• Ecco la grotta "proibita"
11
set 2007

Ecco la grotta proibita

Ecco la grotta "proibita"

Un viaggio alla scoperta della Grotta dei Cervi, in provincia di Lecce, uno dei principali monumenti del neolitico in Europa. Le sue misteriose iscrizioni affascinano gli scienziati, ma le delicate condizioni che hanno permesso la loro conservazione per migliaia di anni, potrebbero essere alterate dalla presenza dei visitatori. Così alcuni ricercatori hanno pensato di ricostruire l’ambiente al computer per renderlo accessibile a tutti.

di Andrea Parlangeli

L'ambiente è ricostruito al computer dai ricercatori ed è "visitabile" soltanto virtualmente, perché la presenza del pubblico danneggerebbe i pittogrammi. Acquisizione digitale 2D e 3D.

Danze rituali, scene di caccia, simboli astratti ancora tutti da decifrare... sono circa 3 mila i pittogrammi in ocra rossa e guano di pipistrello che decorano la Grotta dei Cervi a Porto Badisco, in provincia di Lecce, e ne fanno uno dei principali monumenti del neolitico in Europa.
Peccato che nessuno abbia potuto visitare questo antichissimo luogo di culto, se non pochi addetti ai lavori: le delicate condizioni di umidità (98-100%) e di temperatura (18 °C), che hanno permesso la miracolosa conservazione delle pitture, sarebbero infatti alterate dalla presenza di visitatori, portando al rapido degrado dei disegni. Per questo, il coordinamento Siba dell’Università del Salento, in collaborazione con la Soprintendenza dei Beni Archeologici della Puglia e il Visual Information Technology Group dell’IIT-Nrc in Canada, nel 2003 ha avviato il progetto “Grotta dei Cervi – Porto Badisco” per ricostruire virtualmente la grotta.

La grotta fu scoperta da un gruppo di speleologi nel 1970. Ed è candidata a diventare patrimonio mondiale dell'umanità dell'Unesco.
Acquisizione digitale 2D e 3D.
Mani di bambino

La Grotta dei Cervi è un complesso di cunicoli sotterranei collegati tra loro. Ci sono 3 corridoi principali, lunghi circa 300 metri, che raggiungono una profondità di 26 metri sotto il livello del mare. Entrare non è semplice, richiede il passaggio attraverso strette aperture, ma una volta superate le difficoltà, lo spettacolo che si apre di fronte agli occhi del visitatore è straordinario, soprattutto per la ricchezza di simboli dei pittogrammi. Ci sono (presunte) rappresentazioni di caccia, tra cui una che è stata interpretata come una caccia ai cervi e ha dato nome alla grotta. C’è un’intera volta di una sala sotterranea, in fondo al “corridoio 2”, tempestata da impronte di mani di bambino: forse quel che resta di un rito d’iniziazione, o semplicemente un modo di dire “io sono stato qui” (impronte simili si trovano in tutto il mondo, dalla Patagonia alla Francia e al Sahara). Ma quel che colpisce è soprattutto il ricchissimo repertorio di immagini astratte, difficilissime – forse impossibili – da decifrare.

Monumento alla Dea?
«Ci sono simboli che ricorrono in tutto il mondo antico, come la spirale (simbolo di vita e rigenerazione attribuito alla Dea Madre), che nella Grotta dei Cervi è presente nei pittogrammi ed è il motivo dominante di decorazione delle ceramiche rinvenute» dice Elettra Ingravallo, docente di Paletnologia all’Università del Salento. «Ma gran parte dei simboli sono un mistero. In realtà, più che guardare ai singoli simboli, a mio parere bisognerebbe considerare l’opera nel suo complesso: lungo il percorso c’è un racconto che si snoda, una storia condivisa e nota ai frequentatori della grotta. La grotta doveva essere l’equivalente di quello che per noi è un santuario o un luogo di culto. Sicuramente ospita la più ricca raccolta di simboli risalenti al neolitico – un vero e proprio manifesto ideologico della preistoria - di tutto il mondo occidentale».

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