Sulle orme dei grandi esploratori

René Caillé e il fascino di Timbuctù

Dal 13 al 28 febbraio, un giornalista e un fotografo di Focus Storia hanno ripercorso a bordo di una jeep e per mezzo di piroghe l’itinerario di un famoso esploratore del passato, René Caillé, che per primo raggiunse la mitica città sperduta ai confini del Sahara, lungo le antiche piste percorse dai mercanti di sale e dai Tuareg.
Si è trattato del primo di quattro viaggi sulle orme dei grandi esploratori alla scoperta di cosa è cambiato in questi luoghi remoti, come si sono evolute l’economia e la società, le tradizioni e le usanze ancora vive, il paesaggio e le città.
Focus.it ha seguito (e seguirà) in diretta questi avventurosi viaggi ai confini del mondo. Armati di telefono satellitare, macchina fotografica digitale e computer, i nostri esploratori hanno infatti inviato (e invieranno) brevi aggiornamenti sull’andamento del viaggio.
In queste pagine potete leggere il loro diario dall’Africa più lontana e nascosta.
 
I PROTAGONISTI

IN COLLABORAZIONE CON






















 
 
 
Ségou, 19 febbraio 2005
 
  Fido in pentola
Le usanze dei Bobo: carne di cane e ghiaccioli allo zenzero
 
   
  Bambini a Ségou
 
  «Sì, li mangiano ancora» ride Amadou, la nostra nuova guida. «Ma solo nelle occasioni speciali». René Caillé lo aveva annotato nel suo diario: nei villaggi bobo i cani sono legati fuori dalle capanne, in attesa di finire in pentola. Amadou, che studia antropologia all’Università di Bamako, spiega che i Bobo ancora oggi cucinano il migliore amico dell’uomo, nelle celebrazioni più importanti. I cani hanno sostituito i sacrifici umani e per questo i Bobo ne mangiano la carne senza guardare, voltando le spalle e con le mani dietro la schiena. I Bobo, assieme ai Bambara, sono diffusi in tutta la regione che va dal confine con la Guinea fino al fiume Niger.

Ségou, l’antica capitale del regno bambara, conserva interessanti testimonianze del suo grandioso passato. La tomba del fondatore del regno, Biton Mamari Kulibali, ha un cartello moderno che riporta le date del suo governo: 1712-1755. Di fronte, la Casa dei feticci è una parte del vecchio palazzo reale, recentemente restaurata. Ma agli stranieri è vietato entrare. Visitiamo invece la casa del capo. L’ingresso è sormontato da un’architrave in banko (un impasto di fango e paglia) decorata con un motivo a triangoli rovesciati. Nel muro è incastonato il bastone simbolo del potere. La porta, di legno, è intagliata con eleganza e si chiude con un chiavistello, sempre in legno, che solo la chiave lunga e piatta con tre chiodi infissi può sbloccare. Il vestibolo è ampio e fresco, il soffitto in rami è retto da colonne in legno intagliato e sul pavimento di terra battuta sono accatastate le pelli di mucca che servono per far accomodare gli ospiti.

Bighelloniamo tra le viuzze di Ségou, bordeggiate da muri di fango e invase da bucce di karitè. Un gruppo di bambini mi ha adottata: litigano fra loro per potermi tenere per mano. Risolvo la contesa offrendo un dito a ciascuno di loro e percorro la città portandomi appresso un grappolo di allegria. La via principale passa accanto alla vecchia moschea, oggi corrosa dall’acqua e dal tempo. Sembra un turrito e gigantesco termitaio. In realtà vi abitano le api, che secondo la tradizione hanno difeso più volte la città dagli invasori, attaccando i guerrieri a cavallo. Distribuiamo i ghiaccioli acquistati da un venditore ambulante: sacchettini pieni di acqua gelata e succo di zenzero. Tento di sciogliere il nodo e tutti ridono. I bimbi mi mostrano come fare: basta mordere un angolo del sacchetto e succhiare dal buco… Molto più semplice!
Ed ecco, sbucano i bimbi circoncisi. Camminano tutti assieme vestiti con le tuniche blu e con cuffie dello stesso colore allungate sulle orecchie. I più piccini hanno le tuniche decisamente troppo grandi per loro e le hanno fermate in vita con della corda, per non inciampare. Al collo, due astucci in pelle contengono erbe e parti di animali. Sono i gri gri, che li proteggeranno al loro ingresso nell’età adulta.

Proseguiamo dritti verso Mopti, senza fermarci a Djenné. Questa mitica città sul fiume aveva molto meravigliato René Caillé, che vi aveva soggiornato per qualche giorno lungo la sua rotta per Timbuctù. Noi però abbiamo saputo che il 24 febbraio prossimo si svolgerà a Djenné la grande festa per il crépissage, il restauro dell’imponente moschea di fango. Non vogliamo assolutamente perderci l’evento, quindi decidiamo di posticipare la nostra tappa a Djenné.

 
  LE TAPPE