25
feb 2010

La canzone di John Brown

La canzone che ha fatto conoscere anche in Italia l’abolizionista John Brown in origine non fu scritta pensando a lui. Le parole (anonime) della marcetta si riferivano ironicamente a un sergente...

La canzone che ha fatto conoscere anche in Italia l’abolizionista John Brown in origine non fu scritta pensando a lui. Le parole (anonime) della marcetta si riferivano ironicamente a un sergente scozzese nordista, preso in giro per l’omonimia con il John Brown giustiziato nel 1859. La musica, invece, era già nota. «Era un canto metodista di inizio ’800 (Say, brothers, will you meet us)» spiega Mariano De Simone, studioso di musica tradizionale nordamericana. «Era intonata nei camp meeting: raduni di fedeli in cui i predicatori metodisti utilizzavano il canto come forma di preghiera».
In politica. Durante la guerra civile americana, la canzone religiosa si trasformò, passando attraverso la variante ironica del sergente Brown, nell’inno nordista con le parole di William Weston Patton (1861). L’anno dopo apparve un’ulteriore versione, quella dell’abolizionista Julia Ward Howe, Inno di battaglia della Repubblica, diventata un canto patriottico statunitense intonato ancora oggi alle convention tanto repubblicane quanto democratiche.
Esportata. «È probabile che la canzone, suonata spesso da bande di strumenti a fiato, sia giunta in Europa già alla fine dell’Ottocento» dice De Simone. «Sicuramente la cantavano i soldati americani durante la Seconda guerra mondiale e fu così che entrò anche nel nostro immaginario, come simbolo della lotta per la libertà contro gli oppressori».

Tags:
2
0
Contenuti correlati
Commenti (0)
commento-focus

Non sei connesso. Accedi utilizzando gli strumenti sottostanti.

commento-focus
Non sei connesso. Accedi utilizzando gli strumenti sovrastanti.
Oppure registrati.
Non sono presenti commenti.