25
gen 2011

Radio Days - L'alba dell'Era Atomica

All'inizio del '900 le due grandi scoperte della scienza erano ancora l'elettricità e il magnetismo. Fenomeni noti, utili, e che non avevano mai ammazzato nessuno. Perché doveva essere diverso per la radioattività? Nessuno pensava che potesse essere pericolosa, finché i ricercatori non cominciarono a morirne: e anche allora non fu chiara fin da subito la relazione, perché la radioattività colpiva dopo anni... All'inizio - e per molto tempo - c'è stata solo l'idea delle meraviglie promesse dalla nuova Era Atomica.

<em>Useresti cosmetici, supposte o preservativi radioattivi? Combatteresti i reumatismi col radio o il languore pomeridiano con una barretta di cioccolato all'uranio?<br />
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All'inizio del '900 le due grandi scoperte della scienza erano ancora l'elettricit&agrave; e il magnetismo. Fenomeni noti, utili, e che non avevano mai ammazzato nessuno. Perch&eacute; doveva essere diverso per la radioattivit&agrave;? Nessuno pensava che potesse essere pericolosa, finch&eacute; i ricercatori non cominciarono a morirne: e anche allora non fu chiara fin da subito la relazione, perch&eacute; la radioattivit&agrave; colpiva dopo anni... All'inizio - e per molto tempo - c'&egrave; stata solo l'idea delle meraviglie promesse dalla nuova Era Atomica (Focus.it, 25 gennaio 2011).</em> <br />
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<strong>PI&Ugrave; BELLE DI NOTTE</strong> Il marchio <strong><span style="color: #c40405;">Tho-Radia</span></strong> nasce in Francia nel 1932 per una serie di prodotti farmaceutici e di bellezza acquistabili solamente in farmacia. Questa limitazione va interpretata in modo diverso da quanto si potrebbe fare oggi: la farmacia era il luogo del farmacista pi&ugrave; che del farmaco, medico o ciarlatano, esperto in rimedi d'ogni genere e dispensatore di consigli che farebbero rabbrividire i suoi colleghi contemporanei. <br />
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<strong>Marketing d'assalto.</strong> Nel caso del Tho-Radia, il nome cavalcava l'entusiasmo atomico dell'epoca e vantava prodotti realizzati secondo la "formula originale del dottor Alfred Curie", che tuttavia non aveva nessuna parentela con <strong><span style="color: #c40405;">Marie Curie</span></strong> (chimica e fisica, premio Nobel nel 1903 e nel 1911 per i suoi lavori sulla radioattivit&agrave;). Sembra addirittura che tale "Alfred" non sia mai esistito... ma era comune per i pubblicitari d'inizio secolo infischiarsene di simili dettagli. <br />
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Rosso vivo, rosso fuoco, arancio... Il rossetto radioattivo a base di torio e radio donava alle labbra tonailit&agrave; speciali e una bellezza fuori dal comune, <strong><em>perch&eacute; era un prodotto sano...</em></strong><strong>SE BELLA VUOI COMPARIRE...</strong> Nel 1937 dal catalogo Tho-Radia era scomparso il nome del fantomatico dottor Alfred Curie per lasciare spazio al claim "metodo scientifico di bellezza". I prodotti si erano moltiplicati: dalla cipria al latte detergente, dal sapone al fondotinta, dal dentifricio alla crema solare - tutto rigorosamente radioattivo, grazie a torio e radio, e realmente certificabile (<em>vedi anche foto precedente</em>). <br />
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Gli anni della guerra e dell'occupazione nazista in Francia interruppero l'attivit&agrave; dell'azienda e il marchio scomparve, per riapparire nel 1947: ancora Tho-Radia, ma a questo punto, nel nuovo mondo da poco scosso dalle atomiche usate contro il Giappone, i riferimenti alla radioattivit&agrave; e ai suoi supposti benefici erano meno evidenti. Negli anni successivi, con il progredire delle conoscenze sul nucleare, scomparvero gli ingredienti - ormai sotto accusa - e il nome dell'azienda si modific&ograve; progressivamente fino a diventare, nel 1962, un semplice "TR".<strong>IL SORRISO CHE INCANTA</strong> Tho-Radia (<em>vedi foto precedenti</em>) &egrave; solo uno dei tanti esempi di utilizzo dei nuovi elementi chimici per prodotti che decantavano le propriet&agrave; benefiche della radioattivit&agrave;. Durante la Seconda guerra mondiale, la tedesca <strong>Auergesellschaft</strong> (nata dalle ceneri della German Gas Light Company, fondata a fine '800 da un imprenditore ebreo, un banchiere tedesco e un inventore austriaco) conduceva ricerche sulla luminescenza (col marchio Osram), sulla radioattivit&agrave;, sulle terre rare e sui composti di uranio e torio, ed era titolare di numerosi e importanti brevetti (per esempio le reticelle per le lampade a gas). <br />
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Uno dei suoi prodotti commerciali era il <strong><span style="color: #c40405;">Doramad</span></strong>, pasta dentifricia a base di torio reclamizzata pi&ugrave; o meno cos&igrave;: "La radioattivit&agrave; rinforza le difese di denti e gengive: le cellule vengono caricate di nuova energia vitale che contrasta gli effetti distruttivi dei batteri. Questo spiega gli eccellenti risultati ottenuti nel combattere la carie e i disturbi gengivali. Sbianca a fondo e delicatamente i denti, anche usato in piccole quantit&agrave;". <br />
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<strong>A un soffio dall'atomica tedesca.</strong> Come il rossetto e altri belletti il Doramad avrebbe potuto restare una folle curiosit&agrave;, tanto pi&ugrave; che la sua produzione cess&ograve; prima del '45, se non fosse per il fatto che per vicende correlate ha dimostrato che in alcuni dei centri di ricerca atomica del regime erano in funzione pile sperimentali e unit&agrave; di separazione di isotopi: gli studi tedeschi erano cio&egrave; molto pi&ugrave; avanzati di quanto americani e russi credessero (e pi&ugrave; di quanto si pensava fino a pochi anni fa). Il legame tra dentifricio al torio e la capacit&agrave; atomica dei nazisti cominci&ograve; a prendere forma nell'inverno del '44 con la cattura, da parte degli Alleati, di un chimico che lavorava in un centro della Auergesellschaft. La vicenda, interamente ricostruita nel 1947, &egrave; stata raccontata solamente nel 1996, sulle pagine della prestigiosa pubblicazione americana <em>Health Physics Society</em>.<strong>PER AMORE E PER AMARE</strong> Se il radio era capace di "rivitalizzare" labbra, pelle e gengive, poteva fare lo stesso anche per "altro"? Alla Home Products Company di Denver (Colorado, Usa) ci credevano per davvero e nel 1930 se ne uscirono con una confezione di supposte al radio, un ciclo completo che prometteva di "rimettere tutto a posto" in soli 15 giorni, "... per riacquistare la capacit&agrave; di vivere e amare nel vero senso della parola... <em>Provale, e guarda i risultati!</em>", dichiaravano senza mezzi termini, assicurando la spedizioni in pacco anonimo. <br />
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Nessuna confezione di <strong><span style="color: #c40405;">Vita Radium Suppositories</span></strong> &egrave; arrivata fino ai nostri tempi per permetterci di verificare se il prodotto contenesse per davvero radio e in quale quantit&agrave;, ma gli storici dell'Oak Ridge Associated Universities (<a href="http://www.orau.org/ptp/museumdirectory.htm" target="_blank"><span style="color: #0000ff;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Health Physics Museum</span></strong></span></a>) ritengono probabile che il prodotto fosse effettivamente radioattivo. <br />
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<strong>Anche i preservativi?</strong> Ci sono invece molti dubbi sui <strong><span style="color: #c40405;">Nutex</span></strong>, i <em>radium condoms</em>. In questo caso gli storici delle ciarlatenerie nucleari ritengono che il produttore - The Nutex Company di Philadelfia - si limitasse a fare leva sulla parola "radium" per fare sognare prestazioni "atomiche".<strong>IL FARMACO UNIVERSALE</strong> Nel meraviglioso futuro radioattivo che si apriva al mondo nei primi anni del secolo scorso non mancavano i medicinali, o presunti tali. Uno di questi era il <strong><span style="color: #c40405;">Radithor</span></strong>, prodotto tra il 1918 e il 1928 da un'azienda del New Jersey (Usa) e prescritto un po' per tutto, dai dolori articolari al "mal di vivere".<br />
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Era composto a partire da un triplo distillato d'acqua, ossia acqua purissima e priva di qualunque degli elementi che fanno dell'acqua quello che &egrave; - tranne idrogeno e ossigeno, &egrave; naturale. In una boccetta contenente circa 15 grammi di questo liquido veniva aggiunto "almeno" 1 microcurie di radio-226 (isotopo del radio il cui tempo di dimezzamento &egrave; di 1.600 anni e decade nel gas <strong><span style="color: #c40405;">radon</span></strong>) e di radio-228 (o <em>mesothorium</em>, che dimezza in 6 anni e decade in <strong><span style="color: #c40405;">attinio</span></strong>). <br />
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Nel periodo in cui &egrave; stato in produzione c'era un premio di 1.000 dollari (dell'epoca) per chi fosse riuscito a dimostrare che il composto conteneva meno radioattivit&agrave; della quantit&agrave; dichiarata. Il premio non fu mai incassato. Nel 1932, con la produzione di Radithor ormai sospesa, l'azienda si trov&ograve; al centro di una vicenda giudiziaria in quanto era stata accertata la morte di una persona per abuso del prodotto. Alcuni giornali parlavano addirittura di un centinaio di morti, ma non &egrave; mai stato possibile mettere in relazione i decessi col "farmaco". L'unica vittima accertata, Eben Byers, fondatore di una delle maggiori acciaierie del mondo, pare abbia consumato per due anni, ogni giorno, almeno una boccetta di Radithor che, oltre alle supposte propriet&agrave; antidolorifiche, sembra agisse come il laudano e l'assenzio messi assieme e proprio per questo era consigliato contro la depressione e il <em>mal di vivere</em>.<strong>SALUTE!</strong> Siamo tra il 1920 e il '26: con questa confezione di 42 pastiglie di <strong><span style="color: #c40405;">Arium</span></strong> (<em>genuine radium</em>) un'azienda di New York promette di mettere fine alle sofferenze provocate da reumatismi, nefriti e gotta al prezzo di 1 dollaro la confezione. A patto di prendere le pastiglie con regolarit&agrave;: due, prima o dopo ogni pasto, da mandare gi&ugrave; con un buon bicchiere d'acqua.<br />
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Con la formula del "soddisfatti o rimborsati", addirittura, ma qui un distratto redattore di un quotidiano di Newark (Ohio, Usa) commise un errore macroscopico: in una pubblicit&agrave; apparsa nel febbraio del 1923 il "rimborso" era di 5.000.000 di dollari! L'azienda corse ovviamente ai ripari e la settimana successiva dalla stessa pubblicit&agrave; erano scomparsi tre zeri. Era comunque una bella cifra e presto scomparve del tutto: alla fine del 1926 l'unica promessa era quella di migliorare del 100% energia e stato di salute degli "over 40".<strong>SETE DI SALUTE</strong> Tra il 1920 e il 1930 il rivitalizzatore d'acqua era un plus da non perdere. Ne sono stati fatti di ogni tipo e misura: tascabili (bacchette radioattive da immergere in un bicchiere d'acqua), a forma di fusto come se si trattasse di birra, o pi&ugrave; artistici, come questa giara prodotta dalla Curie Radium Company dell'Ohio (Usa), che con i signori Curie non aveva nulla a che fare.<br />
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Per quanto poco tecnologica nell'aspetto, la giara in questione era un sistema fatto per dimostrare attenzione nei confronti del consumatore. La parte superiore, da riempire, aveva il fondo poroso cos&igrave; che l'acqua - filtrando lentamente nella parte inferiore - subisse un primo processo di purificazione. Alla base della parte inferiore era posizionato un disco (facilmente sostituibile) contenente minerale d'uranio, fonte del gas <strong><span style="color: #c40405;">niton</span></strong> che avrebbe "rivitalizzato" l'acqua, che diventava cos&igrave; "acqua della salute". Avendo cura di caricare il recipiente prima di andare a dormire, al risveglio si sarebbe trovata l'acqua giusta da bere la mattina. <br />
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Che cos'&egrave; il niton? Il nome attribuito al <strong><span style="color: #c40405;">radon</span></strong> fino al 1930.<strong>GIOCHI DA TAVOLO</strong> Per un decennio, tra il 1940 e i '50, l'americana Gilbert Company ha prodotto il pi&ugrave; completo set al mondo dell'<strong><span style="color: #c40405;">Atomic Energy Lab</span></strong>, versione "nucleare" del "piccolo chimico". Conteneva campioni di piombo-210 (radiazioni alfa e beta), rutenio-106 (beta), zinco-65 (gamma), polonio-210 (alfa), oltre a provette riempite di polvere d'uranio e altro ancora... Tutti i tipi di radiazione si potevano insomma ritrovare nella confezione.<br />
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In effetti, il set pi&ugrave; completo di tutti (<em>foto</em>) non ebbe vita lunga e fu commercializzato "solamente" tra il 1950 e il 1952, all'esorbitante prezzo di 50 dollari: oggi, tra i "collezionisti", le rare confezioni pi&ugrave; o meno integre vengono scambiate a non meno di 5.000 dollari. <br />
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Il set era corredato da un complesso e particolareggiato manuale di istruzioni, che diventava per&ograve; parecchio fumoso nel tentativo di giustificare il perch&eacute; - nonostante il prezzo - molti elementi diventavano rapidamente inattivi. Tra gli accessori, uno in particolare ebbe un successo strepitoso e fu venduto in quegli anni, anche separatamente, in migliaia e migliaia di esemplari: lo <strong><span style="color: #c40405;">spintariscopio</span></strong> (<em>vedi foto successiva</em>).<strong>GIOCHI DI SOCIET&Agrave;</strong> Il successo ludico dello <strong><span style="color: #c40405;">spintariscopio</span></strong>, o <em>rivelatore a scintillazione</em>, costruito nel 1903 dal fisico britannico William Crookes, si deve al modo in cui si usa: occorre stare in una stanza al buio per almeno venti minuti, per dare tempo agli occhi di adeguarsi perfettamente alla situazione. Condizione che lo rese subito molto popolare nei campus universitari americani e inglesi, dove finalmente studenti e studentesse entravano nella modernit&agrave; e potevano avvicinarsi dimenticando le noiose collezioni di farfalle e francobolli. <br />
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Lo spintariscopio Gilbert &egrave; un oculare, come di un microscopio, dove da una parte era montata una lente al solfuro di zinco - che faceva da schermo fluorescente - e dall'altra una piccola quantit&agrave; di radio o di uranio: ci&ograve; che si vedeva avvicinando la lente all'occhio era un fuoco d'artificio di strisce luminose provocate dal decadimento del radio o dell'uranio...<strong>TUTTI A TAVOLA!</strong> Fluorescente &egrave; bello! E ci sono colori talmente vivi e fluorescenti da essere spettacolari al buio. Tanto belli che sono stati usati per fare soprammobili come sfere vetrose, piastrelle per bagni pubblici e tavolini da t&egrave; in epoca coloniale. Oppure piatti: rossi, blu, verdi, gialli, avorio... Dal 1936 al '43 resi fluorescenti dall'uranio naturale e poi, fino al 1973, dall'uranio impoverito. <br />
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Erano i <strong><span style="color: #c40405;">Fiesta Ware</span></strong>, prodotti dalla Homer Laughlin Company (Virginia, Usa): uno dei derivati nucleari ancora oggi considerato tra i pi&ugrave; pericolosi e sulla cui commercializzazione - ed effetti a lungo termine - non sono mai stati fatti studi approfonditi. &Egrave; stato per&ograve; calcolato che usarli e maneggiarli per una ventina di giorni basta e avanza per superare la soglia di assorbimento annuo ammesso per i lavoratori delle centrali nucleari.<strong>IL CIBO DEGLI DEI</strong> &Egrave; la cioccolata, naturalmente: nel 1998 Nestl&eacute; ha lanciato la sua Nuclear Chocolate Bar. Ma era un trucco, per fortuna, un'operazione promozionale per l'uscita del film <em>Armageddon</em>. Siamo sempre stati cos&igrave; fortunati? <br />
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In effetti, <strong><em>si dice</em></strong> che nei primi anni '30 in Cecoslovacchia andava di moda il pane radioattivo, che negli Stati Uniti si masticavano chewing-gum al radio e si passeggiava gustando gelato all'uranio, e che in Germania per davvero un'azienda produsse barrette di <strong>cioccolato al radio</strong>... <br />
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In realt&agrave; non ci sono informazioni certe e per questi prodotti sembra che, come in altri casi, siano stati i pubblicitari a usare la parola "radio" come specchietto per le allodole.<strong>SOLO PER PARENTI SERPENTI</strong> Three Miles Island (Usa), marzo 1979 - sette anni prima di Chernobyl: il sistema di raffreddamento del reattore 2 della centrale nucleare &egrave; in avaria e prima che i tecnici riescano a capire che cosa effettivamente stia succedendo e come intervenire, il nocciolo subisce una parziale fusione. &Egrave; il pi&ugrave; grave incidente noto della storia del nucleare americano, secondo solamente a quello di Chernobyl. <br />
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Sulle conseguenze e sulla contaminazione ambientale s&igrave; &egrave; discusso a lungo: la commissione d'inchiesta ritratt&ograve; di fatto una prima valutazione (da nessun rilascio di radiazioni nell'ambiente a un rilascio insignificante) e in ogni caso ancora oggi non c'&egrave; accordo sui dati. <br />
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Forse in previsione di tanta fumosit&agrave; c'&egrave; chi ha tempestivamente avuto l'idea di inscatolare l'aria di Three Mile Island e di metterla in commercio con un'etichetta chiara e alcuni consigli d'uso. Tra questi, il pi&ugrave; pratico &egrave; quello di rimuovere l'etichetta e regalare la scatola spacciandola per un ottimo deodorante per casa... <br />
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&Egrave; una bufala, naturalmente, (l'aria radioattiva, non la scatola) giusta per chiudere la nostra panoramica sui Radio Days.{CONTENT}

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