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Il caso Cianciulli
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Così fece sapone delle sue vittime
Museo del Crimine di Roma
Davvero Leonarda Cianciulli trasformò le sue vittime in saponette? Alcuni periti al processo del 1946 dubitarono che fosse riuscita da sola a squartare corpi pesanti almeno 70 kg e che fosse riuscita a saponificarli con la soda caustica. «La descrizione circostanziata che si legge nel memoriale lascia in realtà pochissimo spazio ai dubbi» spiega Augusto Balloni. «Le perizie scientifiche, poi, accertarono la presenza, nel pozzo nero che la criminale aveva in casa, di frammenti ossei umani modificati da un processo chimico compatibile con quello della saponificazione» aggiunge Cecilia Monti, che nel team di Balloni ha analizzato gli aspetti scientifico-forensi del caso.
«Le perplessità riguardano piuttosto il fatto che la saponificazione fosse avvenuta all’insaputa di tutti e che poi quelle saponette fossero state usate davvero, come si dice spesso» spiega Monti.
A quel tempo in campagna il sapone si otteneva facendo bollire nella soda caustica gli scarti del maiale (ossa e cartilagini): un procedimento che si svolgeva all’aperto a causa del fetore che produceva. «Possibile che il figlio Giuseppe, come dichiarò, avesse confuso l’odore nauseabondo del pentolone materno con quello della fogna? Quanto alle saponette, forse se ne sbarazzò un po’ per volta, senza doverle usare».
| Per saperne di più: Soda caustica, allume di rocca e pece greca. Il caso Cianciulli (Minerva edizioni) A cura di: Augusto Balloni, Roberta Bisi, Cecilia Monti. |
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