27
apr 2011

Venticinque anni fa, Chernobyl!

<div style="text-align: right;">
<div style="text-align: left;">26 aprile 1986: il mondo assiste attonito al pi&ugrave; grande disastro nucleare della storia. All'1.45 del mattino, durante un test definito di sicurezza, ma condotto in realt&agrave; in aperta violazione di tutti i protocolli e delle pi&ugrave; elementari regole del buon senso, il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl, o Černobyl', esplode. <br />
Nelle ore e nei giorni successivi pi&ugrave; di 330.000 persone vennero evacuate e la nube radioattiva raggiunse rapidamente tutti i paesi europei e l'America del Nord.<br />
La cronaca di quei giorni drammatici &egrave; raccontata magistralmente nelle immagini di <span style="color: #ff0000;"><strong>Igor Kostin</strong></span>, un fotografo russo che per anni ha seguito le vicende personali di chi &egrave; stato, suo malgrado, coinvolto nell'incidente.<br />
Gli scatti che Focus.it vi presenta in questa fotogallery sono alcuni dei pi&ugrave; suggestivi tra quelli che Kostin ha pubblicato nel suo libro "Chernobyl: confessioni di un reporter". <br />
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(Focus.it, 26 aprile 2011)<br />
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Maggio 1986: un elicottero sorvola il luogo del disastro. La foto &egrave; scattata lontano dal finestrino a causa delle radiazioni, ancora molto alte, presenti sopra il reattore.<br />
Dopo l'esplosione, la zona del reattore era coperta di polveri radioattive che furono fissate al suolo grazie a speciali&nbsp; composti chimici spruzzati da aerei ed elicotteri<br />
<div style="text-align: left;">Lo strato di materiale tossico fu poi arrotolato come un tappeto da gruppi di operai chiamati "liquidatori", e venne sepolto insieme al resto dei rifiuti nucleari.<br />
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<div style="text-align: right;"><em>&copy; foto Igor Kostin/Corbis</em></div>
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<div style="text-align: left;"><span class="caption">I liquidatori misurano la radioattivir&agrave; nei campi all'interno della fascia di sicurezza di 30 km attorno alla centrale. <br />
Utilizzano rilevatori antiquati e sono protetti da tute e maschere anti composto chimico, assolutamente inadatte a difenderli dalle radiazioni.&nbsp; <br />
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<em>&copy; foto Igor Kostin/Corbis</em></div><div style="text-align: right;">
<div style="text-align: left;"><span class="caption">Un liquidatore lava la polvere radioattiva dalla facciata di una casa di Chernobyl, evacuata ben 10 giorni dopo l' esplosione. Prima dell'incidente la cittadina contava circa 15.000 abitanti</span><br />
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<em>&copy; foto <span class="credit">Igor Kostin/Corbis</span></em><br />
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<div style="text-align: left;"><span class="caption">Giugno 1986: un liquidatore recupera un pesce morto da un bacino artificiale utilizzato per il raffreddamento delle turbine della centrale di Chernobyl. <br />
Il pesce,ucciso dall'esposizione alle radiazioni, &egrave; molto pi&ugrave; grande e grasso del normale. Insieme a migliaia di suoi simili &egrave; saltato fuori dall'acqua ed &egrave; atterrato sulla strada, dove avrebbe potuto entrare in contatto con chiunque.</span><br />
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<em>&copy; foto </em><span class="credit"><em>Igor Kostin/Corbi</em>s</span></div><div style="text-align: right;">
<div style="text-align: left;">Giugno 1986: ecco come appariva il reattore 4 della centrale nucleare di Chernobyl, dopo l'esplosione.<br />
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<em>&copy; foto Igor Kostin/Corbis</em></div><div style="text-align: right;">
<div style="text-align: left;"><span class="caption">La maggior parte dei liquidatori era costituita da riservisti dell'esercito richiamati per fronteggiare l'emergenza. Specializzati in guerra chimica e relative contromisure, non avevano la minima idea di come affrontare una simile catastrofe. <br />
E le forze armate non avevano nemmeno l'equipaggiamento specifico da offrire loro: i militari furono cos&igrave; rivestiti con grandi grembiuli di piombo spessi 3-4 mm che li proteggevano solo davanti e dietro.</span><br />
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<em>&copy; foto Igor Kostin/Corbis</em></div><div style="text-align: right;">
<div style="text-align: left;"><span class="caption">Liquidatori al lavoro nella zona del reattore. Dopo aver tentato inutilmente di ripulire l'area con l'aiuto di robot tedeschi, giapponesi e americani messi fuori gioco dall'eccessivo livello di radiazioni, le autorit&agrave; decisero di impiegare operai umani. </span><br />
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<div style="text-align: left;"><span class="caption">Il livello di radiazioni era cos&igrave; alto che dopo 40 secondi gli spalatori ne avevano assorbite pi&ugrave; di quelle che sarebbe lecito assorbire in una vita intera. Molti di loro morirono nei mesi e anni successivi e quelli che oggi sono ancora vivi, sono gravente ammalati.</span><br />
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<em>&copy; foto Igor Kostin/Corbis</em></div><div style="text-align: right;">
<div style="text-align: left;"><span class="caption">Per indicare la fine delle operazioni di pulizia del tetto del reattore 3, le autorit&agrave; ordinarono a tre liquidatori di esporre una bandiera rossa sulla sommit&agrave; della ciminiera. Dopo due tentativi in elicottero non riusciti,&nbsp; i tre operai&nbsp; optarono per la scala di ferro che saliva a spirale lungo i 78 metri della torre. </span><br />
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<div style="text-align: left;"><span class="caption">Visto l'alto livello di radiazioni fu suggerito loro di compiere l'intera operazione - salita, esposizione della bandiera e discesa - in meno di 9 minuti. Ci riuscirono. <br />
La loro performance "sportiva" fu premiata con una bottiglia di Pepsi, all'epoca un lusso, e un giorno di riposo.</span><br />
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<em>&copy; foto <span class="credit">Igor Kostin/Corbis</span></em></div><div style="text-align: right;">
<div style="text-align: left;"><span class="caption">L'uomo al centro della foto &egrave; Hans Blix, all'epoca il direttore dell'Agenzia Atomica Internazionale. Sta guardando un video sulle operazioni di decontaminazione insieme ad alcuni rappresentanti del governo sovietico. <br />
Svedese, classe 1928, Blix &egrave; stato una figura chiave nella gestione del disatro: visit&ograve; il sito numerose volte e insieme al suo team di esperti sovraintese alla costruzione del sarcofago di cemento che racchiude il reattore.</span><br />
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<em>&copy; foto Igor Kostin/Corbis</em></div><div style="text-align: right;">
<div style="text-align: left;">Giugno 1987: un liquidatore nella camera asettica di un ospedale di Mosca si riprende dai postumi di un'operazione.<span class="caption"></span><em><br />
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<em>&copy; foto Igor Kostin/Corbis</em></div><div style="text-align: right;">
<div style="text-align: left;"><span class="caption">Il villaggio di Kopachi, a 7 km da Chernobyl, viene sepolto dai bulldozer casa per casa.</span><br />
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<div style="text-align: left;"><span class="caption">Numerosi altri villaggi nei pressi della centrale hanno fatto la stessa fine: ricoperti da uno spesso strato di terra e spianati dalle ruspe.</span><br />
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<em>&copy; foto Igor Kostin/Corbis</em></div><div style="text-align: right;">
<div style="text-align: left;">1988: i parenti commossi piangono sulla bara di Alexander Goure&iuml;ev, un "gatto dei tetti", uno dei liquidatori che aveva lavorato sul tetto del reattore 3. <br />
Come molti colleghi mor&igrave; per le malattie contratte a seguito dell'esposizione alle radiazioni.<br />
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<em>&copy; foto Igor Kostin/Corbis</em></div>Nel 1988 Kostin scopr&igrave; questo bambino in un orfanotrofio della Bielorussia (i cui confini si trovano a 16 chilometri dalla centrale). Nato malformato a causa delle radiazioni, il "bambino di Chernobyl" divenne presto famoso in tutto il mondo. La sua foto venne pubblicata dal giornale tedesco Stern e da tutti i media occidentali. <br />
Adottato da una famiglia britannica, dopo numerosi interventi chirurgici oggi vive una vita relativamente normale.<br />
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<em>&copy; foto Igor Kostin/Corbis</em></div><div style="text-align: right;">
<div style="text-align: left;">Negli anni immediatamente successivi al disastro, i botanici notarono che nelle zone pi&ugrave; colpite dalle radiazioni erano cresciute piante straordinariamente grandi. <br />
Questi mostri vegetali non riuscirono comunque a riprodursi: la selezione naturale non glielo permise.<br />
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<em>&copy; foto Igor Kostin/Corbis</em></div><div style="text-align: right;">
<div style="text-align: left;"><span class="caption">"Una Norimberga per Chernobyl". Cos&igrave; nel 1989 un gruppo di dimostranti, a Kiev, chiedeva alle autorit&agrave; di rendere pubblici i documenti ufficiali relativi all' incidente. <br />
Nella foto si riconoscono le bandiere di alcune delle regioni colpite dal disastro: Bielorussia (verde), Ucraina (gialla) e Russia (tricolore)</span><br />
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<em>&copy; foto Igor Kostin/Corbis</em></div><div style="text-align: right;">
<div style="text-align: left;">Dicembre 1989: a tre anni e mezzo dall'esplosione, queste mele restano incolte sul loro albero all'interno della fascia di sicurezza.<br />
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<em>&copy; foto Igor Kostin/Corbis</em></div>Nel 1992 molti contadini che si erano rifiutati di lasciare le loro case e i loro campi ubicati all'interno della fascia di sicurezza, sfidavano quotidianamente gli elevatissimi livelli di cesio-137 rilevati nel suolo.<br />
<div style="text-align: right;"><em>&copy; foto Igor Kostin/Corbis</em></div>Una curiosa immagine di Igor Kostin, riflesso nel vetro di un posto di controllo di Pripyat, citt&agrave; fantasma nei pressi di Chernobyl costruita negli anni '70 per ospitare i lavoratori della centrale. <br />
Qui i livelli di radiazioni sono cos&igrave; alti che non sar&agrave; abitabile per i prossimi 24.000 anni.<br />
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<div style="text-align: right;"><em>&copy;&nbsp;foto Igor Kostin/Corbis</em></div><div style="text-align: right;">
<div style="text-align: left;"><span class="caption">Nel 1991 una seconda esplosione, questa volta nella sala turbine del reattore 2, sconvolse nuovamente l'impianto di Chernobyl e chi vi lavorava.</span> Ma questa volta senza fuga di radiazioni.<br />
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<em>&copy; foto <span class="credit">Igor Kostin/Corbis</span></em><br />
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<div style="text-align: left;">Viktor Brioukhanov, direttore della Centrale Nucleare di Chernobyl,&nbsp; Nikola&iuml; Fomin,
suo assitente e ingegnere capo, e Anatoly Diatlov, ingegnere capo, attendono il giudizio al processo sul disastro celebrato nel luglio del 1987. Tutti e tre scontarono 10 anni di carcere.<br />
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<em>&copy; foto <span class="credit">Igor Kostin/Corbis</span></em></div><div style="text-align: right;">
<div style="text-align: left;">Sotto il sarcofago che oggi racchiude ci&ograve; che resta del reattore 4, 40 metri sotto terra, la radioattivit&agrave; &egrave; ancora molto alta. <br />
Il liquidatore Georgi
Reichtmann, guida di Kostin all'interno dell'impianto, la sta misurando con un rilevatore. Reichtmann, considerato uno dei migliori conoscitori della grande bara di cemento, da qualche anno &egrave; reponsabile della formazione dei nuovi liquidatori e dello staff di sicurezza della centrale.<br />
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<em>&copy; foto Igor Kostin/Corbis</em></div>Qui una volta c'era una curva pericolosa, ora solo erba radioattiva. Siamo a Jitomir, Ucraina, all'interno della fascia di sicurezza.<br />
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Com'&egrave; oggi Chernobyl? Come sar&agrave; Fukushima nel 2036? Scoprilo nelle foto di <a href="http://www.gerdludwig.com/html/chernobyl_zone_01.htm" target="_blank"><strong><span style="color: #0066cc; text-decoration: underline;">Gerd Ludwig</span></strong></a>.
<div style="text-align: right;"><br />
<em>&copy; foto Igor Kostin/Corbis</em></div>{CONTENT}

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