• Il gusto degli altri
8
feb 2007

Il gusto degli altri

Il gusto degli altri
Tra cultura e piacere, la cucina di casa è una cosa alla quale ci abituiamo fin da piccoli. Forse è per questo che lo stesso piatto mangiato in famiglia a volte può sembrare diverso (e meno buono) se mangiato al ristorante o da amici. Oltre ai gusti personali quindi ci sono quelli “familiari” e “nazionali”. Molte popolazioni hanno tra i piatti tipici ingredienti per noi disgustosi: topi, cavallette, scarafaggi. Ma anche noi non siamo da meno. Ecco una piccola guida per conoscere i gusti degli altri.
Tailandia. Scorpioni neri fritti alla fermata del tram.
Molti ambulanti da queste parti vendono croccanti insetti
caldi da passeggio.

di Chiara Deho

“Non c'è amore più sincero di quello per il cibo” recita un famoso aforisma di George Bernard Shaw. E se in linea teorica questo detto può considerarsi un assioma inconfutabile, di fronte a determinati ingredienti forse siamo portati ad amare il cibo un po' meno e un po' meno sinceramente.
Ogni cultura ha una propria tradizione gastronomica e ciascuna ha sviluppato autonomamente il proprio gusto riguardo a cibo e bevande e a ciò che, molto spesso in base alla reperibilità, viene considerato una vera prelibatezza.
Per molti popoli alcuni cibi sono tabù, altri sono banditi dalle usanze religiose, altri ancora sono stati vietati a seguito di norme igieniche, che si sono rafforzate negli anni.
Ma ci sono molti alimenti che vengono giudicati “immangiabili” o disgustosi solo perché non si è abituati a mangiarli.

Vietnam. Una volta erano cibo per i
soldati nella giungla, i grilli oggi
vengono arrostiti e serviti per
aperitivo.
Paese che vai pietanza che trovi
Un esempio di piatti ai nostri occhi disgustosi sono quelli tipici delle culture africane e asiatiche, che comprendono l'impiego di insetti o animali domestici, come i cani. Oppure ancora quelle mediorientali, che prevedono l'utilizzo di parti a dir poco “raccapriccianti”, come lo scroto, i testicoli, il pene o gli occhi.
Nessuno si chiede cosa possano pensare gli abitanti degli altri Paesi, appartenenti ad culture diverse, del nostro gorgonzola, o del sanguinaccio oppure del rognone, per non parlare dei cibi in scatola.
Alcuni sociologi hanno sottolineato che in Occidente si è sempre più portati a consumare cibi preconfezionati. Le fette di carne o la selvaggina che troviamo al supermercato sono presentate in modo asettico, in apposite vaschetta di polistirolo e tutto ciò contribuisce ad affievolire la nostra cultura dall'animale. Portandoci quasi a dimenticare che la fetta di carne “incartata” è in realtà parte di un essere vivente.

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PollyPotty | pubblicato il 04/12/2008 alle 20.37 | Segnala un abuso
Commento

Il mondo è bello perchè vario, ma io non me la sentirei proprio di assaggiare uno scorpione o una cavalletta. E trovo inquietante pensare a quelle culture che non disdegnano un bell'arrosto di cane! Però se penso a certi piatti nostri... come la lingua di mucca o il sanguinaccio!

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