Gli antichi Egizi e il trucco per costruire le piramidi

Bagnare la sabbia per diminuire l'attrito e far scivolare meglio i traini: così gli Egizi potrebbero essere riusciti a trasportare i pesanti massi nel deserto.

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La Sfinge, la Piramide di Cheope (sullo sfondo a destra) e quella di Chefren, sulla sinistra. Photo: Top Photo Group/Thinkstock

In molti, contemplando la piana di Giza si saranno chiesti come sia stato possibile, per gli antichi Egizi, trasportare nel deserto massi di pietra calcarea pesanti 2,5 tonnellate, con le risorse tecnologiche dell'epoca. Ebbene ora un team di scienziati olandesi potrebbe aver trovato una risposta: semplicemente, bagnando la sabbia sulla quale venivano trainati i colossali blocchi.

Costrutttori geniali

Dalla piramide di Cheope, alla cattedrale di Notre Dame, dalla Torre di Babele all'Empire State Building.
Il numero 91 di Focus Storia è dedicato alle più grandi opere della Storia. E ai suoi costruttori.

Semplice come lanciare un bicchier d'acqua
Per portare le pietre dalla cava al sito di costruzione delle piramidi, gli Egizi utilizzavano speciali traini - simili a slitte di legno - che facevano tirare dagli operai attraverso il deserto. Normalmente, durante una simile operazione la sabbia asciutta davanti al carico si sarebbe accumulata formando una cunetta sempre più alta e difficile da attraversare. Ed è qui che entra in gioco l'astuzia: bagnando la sabbia davanti al traino, si poteva evitare lo spiacevole effetto e diminuire l'attrito.

I fisici hanno riprodotto in laboratorio un traino in scala in un ambiente sabbioso, e misurato con un apposito strumento chiamato reometro sia la forza necessaria per trascinare il peso, sia la compattezza della sabbia in relazione alla quantità d'acqua in essa contenuta. Gli esperimenti hanno dimostrato che la forza richiesta per tirare il carico diminuisce proporzionalmente alla compattezza della sabbia: sabbie più compatte e bagnate richiedono una minore fatica.

Una traccia scivolosa tra le dune
Le microscopiche gocce d'acqua tra i granelli di sabbia formano infatti legami molto resistenti - chiamati ponti capillari - che fanno scivolare il carico due volte più facilmente, richiedendo la metà della mano d'opera. E gli Egizi dovevano saperlo: su un dipinto murario nella tomba del governatore Djehutihotep (nella foto qui sopra), si vede chiaramente una fila di operai trainare una statua nel deserto, preceduta da un uomo che bagna la sabbia.

Al di là del valore storico della scoperta, i risultati della ricerca potrebbero servire in futuro a trovare modi più facili di spostare materiali granulosi come l'asfalto, il cemento e il carbone, il trasporto dei quali richiede, oggi, grandi dispendi energetici.

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Dipinto all'interno della tomba del nomarca Djehutihotep: ai piedi della grande statua trasportata nel deserto si vede una persona intenta a versare acqua sulla sabbia, davanti al traino. Photo: Fundamental Research on Matter (FOM)

05 Maggio 2014 | Elisabetta Intini