Dal 13 al 28 febbraio, un giornalista e un
fotografo di Focus Storia hanno ripercorso a bordo di una jeep
e per mezzo di piroghe l’itinerario di un famoso esploratore
del passato, René Caillé, che per primo raggiunse
la mitica città sperduta ai confini del Sahara, lungo
le antiche piste percorse dai mercanti di sale e dai Tuareg.
Si è trattato del primo di quattro viaggi sulle orme
dei grandi esploratori alla scoperta di cosa è cambiato
in questi luoghi remoti, come si sono evolute l’economia
e la società, le tradizioni e le usanze ancora vive,
il paesaggio e le città.
Focus.it ha seguito (e seguirà) in diretta questi avventurosi
viaggi ai confini del mondo. Armati di telefono satellitare,
macchina fotografica digitale e computer, i nostri esploratori
hanno infatti inviato (e invieranno) brevi aggiornamenti sull’andamento
del viaggio.
In queste pagine potete leggere il loro diario
dall’Africa più lontana e nascosta.
Auto in panne Parte l'avventura e iniziano i primi
problemi
Si tenta di riparare l'auto a Mamou.
Alle 6 del mattino l’aereo della Royal Air Maroc inizia
la discesa. Della Guinea non si distingue ancora nulla. Tutto
è immerso in una nebbia fitta, perlacea e lattiginosa
come il liquido delle noci di cocco. Soltanto qualche albero
di jacaranda rivela che l’aereo non ha sbagliato rotta.
Non siamo tornati nella pianura padana. Stiamo davvero atterrando
a Conakry.
L’harmattan da tre mesi solleva incessante la
polvere che ora vela le cime dei monti, laggiù. A Conakry
è l’ora di punta. Un serpentone di auto ammaccate
ma con il clacson perfettamente funzionante si snoda per tutta
la lunghezza di questa lingua di terra sottratta all’oceano.
Dopo essere stati ricevuti da due funzionari del ministero del
Turismo, ci dirigiamo finalmente verso l’interno, verso
l’altopiano del Fouta Djalon, che René
Caillé attraversò a piedi. Le colline si susseguono
verdi e dolci, la terra rossa come quella dei nostri campi da
tennis. In alcuni punti l’orizzonte ondulato e regolare
è interrotto da drammatiche falesie di roccia nera con
una peluria di cespugli e banani sulla cima. I villaggi occupano
radure in mezzo ai boschi: ci sono le capanne di terra impastata,
con un alto tetto a cono in paglia, accanto a moderne case di
mattoni e cemento senza acqua né elettricità.
È da un po’ che l’auto raschia e sputa, la
sua tosse metallica sembra peggiorare a ogni chilometro. A Mamou
ci fermiano e chiediamo aiuto a un meccanico. In tre smontano
il mozzo della ruota anteriore destra. Osservano con serietà
ogni pezzo. Lo soppesano con cura, lo mostrano ai curiosi. Poi,
fiduciosi, rimettono tutto a posto e annunciano di aver aggiustato
il guasto. Fiduciosi anche noi, montiamo in macchina, ma 200
metri dopo il raschio metallico è così forte che
ci arrendiamo. Si dorme a Mamou.