15
apr 2012

Che barba!

Paese che vai, barbiere che trovi. Con relative tradizioni, significati e abitudini. Perché barba e capelli sono ben più che semplici peli. Servono a comunicare, sedurre, farci riconoscere...

"Rasoi e pettini, lancette e forbici, al mio comando tutto qui sta" canta Figaro nel Barbiere di Siviglia. <br>In passato non era abituale radersi da soli. La maggior parte degli uomini si recava almeno una volta dal barbiere, per prendersi cura… dei propri peli. Eccessivo? Non sembra. Gli antropologi, infatti, sono sicuri che barba e capelli sono importantissimi: ci servono per sedurre, per farci riconoscere nel mondo animale e per comunicare agli altri la nostra identità, sessuale e culturale. Insomma, sono una delle parti più importanti del nostro corpo da affidare a mani esperte, come questo barbiere cinese di etnia Uighur, un popolo di origine turca e religione musulmana che abita la regione di Xinjiang.Pogonotomia, l'arte della rasatura dal greco "pogon" barba, e "témno" tagliare, è antichissima: praticata fin dalla preistoria con coltelli di selce o di ossidiana, si diffuse in seguito con l'avvento dei metalli. Gli Egizi si radevano già 3400 anni prima della nascita di Cristo, ma furono i Greci a perfezionare la tecnica. Si racconta che il primo barbiere arrivò a Roma dalla Sicilia intorno al 300 a. C.. I rasoi erano a mano libera, come quello che maneggia la ragazza nella foto in una bottega di barbiere a Santiago (Cuba), con lame di spessore diverso a seconda che servissero per il pelo o il contro pelo. La navicula, il "modello" più diffuso, era lungo anche 11 centimetri e soprattutto difficile da usare. Mettere la propria gola nelle mani di un estraneo era - ed è tuttora - un atto di fiducia.Senza barba: l'efebico Apollo, i faraoni, Alessandro Magno, Cesare, Churchill. Con barba (o baffi): Zeus, Abramo, Gesù e una buona corte di santi, Seneca (che detestava radersi) e Hitler. Insomma, gli uomini si sono fatti la guerra anche dal barbiere, dividendosi in due partiti per motivi religiosi (i sikh indiani e gli ebrei ortodossi che portano lunghe barbe), per tradizione (lo zar Pietro il Grande impose una tassa salata sulla barba) o semplice vanità: l'imperatore Adriano la introdusse a Roma per nascondere un porro sul mento. Lord Brummel, capostipide dai dandy, al contrario aveva tre barbieri personali, rispettivamente per capelli, basette e barba. Nella foto, la scomoda bottega di un barbiere a Calcutta.<BR>
Per le strade di Saigon, in Vietnam, un barbiere sembra voler radere con precisione millimetrica il proprio cliente. D'altronde le regole e le misure in fatto di barba hanno origini antiche: nell'Italia rinascimentale si contano almeno 70 editti che regolavano la lunghezza di baffi e pizzetti. La religione ebraica, già tremila anni fa, vietava rasoio e imponeva forbici per sbarbarsi. A Sparta, i vigliacchi venivano puniti imponendo ai condannati di radersi una sola guancia. In Egitto, invece, il faraone portava una barba falsa e il suo barbiere personale era tra i massimi dignitari; nei 70 giorni in cui il faraone stesso veniva mummificato era vietato radersi. I romani proibivano la barba tra i soldati, per non offrire appigli ai nemici, mentre i Normanni, mille anni dopo circa, imposero i baffi ai francesi e gli inglesi.A Pechino numerose botteghe da barbiere guidate da giovani e avvenenti ragazze sono in realtà una copertura per massaggiatrici illegali o prostitute. <BR>
Che, in alcune circostanze, i barbieri fossero luoghi poco raccomandabili lo sapeva anche Giovenale, il poeta romano che si lamentava degli schiamazzi, pettegolezzi e urla che uscivano dalle botteghe dei <i>tonsores</i> dell'antica Roma. Una ragione c'era: i barbieri, tra una rasatura e l'altra esercitavano la professione di chirurghi e dentisti, cavando denti, incidendo ascessi e asportando emorroidi. Senza grandi anestesie. Questa commistione di professioni continuò per secoli: in Francia la corporazione dei barbieri chirurghi fu sciolta solo nel 1718, mentre in Italia le due categorie rimasero unite fino agli inizi dell'Ottocento.Ancora oggi in molti Paesi del mondo - come spesso avveniva in passato - i barbieri esercitano la loro professione per strada. Ogni momento è buono per un taglio veloce, come a Quetta in Pakistan, approfittando di una tregua del coprifuoco durante alcuni disordini tra etnie diverse.<br>Ogni uomo possiede dai 20 ai 25 mila peli della barba che crescono al ritmo di mezzo millimetro al giorno. Una persona che abitualmente si rade, nel corso della vita accumula circa 3,5 kg di peli della barba. Chi non si rade, invece, può ambire a battere il record dell'indiano Shamsher Singh la cui barba era lunga 1,85 m. O quello di Hans Langseth, norvegese, i cui baffi, misurati subito dopo la morte nel 1927, arrivavano a 5,33 m. Ora sono conservati in un museo a Washington.Barba e baffi sono strumenti per mostrarci agli altri e comunicare il nostro carattere. Possono essere barbe aggressive, come quelli dei militari, molto curate, appuntite e geometriche; stravaganti come quelle degli artisti; incolte e disordinate per mostrare la nostra indole da ribelli, normali per trasmettere saggezza (o coraggio come in passato) o presentarci più maturi. Il tutto senza temere di non poter cambiare. La barba è il terreno della sperimentazione di espressioni e stile: un colpo di rasoio e si può ricominciare. <br>E i capelli? La risposta nelle prossime foto. In questa, un barbiere con un occhio solo a Kano in Nigeria, di fronte a un cartello per pubblicizzare i suoi stili di taglio.Milioni di anni fa i capelli erano un modo per distinguerci dalle scimmie: loro col corpo ricoperto di peli, noi glabri, con un unico cespugli di peli in faccia e testa. Così ci riconoscevamo e ci facevamo identificare dagli altri animali. Oggi la capigliatura non è più un segnale di specie, ma un modo per comunicare la nostra identità e personalità. Sono una specie di "maschera" con cui seduciamo i partner, ci isoliamo dagli altri, ci mostriamo aggressivi, riveliamo le nostre idee, dichiariamo di appartenere a un gruppo etc. E a ogni taglio abbiamo l'occasione di "cambiare identità". Capelli (e barba) sono lo strumento della cosiddetta comunicazione non verbale più usato.<br>Nella foto, un barbiere di strada ad Hanoi (Vietnam) in attesa di clienti. Al muro, le "maschere" tra cui scegliere.Ogni cultura e tempo ha il suo linguaggio "peloso": nell'antichità capelli fluenti e rigogliosi erano una dimostrazione di forza, virilità e coraggio. I monaci buddisti si radono completamente per dichiarare il loro voto di castità, mentre nelle società occidentali moderne la completa calvizie non è più sinonimo di vecchio, ma di virilità, fascino e potenza sessuale. <br>Chi non vuole cadere in questi problemi di comunicazione interculturale può sempre dichiarare le sue idee in modo più diretto, scrivendo i messaggi sui capelli, come questo supporter del partito indiano Bharatiya Janata, durante l'ultima campagna elettorale. Il barbiere ha pazientemente disegnato un fiore di loto, simbolo del partito, scrivendo anche "Mi sento bene". Più esplicito di così.Un esercito di circa 120 mila capelli avanza a una media di 1,5 cm al mese (0,4 mm al giorno). Di notte, secondo alcuni studiosi, più lentamente. Il picco - invisibile a occhio nudo - sarebbe tra le 10 e le 11 del mattino e poi tra le 4 e le 6 del pomeriggio. A legarli tutti si arriverebbe a tessere un filo lungo 16 km, ma dal diametro minuscolo, tra i 2 e 9 centesimi di mm. Per fermarli e domarli ci pensano forbici e phon. Come quelli di questo barbiere che fa servizio a domicilio in un villaggio della Romania.Secondo un'indagine della Demoskopea, i capelli sono in vetta alle preoccupazioni estetiche dei maschi italiani, subito dopo il peso. A conferma di ci&ograve;, basta ricordare il calvario di un recente Presidente del Consiglio, alle prese con trapianti e cure per arrestare la "deforestazione" incipiente. <br />
I rimedi - taglio radicale per rafforzare i capelli, impacchi di tuorlo d'uovo, lozioni anticaduta, frizioni etc - sono sempre privi di fondamenti scientifici. E la Scienza non si &egrave; ancora pronunciata sull'efficacia del metodo sviluppato da un barbiere colombiano, Ancizar Duque, per prevenire le calvizie. Duque &egrave; solito far leccare lo scalpo dalla sua mucca Betty per rafforzare il cuoio capelluto e impedire la caduta dei capelli.Una cassetta di legno, una bottiglia d'acqua e un paio di forbici. Questo è il negozio - da strada - di Banu un settantatrenne barbiere di Dhaka, capitale del Bangladesh. Sulla piazza (in tutti i sensi) da oltre 56 anni, Banu guadagna oggi poco meno di un euro al giorno: i clienti sono sempre meno, attratti ormai da negozi più moderni e alla moda. Secondo i dati dell'Istat, le famiglie italiane spendono ogni anno oltre 7 miliardi di euro per la cura del loro aspetto, dai barbieri ai parrucchieri (per donne) fino agli istituti di bellezza.Secondo alcuni psicanalisti il primo taglio di capelli dal barbiere è una sorta di rito d'iniziazione: ormai si è grandi e non è più la mamma (o la sua parrucchiera) ad accorciare i capelli. In molte popolazioni africane, il legame dei capelli con la crescita è ancora più evidente. <br>Qualcosa di simile avviene anche tra la comunità Amish che vive in alcune contee statunitense come se il tempo si fosse fermato a metà dell'ottocento: i maschi possono farsi crescere la barba soltanto dopo il matrimonio. Ma i baffi sono comunque proibiti.<br>Nella foto un barbiere a Luxor, in Egitto, con un giovane cliente. <BR>
E ora un po' di curiosit&agrave;, prima del gran finale.<br />
Non c'ha pensato due volte, questo signore dotato di mustacchi d'acciaio, ad attaccare un'automobile ai suoi lunghi baffi&hellip; e tirare. Siamo alla fiera di Pushkar, nello stato desertico di Rajasthan (India), uno dei pi&ugrave; colorati e popolari appuntamenti che attrae ogni anno turisti e curiosi da tutto il mondo.Voleva passare alla storia e ce l'ha fatta per un pelo. Anzi, per tutti i peli della sua lunghissima barba. Sarwan Singh, un insegnante canadese di 42 anni, è l'uomo con la barba più lunga del mondo. <br>L’ha stabilito un'autorevole giuria davanti alla quale l’uomo ha srotolato un "pizzetto" di ben 2 metri e 30 centimetri. Curato, pettinato e… mai rasato. <br>Sì perché il recordman, devoto alla religione sikh, è convinto che il suo "ornamento facciale" sia un dono divino. E come gli altri sikh non taglia barba e capelli per mantenersi più vicino possibile all’aspetto originario conferitogli da Dio. <br><br><a href="http://www.focus.it/Mondo/fotodelgiorno/Campionato_da_barbuti.aspx"><strong>Il campionato dei barbuti (guarda)</strong></a><br><a href="http://www.focus.it/Mondo/gallery/Che_barba.aspx"><strong>Paese che vai, barbiere che trovi (fotogallery)</strong></a><br><br><em>[E. I.]</em>Sono arrivati in 152 da 7 Paesi diversi. Appuntamento a Leinfelden-Echterdingen, al sud di Stoccarda, per il campionato del mondo di barba alla tedesca. Dopo aver sistema i peli ribelli per tre ore, per altre sette ore si sono fatti esaminare da una giuria armata di righelli che ha valutato barbe e baffi sotto tutti i profili, quantitativi e qualitativi.  Il risultato è apprezzabile nella foto di alcuni partecipanti, tra i quali l'italiano Domenico Borolin (secondo in alto da sinistra). Ogni uomo in media ha  circa 20-25 mila peli della barba, distribuiti su 250 cm quadrati. Crescono mezzo millimetro al giorno, ma la velocità dipende anche dalle stagioni, dal metabolismo e dal livello di ormoni prodotti dall'organismo. Dopo 10-15 anni però sono destinati a cadere e a essere sostituiti da altri peli. Il record di lunghezza appartiene a un indiano: 3,39 metri.Il nostro viaggio tra i peli in generale non poteva non concludersi con una visita - virtuale - a quelli più nascosti ma per certi versi più attraenti: quelli pubici.<br>I peli si sviluppano quando il corpo acquista la capacità di procreare e sono il segnale visivo per indicare la piena maturità sessuale. La loro concentrazione in alcune zone del corpo, sembra legata al ruolo dei feromoni nell'accoppiamento. I maschi di molte specie animali riconoscono infatti il periodo fertile delle femmine tramite segnali olfattivi. Anche noi siamo stimolati dai feromoni, e i nostri lontani antenati in misura ancora maggiore. I peli, trattenendo e mantenendo più a lungo gli odori, hanno dunque la funzione di rendere più facile la ricerca del partner.{CONTENT}

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