• Ombelichi al vento
23
gen 2008

Ombelichi al vento: le origini della danza del ventre

Ombelichi al vento: le origini della danza del ventre

La danza del ventre è oggi di gran moda in Europa. Ma qual è la sua origine e il significato dei suoi movimenti? Ne parla Focus Storia nel numero 18, in edicola dal 25 gennaio.





Articolo tratto da





di Matteo Liberti
Un concorso internazionale di danza orientale a Belgrado: oggi questa danza
è di moda in tutto l'Occidente. Le sue movenze imitano le forme e i ritmi
della natura, ma anche il parto e l'atto sessuale.

L’ultima lite tra Israele ed Egitto? Non si è accesa per motivi strettamente politici, ma ha i contorni sinuosi delle ballerine di danza orientale. Al centro del dibattito c’è infatti il IV festival internazionale di danza del ventre che si svolge a Eilat, a sud di Israele. Da una parte gli organizzatori dell’appuntamento dichiarano che proprio la posizione di Eilat, tra Giordania ed Egitto, ribadisce la diversità della danza del ventre israeliana da quella araba.
Dall’altra parte, l’Egitto ne rivendica la paternità assoluta e accusa Israele di “saccheggiare” la propria eredità musicale. Tra un’accusa e l’altra, il festival si è svolto tra il 17 e il 19 gennaio e tra gli appassionati non si sono viste solo donne.
Il ritorno della danza del ventre ha coinvolto infatti anche gli uomini (vedi il video qui sotto), anche se questa non è esattamente una novità: già tra il 1834 e il 1849 le danzatrici (ghawazee) erano state bandite dalla città del Cairo. Si riteneva infatti che le loro esibizioni esponessero troppo le donne e, per un certo periodo, a loro furono preferiti danzatori maschi.






Una performance di uno dei ballerini (maschi) più famosi, Tito Seif, il quale si esibisce sempre con un lungo caftano (il galabiyah).


Ma qual è la storia che si cela dietro i veli delle danzatrici del ventre? Ecco la ricostruzione di Focus Storia.
Era l’estate del 1893, il luogo era Chicago e il contesto quello del World’s Columbian Exposition, l’esposizione universale per l’anniversario della scoperta dell’America. Una piccola folla di uomini si accalcava entusiasta di fronte a uno spettacolo mai visto prima. I loro occhi erano stati rapiti dalla sinuosa bellezza di alcune danzatrici egiziane che si esibivano in un padiglione dall’esotico nome di “Una strada del Cairo”. Tra quelle ballerine, la più abile e fascinosa portava il nome di Fahreda Mahzar, e stava mostrando per la prima volta agli Stati Uniti d’America le meraviglie della raqs al sharqi, la “danza orientale”.

Egitto, XI secolo. Scultura in avorio
a decoro di una porta.
Foto: © Belly dance museum


Antico rito
Per sapere quale storia si celasse dietro i seducenti movimenti di quella danzatrice bisogna fare qualche passo indietro nel tempo. Rintracciare una località e una data precise a cui far risalire la nascita della danza del ventre (nome col quale è oggi più conosciuta la danza orientale) è per la verità impossibile.
«La cosa certa è che le sue radici appartengono a più culture e sono antichissime» spiega Maria Strova, autrice del libro Il linguaggio segreto della danza del ventre (Macro Edizioni). Alcuni studiosi la collegano addirittura ai ritrovamenti di statuine “dal ventre fertile” databili a 20 mila anni fa, come la Venere Laussel, un modello primordiale di fertilità e femminilità dai fianchi larghi. Ma la maggior parte degli esperti ne attribuiscono l’effettiva origine alle cerimonie religiose praticate dalle donne dell’antica Mesopotamia in onore alla dea-madre Ishtar (Inanna per i Sumeri).
A lei si rivolgevano le sacerdotesse attraverso danze propiziatorie, per invocare la fertilità della terra e del ventre femminile. Le movenze cercavano quindi di imitare le forme e i ritmi della natura, come le onde del mare, le fasi lunari, l’uovo o il serpente; mentre altre evocavano esplicitamente il parto o l’atto sessuale: in questa ottica vanno interpretati i movimenti (shimmy) dei fianchi e del bacino, fatti vibrare e sussultare velocemente.

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