70 anni di bikini in foto

​Il 5 luglio 2016 il due pezzi per antonomasia celebra un anniversario importante. La sua storia tra scandali sessuali, comparse sul grande schermo e cambiamenti nella morale comune.

magnum_h_21.nyc29789con_h_00027506bundesarchiv_n_1603_bild-051_schwarzes_meer_junge_frau_am_strandcon_h_24.3007560cameramicheline-bernardini-bikinyretromagnum_h_21.nyc148120missworld1951con_h_24.3306562con_h_5.00619143con_h_24.1658546con_h_24.2232066con_h_24.1629290con_h_24.1806397con_h_24.602146magnum_h_21.nyc13950Approfondimenti
magnum_h_21.nyc29789

Il 5 luglio 1946 si affacciavano, sul mercato, le due strisce di stoffa più controverse degli annali della moda: il bikini compie 70 anni, e anche se ormai siamo abituati a vederlo sfoggiare ovunque, la sua storia si lega intimamente a quella dell'emancipazione femminile, della consapevolezza del corpo e della morale occidentale. Ripercorriamola dall'inizio, nella sua parte più "moderna", dalla prima metà del '900. Nella foto, una modella in bikini a L'Avana, Cuba, nel 1959.
Vedi anche: la storia della biancheria intima

con_h_00027506

Qualche lembo di pelle tra il busto e il bacino inizia a fare la comparsa anche prima dell'invenzione del bikini. A partire dagli anni '30, con lo sviluppo di nuovi materiali come il lattice e il nylon, le scollature si fanno più profonde, le maniche svaniscono e i costumi iniziano ad aderire al corpo. Si diffondono le spalline, che possono essere spostate quando si prende il sole. L'attività stessa di "prendere il sole" gradualmente inizia ad accompagnare quella di "fare il bagno".

bundesarchiv_n_1603_bild-051_schwarzes_meer_junge_frau_am_strand

Nella seconda metà degli anni '30, e in modo più deciso nei primi anni '40, iniziano a diffondersi i costumi da bagno a due pezzi. Nel 1938, la diffusione del cotone elastico arricciato segna definitivamente la fine dell'era dell'impiego della lana nei costumi da bagno (dapprima ampiamente utilizzata). Sono i piccoli passi che anticipano una vera rivoluzione: quella del bikini, che lascerà scoperti centimetri di pelle anche per ragioni di tipo economico. La storia delle mutande

con_h_24.3007560

La guerra aumenta la necessità di materiali tessili. Cotone, seta, lana, nylon, pelle e gomma sono destinati a uniformi e applicazioni militari, e non possono certo essere impiegati per la moda da spiaggia femminile. Nel 1943 il governo statunitense ordina una riduzione del 10% dei materiali usati per confezionare costumi femminili. Nel 1946 nasce l'"Atome", da un'idea del designer francese Jacques Reim. Il due pezzi prende il nome dalla più piccola particella conosciuta. La parte inferiore basta appena a coprire l'ombelico della bagnante.

camera

Nello stesso anno, il sarto francese Louis Réard si spinge ancora oltre. Dopo aver visto una donna a St. Tropez arrotolare le estremità del costume per abbronzarsi meglio, ispirato dall'azienda di intimo della madre a Parigi, inventa il bikini: 4 triangoli di stoffa uniti da laccetti, per un totale di appena 194 cm quadrati, che per la prima volta lasciano esposto l'ombelico femminile, e tesi a un risparmio ancora maggiore di tessuto. La fantasia del modello originale riprende le scritte di una pagina di giornale.

micheline-bernardini-bikiny

Il nome è ispirato a quello dell'Atollo Bikini, le isole del Pacifico in cui proprio nei giorni del lancio, gli Stati Uniti stanno conducendo test nucleari. Per Réard, l'effetto del costume sull'opinione pubblica sarà pari a quello di una "bomba atomica". In effetti, il due pezzi di Réard sciocca l'opinione pubblica, proprio per via dell'ombelico scoperto, un tabù fino ad allora. Il sarto non trova modelle disposte a posare con la sua creazione, così ingaggia Micheline Bernardini, spogliarellista di Parigi (in questa foto, nella precedente e nella successiva).

retro

Réard è avanti sui tempi della moda di almeno 15-20 anni. Nella sua campagna contro Heim, che pubblicizzava l'Atome come "il costume più piccolo al mondo", dice di aver inventato "un costume più piccolo del più piccolo costume al mondo". Anche il nome ha un effetto dirompente. Réard, esperto di merchandising, lancerà anche una campagna secondo la quale "non è un vero bikini se non passa attraverso un anello nuziale". 10 cose che (forse) non sai sulle natiche

magnum_h_21.nyc148120

Ma il bikini, nonostante il successo mediatico, stenta a decollare sulle spiagge. In molte - dalla costa atlantica francese alla Spagna, dal Belgio all'Italia, al Portogallo - è vietato, e per vendere Réard, nella vicina Francia, disegna due pezzi più accollati, per continuare a portare avanti l'attività della madre. Solo alcune donne europee molto benestanti - come questa ritratta in Francia dal fotografo Robert Capa - osano adottare il costume proposto dal francese. Ma nella cultura di massa non è ancora molto diffuso.

missworld1951

Qualcosa però inizia a muoversi. Nel 1951, Kiki Håkansson, una ragazza svedese, si aggiudica la fascia di "Miss Mondo" (originariamente una gara di bikini, per lanciare il nuovo costume) e viene premiata mentre indossa il costume di Réard. Succede un finimondo: i paesi partecipanti di forte tradizione cattolica minacciano di ritirare le proprie candidate, e la Håkansson rimarrà da allora, per molto tempo, l'unica Miss Mondo incoronata con un bikini.

con_h_24.3306562

Intanto però, in Francia sono molte le ragazze che ammirano le "donne dello scandalo", che osano andare in spiaggia in bikini. Tra queste c'è Brigitte Bardot, che durante il Festival del Cinema di Cannes, nel 1953, si fa fotografare più volte in bikini, sdoganando il due pezzi "osé" in Francia e negli Stati Uniti, e trasformando Saint-Tropez la capitale del costume sexy. Nel 1952 indossa un bikini nel film Manina, la ragazza senza veli.

con_h_5.00619143

E nel 1956 replica in E Dio creò la donna, lanciando la moda del costume a due pezzi anche tra le dive di Hollywood. Posare in bikini, per attrici del calibro di Marilyn Monroe e Betty Grable diviene una tappa quasi d'obbligo, che testimonia audacia e sex appeal.

con_h_24.1658546

Ma negli Stati Uniti, la National Legion of Decency, un'organizzazione cattolica incaricata di vigilare sui contenuti proposti nelle pellicole cinematografiche, fa pressioni su Hollywood per bandire i bikini, e soprattutto l'esibizione dell'ombelico, dal grande schermo. Ancora nel 1959 vengono accuratamente evitati i primi piani sulle attrici che lo indossano. Bisognerà attendere l'eterna Ursula Andress, Bond girl in Agente 007 - Licenza di uccidere (1962), per vedere uscire dall'acqua un perfetto bikini bianco in salsa Hollywood.
Il bikini che ripulisce il mare

con_h_24.2232066

In quello stesso anno esce la prima copertina di Playboy con una pin-up in bikini. Le star di Hollywood Marilyn Monroe, Jayne Mansfield, Gina Lollobrigida (nella foto di qualche anno prima) e Jane Russel si fanno fotografare sempre più spesso con l'ombelico esposto.

con_h_24.1629290

Nel 1963 esce il film Beach Party, con Annette Funicello e Frankie Avalon, che mostra una teenager giocare nella sabbia in bikini (ma in una versione più castigata) con alcuni ragazzi. È l'inizio di un fortunato genere cinematografico.

con_h_24.1806397

Nel 1966 la 26enne Raquel Welch, eroina preistorica nel film Un milione di anni fa, indossa un bikini in pelle che diviene simbolo della rivoluzione del costume femminile degli anni '60. Il manifesto al botteghino diviene un cult, anche se l'attrice, nel film, ha solo tre battute.

con_h_24.602146

Per un altro bikini epico bisogna saltare al 1983: in quell'anno Carrie Fisher, nei panni della Principessa Leila di Guerre Stellari, prigioniera di Jabba the Hutt, indossa un bikini metallico ne Il ritorno dello Jedi. Il due pezzi è rifinito in ottone e l'attrice dirà che «è quello che le modelle indossano nel settimo girone dell'Inferno».

magnum_h_21.nyc13950

L'azienda di Réard chiude nel 1988, 4 anni dopo la sua morte. In quell'anno, i bikini rappresentano il 20% di tutto il fatturato dei costumi. Negli anni '90 godranno di fortuna alterna, anche a causa delle campagne di prevenzione contro il melanoma. Soprattutto, esploderanno in mille varianti, più o meno castigate (incluso il "monokini", in cui manca la parte sopra, o il "seekini", trasparente). La storia di questo indumento ricopre un ruolo marginale in quella del 20esimo secolo, ma offre uno spaccato interessante sui costumi morali, sessuali e cinematografici dell'epoca appena trascorsa (nella foto di Elliott Erwitt, bikini a Rio de Janeiro, 1990).

Il 5 luglio 1946 si affacciavano, sul mercato, le due strisce di stoffa più controverse degli annali della moda: il bikini compie 70 anni, e anche se ormai siamo abituati a vederlo sfoggiare ovunque, la sua storia si lega intimamente a quella dell'emancipazione femminile, della consapevolezza del corpo e della morale occidentale. Ripercorriamola dall'inizio, nella sua parte più "moderna", dalla prima metà del '900. Nella foto, una modella in bikini a L'Avana, Cuba, nel 1959.
Vedi anche: la storia della biancheria intima