Sulle orme dei grandi esploratori

René Caillé e il fascino di Timbuctù

Dal 13 al 28 febbraio, un giornalista e un fotografo di Focus Storia hanno ripercorso a bordo di una jeep e per mezzo di piroghe l’itinerario di un famoso esploratore del passato, René Caillé, che per primo raggiunse la mitica città sperduta ai confini del Sahara, lungo le antiche piste percorse dai mercanti di sale e dai Tuareg.
Si è trattato del primo di quattro viaggi sulle orme dei grandi esploratori alla scoperta di cosa è cambiato in questi luoghi remoti, come si sono evolute l’economia e la società, le tradizioni e le usanze ancora vive, il paesaggio e le città.
Focus.it ha seguito (e seguirà) in diretta questi avventurosi viaggi ai confini del mondo. Armati di telefono satellitare, macchina fotografica digitale e computer, i nostri esploratori hanno infatti inviato (e invieranno) brevi aggiornamenti sull’andamento del viaggio.
In queste pagine potete leggere il loro diario dall’Africa più lontana e nascosta.
 
I PROTAGONISTI

IN COLLABORAZIONE CON

















 
 
 
Bamako, 18 febbraio 2005
 
  I cercatori d'oro
Le prime pepite trovate...in una zucca
 
   
  Un ultimo scatto prima di lasciare la Guinea
 
  Lo sento scavare, raschiare, tossire. È là sotto, ma non riesco a vederlo. Il pozzo è troppo profondo (6 metri) e la luce non riesce ad arrivare fino al minatore. Attorno alla buca due suoi compagni attendono che abbia finito di riempire il secchio. Poi tirano la fune e rovesciano la terra rossa e umida su un mucchio lì accanto. Il secchio viene calato di nuovo e il lavoro ricomincia. Siamo nella regione di Bourè, il mitico Paese dell’oro che oggi è al confine tra Guinea e Mali.
René Caillé racconta che proprio da qui arrivava gran parte dell’oro che i mercanti portavano a Djenné e a Timbuctù. Una società ha recentemente ottenuto una concessione dal governo della Guinea per sfruttare uno dei giacimenti e ha aperto una grande miniera a cielo aperto. Ma nei villaggi lì attorno la gente cerca l’oro esattamente come al tempo di Caillé. Qui, vicino a un ruscello, lo sciamano del villaggio ha indicato il posto giusto e i mandinghi hanno scavato una trentina di buche disposte su tre file: i pozzi non sono più larghi di 80 centimetri e un uomo ci passa a malapena. I minatori si danno il cambio frequentemente e risalgono dai cunicoli bagnati di acqua e sudore, ricoperti di terra rossa. Le donne lavano la terra più volte nelle loro calebasse (zucche svuotate ed essiccate, usate come recipienti), eliminando le impurità. All’improvviso una di loro grida. Tutti corrono e si affollano attorno alla sua calebassa. Fatico a trovare un varco nella siepe di teste eccitate che fissano il fondo della zucca, dove luccicano due pepite del diametro di un paio di millimetri. La gioia è grande: è il primo ritrovamento nella miniera. Lo sciamano, ancora una volta, non ha sbagliato.

Il nostro viaggio ora deve separarsi dal percorso seguito dal solitario esploratore francese alla ricerca di Timbuctù. René Caillé da qui si era diretto a Timiè, dove era rimasto due mesi, tormentato dalla febbre e dallo scorbuto. Ora Timiè è in Costa d’Avorio e quel Paese non è sicuro, dopo i recenti disordini e gli scontri con le truppe francesi. Così decidiamo di passare direttamente dalla Guinea in Mali. A Kouremaliè, alla frontiera, ci aspetta il fuoristrada che ci porterà verso la nostra destinazione finale, la mitica Timbuctù. Le formalità si svolgono sotto una fresca tettoia di paglia. Con nostra sorpresa nessuno dei poliziotti guineani ci chiede mance extra. In Mali, la dogana è una piccola costruzione di fango e paglia. Alle pareti, due cartelli spronano i doganieri: “La grandezza di un uomo si misura dalla sua capacità di assumersi delle responsabilità” recita il primo. E il secondo puntualizza: “Uno è nominato responsabile affinché prenda le decisioni più difficili. Se la decisione fosse semplice, non avremmo bisogno di un responsabile”.
La sera arriviamo a Bamako, la polverosa capitale del Mali adagiata sulle rive del Niger. L’hotel più lussuoso offre la possibilità di connettersi a Internet. Finalmente possiamo tentare di inviarvi qualche foto.

 
  LE TAPPE