07
set 2007

Buon appetito! I modi più strani per dirlo...

Qual è il posto più strano dove si può mangiare? Sospesi per aria, seduti su un blocco di ghiaccio a meno 3 gradi o nella casa di Dracula? A voi l’ardua sentenza. Non prima di aver visto la nostra fotogallery con i ristoranti più strani del mondo. <br /><br />Queste due signorine contrariamente a quello che si potrebbe pensare non sono in bagno ma al ristorante. L’arredamento non lascia dubbi il tema di questo locale taiwanese è la toilette. Qui non esistono piatti e scodelle, ma vasche e lavabi in miniatura, dove vengono serviti piatti tipici della cucina locale. E si può anche prendere soltanto un gelato da passeggio, ma al posto del cono o della vaschetta viene servito in contenitori di plastica a forma di WC. <br />Anche se sembra un po’ ridicolo, il cameriere della foto indossa un preservativo come un cappello per una buona causa. Il proprietario di questi ristorante di Bankok, in Tailandia, Mechai Viravaidya – detto anche “Mr Condom” – da anni è impegnato nella battaglia contro l’Aids e ha ideato il locale proprio per promuovere l’uso dei contraccettivi. <br />Al "Cabbages and Condoms" – letteralmente "preservativi e cavoli" – con il caffè invece del cioccolatino ogni cliente ha in omaggio un profilattico. La ragione di un nome così particolare è che Viravaidya vorrebbe che i profilattici fossero diffusi quanto i cavoli. <br />Si chiama Lucky Hotel, ma è un ristorante e in qualche modo anche un albergo... per i morti. <br />Il locale si trova, infatti, in un vecchio cimitero musulmano della città di Ahmedabad, in India. Offre piatti rigorosamente vegetariani a ben 300 clienti al giorno, che mangiano, chiacchierano e sorseggiano tè con i biscotti seduti su tavoli di legno, disposti tra 22 famose tombe di santi e poeti sufi. È per questo che il proprietario ha deciso di non demolirle e i clienti sembrano apprezzare: quelli più affezionati si dicono felici di poter riflettere sulla brevità della vita, tra una portata e l’altra.È l’ultima tendenza di Londra, la cena tra le nuvole. Volete stupire i vostri amici? Per 15 mila dollari potete affittare questo “ristorante volante”, attaccato a una gru, con tanto di cuochi e camerieri, da piazzare comodamente nel giardino di casa. I posti sono 22 e, mentre piatti e posate sono attaccate al tavolo con il velcro, tovaglioli e bicchieri di carta devono essere curati a vista perché rischiano di volare via. Nel prezzo è compresa anche l’assicurazione contro il maltempo, in caso di pioggia o vento, infatti, si resta a terra. <br />Il ristorante “terrestre” più caro del mondo invece secondo la rivista statunitense <em>Forbes </em>si trova a Tokyo e per una bistecca condita solo con mostarda e pepe si possono spendere anche 368 dollari (269 euro). <br />Questo ristorante è a conduzione “robotizzata”: i due automi hanno compiti precisi e, anche se non è così facile distinguerli, ce n'è uno con le sembianze più maschili che prende le ordinazioni e le trasmette in tempo reale alla cucina, mentre la robottina (a sinistra) è addetta a portare i piatti ai tavoli. Inoltre su richiesta è possibile avere anche una “signorina” che un po’ meccanicamente balla sui tavoli. Ma niente paura nella cucina del Robot Kitchen di Hong Kong, lo chef è in carne e ossa, solo l’aiuto cuoco è un robot. Ma ha compiti molto semplici: sbatte le uova per le omelette o trita la carne per gli hamburger. “Presto, infermiera ho bisogno di 1.800 cc di Vodka! E passatemi quei gamberi saltati, subito!” Non è la parodia della fiction “ER medici in prima linea” e nemmeno quella di un pronto soccorso vero. Ma ciò che può capitare di sentire in un ristorante di Taipei (capitale di Taiwan), al DS Music restaurant. <br />Qui per avere un cocktail, bisogna dire “scusi, vorrei ordinare una medicina” ed ecco che arriva subito un’infermiera pronta a somministrarvi la bevanda per via “endovenosa”. Se si deve andare alla toilette invece bisogna chiedere della “sala emergenza”. All’ingresso una caposala registra i clienti con un finto “misuratore di pressione”. E tutto intorno sedie a rotelle, stampelle e apparecchi ai raggi X decorano – si fa per dire - l’ambiente. Un gruppo di nudisti mangia in un ristorante di New York nel giorno del “Clothing Optional Dinner” quando - come dice il nome stesso - i vestiti non sono richiesti. E anche gli imbarazzi sono banditi: chi di solito ama essere libero dal giogo degli indumenti qui, una volta al mese, può trovare un’atmosfera elegante e raffinata, diversa dalle spiagge e dai luoghi selvaggi dove di solito si ritrovano i naturisti. I camerieri e le persone dello staff sono vestite ma i clienti devono abbandonare, sciarpe, cappotti, vestiti e biancheria intima nel guardaroba all’entrata. E per evitare spiacevoli incidenti in queste sere non sono servite minestre calde.Alcuni commensali cinesi cenano "comodamente" seduti su panche di ghiaccio, in un ristorante di Harbin, in Cina. Per costruire questo locale grande 260 metri quadri sono state usate 240 tonnellate di ghiaccio in pezzi. E per compensare il grande freddo nel locale vengono serviti pasti molto caldi, soprattutto zuppe e minestre, che i clienti divorano per scaldarsi. Potrebbe sembrare strano ma i 3-4 gradi sotto zero del ristorante, sono niente in confronto ai meno 20 gradi a cui spesso la temperatura scende da queste parti, tanto che ogni anno viene festeggiato il Festival del Ghiaccio e della Neve.Atmosfera gotica e la possibilità di fare le ore piccole. Nel Club Count Dracula di Bucarest, infatti, più tardi si arriva e meglio è. Ma sia chiaro: si entra solo per una libera scelta, come avvisano i signori dal mantello nero, che accolgono i clienti all’ingresso. Come dire si sa come entri, ma non se ne uscirai. Per cena niente sangue umano, la cucina è quella tipica della Romania.<br />Pare che il ristorante sia stato costruito proprio sulle ceneri della casa di Vlad III, crudele signore di Valacchia dal 1456 (detto anche l’impalatore), a cui si è ispirato lo scrittore Bram Stoker, nel suo romanzo “Dracula”. La storia del vampiro di Transilvania è una delle storie più raccontate soprattutto al cinema: 160 sono i film che hanno per protagonista Dracula e 650 quelli in cui fa solo da “comparsa”. Sembra un laboratorio ma in realtà è un ristorante. Anche se qualcosa in comune con i laboratori ce l’ha. Aurum si trova a Singapore e i suoi cuochi si definiscono “scienziati”, perché con le loro ricette intendono creare nuovi gusti e sapori, usando tecniche molto particolari. Insieme a pentole e padelle gli chef utilizzano ingredienti, come l’azoto liquido e strumenti (provette e siringhe) solitamente utilizzati negli esperimenti scientifici. E tutto, pare, per esaltare il vero sapore dei cibi. Così nascono i litchi (frutti tipici cinesi) isotonici o il maialino scomposto. Per il menù a prezzo fisso, si spendono circa 96 dollari, 70 euro. Ma saranno i prezzi alti, i nomi dei piatti poco invitanti o l’arredamento un po' asettico (al posto delle sedie ci sono sedie a rotelle) sembra che non sia poi così frequentato. <br />A fronte di dieci milioni di cani macellati ogni anno, che finiscono nei piatti tipici di alcuni locali cinesi (la stima è stata fatta dall’Animals Asia Foundation di Hong Kong) per fortuna ci sono anche cani che dei ristoranti diventano clienti. Qui i padroni possono far “sedere” - o forse è meglio dire accucciare sul tavolo - i propri amici a quattro zampe per farli mangiare insieme a loro. È il caso del Coolbaby il primo ristorante per cani di Pechino, dove, a prezzi modici, i padroni possono scegliere il menù più indicato per il loro amico. Le ricette sono, infatti, tagliate apposta sulle esigenze delle differenti razze, età e misure. <br />Se si pensa che il ristorante, vero e proprio così come noi lo conosciamo, è nato come luogo di “ristoro” nel XVIII secolo, è difficile credere a quello che si può fare qui. In questo ristorante di Tokyo, in Giappone, gli avventori non si riposano mai. Allo Zauo infatti non c’è tempo per rilassarsi poiché il cibo bisogna guadagnarselo. Armati di canna da pesca i clienti devono pescare il pesce e solo dopo possono farselo cucinare dallo chef o arrostirselo su uno dei barbecue. Un problema che nei primi ristoranti non si sarebbe mai potuto presentare: allora non si mangiava pesce, ma solo minestre servite calde per rifocillare i viaggiatori che si fermano in questi locali prima di riprendere il cammino. {CONTENT}

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