Archeologia con la TAC: 10 scansioni piene di sorprese

Quando mummie, sarcofagi o vasi passano sotto ai raggi X, non mancano le sorprese. Ecco 10 cose che non ci si sarebbe aspettati di trovare in altrettanti resti antichi.

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In un passato non tanto remoto, il contenuto di mummie, vasellame e altri preziosi "involucri" storici si scopriva soltanto in un modo: scoperchiandoli, togliendo le bende, sezionando e scavando al loro interno, trascurando l'aspetto della conservazione dei reperti. Oggi possiamo invece spiare all'interno di sarcofagi e manufatti senza danneggiarli, e con scansioni ai raggi X e risonanze abbiamo scoperto fatti incredibili sul loro contenuto. Eccone alcuni.

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Meresamun. Questa cantante sacerdotessa del santuario interno al tempio egizio di Karnak, a Tebe, aveva circa 30 anni quando morì, nell'800 a.C. La sua mummia, conservata in un prezioso sarcofago in cartonnage (papiro riciclato e riccamente dipinto) si trovava all'Istituto Orientale dell'Università di Chicago dal 1920, e fortunatamente nessuno, per la bellezza dell'involucro, aveva mai provato a "scartarla". Ci si è riusciti, virtualmente, nel 2009, con una TAC che ha indagato tutti gli strati del corpo, compreso il materiale inserito all'interno del corpo per l'imbalsamazione. In pratica si è ottenuto un ritratto completo, che include la forma del mento (stretto), delle guance (paffute), dei tendini e dei muscoli. Fino alle ossa: la mummia aveva ancora tutti i denti, incluso quello del giudizio, e nemmeno una carie. Soffriva di alluce valgo, ma a parte questo e l'analisi non ha rivelato nulla sul motivo della morte.

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Sobek. È un coccodrillo del Nilo mummificato, lungo quasi 4 metri, vissuto presso il tempio tolemaico di Kom Ombo, in Egitto, tra il 650 e il 550 a.C. È conservato presso il British Museum, e presenta 25 piccoli coccodrilli modificati sul suo dorso, a simboleggiare fertilità e protezione: il rettile stesso era la personificazione di Sobek, dio delle acque e delle inondazioni del Nilo. Il museo voleva eseguire una TAC del reperto, e per trovare un'apparecchiatura abbastanza grande da contenere il bestione si è dovuti ricorrere a quella dell'Ospedale equino del Royal Veterinary College di Londra. Si è così scoperto che l'animale è stato mummificato, eccezionalmente, senza rimuovere gli organi interni. Che conservavano i resti del suo ultimo, luculliano pasto: l'osso della spalla e una zampa anteriore di mucca, e alcune pietre per aiutare la digestione.

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Un ricordino nel cranio. Quando gli esperti del Museo Archeologico di Zagabria hanno portato una mummia di donna egizia di 2400 anni fa, che possedevano dal 1800, a fare una TAC, non si aspettavano certo di trovare un attrezzo del mestiere dimenticato nel suo cranio. L'esame ha evidenziato un oggetto di forma allungata posizionato dove un tempo c'era il cervello. Un'ispezione endoscopica nella cavità nasale ha mostrato che si trattava dell'utensile usato per rimuovere il cervello dal cranio attraverso il naso, ricavato da una canna di bambù.
 
Vedi anche: Cinque tecniche per preservare i defunti.

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La mummia-feto. In un sarcofago di cedro lungo appena 44 cm, ritrovato a Giza nel 1907 e databile al 664-525 a.C., è stato trovato un fagotto di bende rivestito di resina, così piccolo che gli archeologi del Fitzwilliam Museum di Cambridge, dove è conservato, pensavano custodisse organi imbalsamati. Invece una microtomografia ai raggi X ha rivelato il corpo del più giovane feto mummificato, forse abortito spontaneamente tra la 16esima e la 18esima settimana di gestazione e poi sepolto con tutti gli onori (per approfondire). Il piccolo aveva un braccio incrociato sopra al petto, una forma di sepoltura usata per i faraoni del Nuovo Regno (dal 1550 a.C.).

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I calchi in gesso di Pompei. Le ceneri dell'eruzione del Vesuvio, nel 79 d.C., avvolsero ogni cosa, formando attorno ai resti delle case e dei loro abitanti sorpresi dalla morte uno strato protettivo molto resistente. Sotto a questa "crosta" gli archeologi al lavoro a Pompei hanno trovato molti "vuoti", spesso causati dalla decomposizione dei tessuti organici al loro interno. In questi vuoti è stata versata una miscela di acqua e gesso, per preservare le forme e ricavare calchi dei corpi degli antichi pompeiani. Alcuni dei gessi sono stati sottoposti a TAC: quello che vedete è il calco del corpo di un bambino di 2 o 3 anni, trovato accanto alla madre nella Casa del Bracciale d'Oro a Pompei. La scansione ha rivelato che all'interno è ancora presente lo scheletro. E che il "nodo" che appare sul petto del piccolo non era parte del vestito, ma una fibula (una specie di spilla) d'oro.

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La cotta di maglia romana. L'uso presso i soldati romani della lorica hamata, una lunga cotta di maglia in bronzo o acciaio di derivazione celtica, usata a scopo dai legionari, era noto grazie a molte rappresentazioni artistiche. Ma salvo alcune eccezioni, il suo ritrovamento nei siti archeologici è molto raro, perché le maglie metalliche corrose nel suolo sono pressoché irriconoscibili. La TAC di alcuni misteriosi frammenti metallici trovati nel sito archeologico della battaglia di Harzhorn, in Germania (uno scontro tra l'esercito romano e le tribù germaniche avvenuto agli inizi del III secolo), ha rivelato che si trattava proprio di una cotta di maglia, finalmente visibile "dal vivo".
 
Vedi anche: 10 cose che non sai sulle legioni di Roma.

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Il monaco. Prima di una mostra ospitata al Drents Museum, in Olanda, nel 2014, questa statua di un monaco cinese, l'unica disponibile a scopo di ricerca in Occidente, è stata sottoposta a TAC. Gli archeologi sapevano che al suo interno c'era una mummia, forse quella di un maestro buddista di nome Liuquan, della Scuola Cinese di Meditazione, morto intorno al 1100 dopo Cristo. La sorpresa è stata vedere, al posto degli organi interni del monaco, ancora in posizione di meditazione, frammenti di testi scritti in caratteri cinesi: la prova che il religioso, forse dopo un lungo suicidio rituale, non aveva raggiunto "l'auto-mummificazione", ma era stato invece almeno in parte imbalsamato da altri.

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Il tesoro vichingo nella pentola carolingia. Questa pentola in lega d'argento, con ancora il coperchio e perfettamente sigillata, è stata trovata insieme a un altro centinaio di reperti vichinghi a Galloway, Scozia, nel 2014, da un cercatore di tesori munito di metal detector. Un primo esame ha rivelato che il reperto era di fabbricazione carolingia, e risaliva al 780-900 d.C. Ma è stata la TAC a mostrare il suo tesoro: spille traforate, lingotti d'oro, perline in avorio rivestite in oro, tutti reperti di origine anglosassone accuratamente avvolti in pezzi di tessuto.
 
Vedi anche: 15 cose che (forse) non sai sui Vichinghi.

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I medaglioni della Chiesa di Saint-Laurent. È stata la luce di sincrotone dell'European Synchrotron Radiation Facility, 100 miliardi di volte più brillante di quella usata nelle radiografie ospedaliere, a rivelare il contenuto di una piccola scatola metallica del 17esimo secolo, trovata accanto a un corpo sepolto nella cappella di Saint-Laurent, a Grenoble (Francia). Si pensava che all'interno vi fossero alcune monete, invece sono state trovate medaglie religiose con immagini di Cristo, della Vergine Maria e della Natività, oltre a scritte della liturgia cattolica in latino. Quella che doveva essere una semplice analisi per arricchire una collezione museale, si è trasformata in un dettagliatissimo lavoro di ricostruzione archeologica. Qui sotto il video del progetto.
 

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Le tute spaziali. Nel 2010 il National Air and Space Museum dello Smithsonian ha fatto eseguire una serie di radiografie a una collezione di 33 tute spaziali "storiche" usate dagli astronauti della Nasa nelle esercitazioni e nei programmi spaziali da Mercury a Skylab. Le tute erano troppo fragili per viaggiare da un museo all'altro, così il fotografo Mark Avino ha usato le radiografie per ricostruire copie a grandezza reale del loro interno. I visitatori hanno così potuto apprezzare una sorta di timeline fotografica della tecnologia usata per le tute nel corso del tempo.
 
Vedi anche: Tutti i segreti delle tute spaziali.

In un passato non tanto remoto, il contenuto di mummie, vasellame e altri preziosi "involucri" storici si scopriva soltanto in un modo: scoperchiandoli, togliendo le bende, sezionando e scavando al loro interno, trascurando l'aspetto della conservazione dei reperti. Oggi possiamo invece spiare all'interno di sarcofagi e manufatti senza danneggiarli, e con scansioni ai raggi X e risonanze abbiamo scoperto fatti incredibili sul loro contenuto. Eccone alcuni.