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Sulle
orme dei grandi esploratori
René Caillé e il fascino di Timbuctù
Dal 13 al 28 febbraio, un giornalista e un
fotografo di Focus Storia hanno ripercorso a bordo di una jeep
e per mezzo di piroghe l’itinerario di un famoso esploratore
del passato, René Caillé, che per primo raggiunse
la mitica città sperduta ai confini del Sahara, lungo
le antiche piste percorse dai mercanti di sale e dai Tuareg.
Si è trattato del primo di quattro viaggi sulle orme
dei grandi esploratori alla scoperta di cosa è cambiato
in questi luoghi remoti, come si sono evolute l’economia
e la società, le tradizioni e le usanze ancora vive,
il paesaggio e le città.
Focus.it ha seguito (e seguirà) in diretta questi avventurosi
viaggi ai confini del mondo. Armati di telefono satellitare,
macchina fotografica digitale e computer, i nostri esploratori
hanno infatti inviato (e invieranno) brevi aggiornamenti sull’andamento
del viaggio.
In queste pagine potete leggere il loro diario
dall’Africa più lontana e nascosta. |
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COLLABORAZIONE CON |
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Destinazione Timbuctù
tra mito e realtà
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Il fascino di Timbuctù, la mitica
città "coperta d’oro", è stata
l’ossessione di decine di esploratori. In tanti sono morti
nel tentativo di arrivarci. Alexander Gordon Laing la raggiunse
nel 1826, ma non riuscì a tornare indietro per raccontarlo:
fu ucciso sulla via del ritorno perché si era rifiutato
di convertirsi all’Islam.
Per René Caillé, sulle cui orme si cimenteranno
i giornalisti di Focus Storia, Timbuctù fu una vera mania:
cominciò a sognare di raggiungerla a 13 anni e passò
tutta la giovinezza a cercare un finanziatore per la spedizione.
Finalmente, nel 1824 riuscì a partire per l'Africa. Per
non finire ucciso, come successo ad altri, si preparò
minuziosamente: per un anno visse con i Mauritani, imparando
l’arabo e i loro costumi e poi si finse un musulmano,
rapito dai francesi durante la campagna d'Egitto e allevato
in Francia.
Il viaggio verso Timbuctù, iniziato nel 1827, fu molto
avventuroso, perché nessun europeo sapeva dove fosse
esattamente la leggendaria città al centro di traffici
e commerci lungo la via del sale. Caillé ben presto finì
i soldi, distribuiti ai capi locali per ottenerne la protezione.
E quando finalmente arrivò, il 20 aprile del 1828, la
sua delusione fu grande: aveva rischiato la vita e la salute
(ammalatosi di scorbuto, aveva perso tutti i denti e parte del
palato) per un pugno di case perse nella sabbia… Timbuctù,
infatti, dopo l’apogeo commerciale e intellettuale raggiunto
intorno al XV secolo, aveva iniziato una lenta decadenza.
Nonostante siano passati quasi 180 anni, il suo mito è
ancora vivo e il suo nome è rimasto come locuzione per
indicare un luogo estremamente remoto. |
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