dall’Africa più lontana e nascosta.
Fido in pentola Le usanze dei Bobo: carne di cane
e ghiaccioli allo zenzero
Bambini a Ségou
«Sì, li mangiano ancora»
ride Amadou, la nostra nuova guida. «Ma solo nelle occasioni
speciali». René Caillé lo aveva annotato
nel suo diario: nei villaggi bobo i cani sono legati fuori dalle
capanne, in attesa di finire in pentola. Amadou, che studia
antropologia all’Università di Bamako, spiega che
i Bobo ancora oggi cucinano il migliore amico dell’uomo,
nelle celebrazioni più importanti. I cani hanno sostituito
i sacrifici umani e per questo i Bobo ne mangiano la carne senza
guardare, voltando le spalle e con le mani dietro la schiena.
I Bobo, assieme ai Bambara, sono diffusi in tutta la regione
che va dal confine con la Guinea fino al fiume Niger.
Ségou, l’antica
capitale del regno bambara, conserva interessanti testimonianze
del suo grandioso passato. La tomba del fondatore del regno,
Biton Mamari Kulibali, ha un cartello moderno che riporta
le date del suo governo: 1712-1755. Di fronte, la Casa dei
feticci è una parte del vecchio palazzo reale, recentemente
restaurata. Ma agli stranieri è vietato entrare. Visitiamo
invece la casa del capo. L’ingresso è sormontato
da un’architrave in banko (un impasto di fango
e paglia) decorata con un motivo a triangoli rovesciati. Nel
muro è incastonato il bastone simbolo del potere. La
porta, di legno, è intagliata con eleganza e si chiude
con un chiavistello, sempre in legno, che solo la chiave lunga
e piatta con tre chiodi infissi può sbloccare. Il vestibolo
è ampio e fresco, il soffitto in rami è retto
da colonne in legno intagliato e sul pavimento di terra battuta
sono accatastate le pelli di mucca che servono per far accomodare
gli ospiti.
Bighelloniamo tra le viuzze di Ségou, bordeggiate
da muri di fango e invase da bucce di karitè. Un gruppo
di bambini mi ha adottata: litigano fra loro per potermi tenere
per mano. Risolvo la contesa offrendo un dito a ciascuno di
loro e percorro la città portandomi appresso un grappolo
di allegria. La via principale passa accanto alla vecchia
moschea, oggi corrosa dall’acqua e dal tempo. Sembra
un turrito e gigantesco termitaio. In realtà vi abitano
le api, che secondo la tradizione hanno difeso più
volte la città dagli invasori, attaccando i guerrieri
a cavallo. Distribuiamo i ghiaccioli acquistati da un venditore
ambulante: sacchettini pieni di acqua gelata e succo di zenzero.
Tento di sciogliere il nodo e tutti ridono. I bimbi mi mostrano
come fare: basta mordere un angolo del sacchetto e succhiare
dal buco… Molto più semplice!
Ed ecco, sbucano i bimbi circoncisi. Camminano tutti assieme
vestiti con le tuniche blu e con cuffie dello stesso colore
allungate sulle orecchie. I più piccini hanno le tuniche
decisamente troppo grandi per loro e le hanno fermate in vita
con della corda, per non inciampare. Al collo, due astucci
in pelle contengono erbe e parti di animali. Sono i gri
gri, che li proteggeranno al loro ingresso nell’età
adulta.
Proseguiamo dritti verso Mopti,
senza fermarci a Djenné.
Questa mitica città sul fiume aveva molto meravigliato
René Caillé, che vi aveva soggiornato per qualche
giorno lungo la sua rotta per Timbuctù. Noi però
abbiamo saputo che il 24 febbraio prossimo si svolgerà
a Djenné la grande festa per il crépissage,
il restauro dell’imponente moschea di fango. Non vogliamo
assolutamente perderci l’evento, quindi decidiamo di
posticipare la nostra tappa a Djenné.