Non comprare i jeans, affittali. E aiuti l'ambiente.

Per produrre un paio di jeans occorono 9500 litri di acqua, energia e additivi chimici: ecco la proposta di un impreditore olandese per aiutare l'ambiente senza rinunciare al look.

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La produzione di jeans ha un elevato impatto ambientale: ecco perché potrebbe essere meglio affittarli piuttosto che comprarli (© Ocean/Corbis).

L'eco jeans del futuro non si compra, si affitta. Sì, esatto, proprio come un'auto, una bicicletta o un camper per le vacanze. L'idea è di Bert Van Son, un creativo imprenditore olandese proprietario del marchio Mud Jeans che poche settimane fa ha lanciato il primo servizio al mondo di noleggio a medio termine di capi di abbigliamento.

Riciclaggio estremo.
L'idea è quella di ritirare dopo 12 mesi dalla vendita i pantaloni usati per riciclarli e fornirne al cliente un paio nuovi. In questo modo si evita che il jeans, per sua natura molto resistente e con la tendenza a rimanere nel guardaroba fino a quando non diventa inservibile, finisca in discarica alla fine della sua vita utile.
Dal punto di vista economico l'affitto del jeans non è particolarmente a buon mercato: per entrare nel programma si paga una tantum 20 euro e un canone di 5 euro al mese per un anno (80 euro in tutto). Alla fine dei primi 12 mesi il cliente puà decidere di restituire il capo, oppure di tenerselo pagando altri 20 euro di deposito e 4 mesi di canone.
Ovviamente potrà anche scegliere di affittarne un nuovo paio, alle stesse condizioni del primo. «Vogliamo focalizzarci sull'utilizzo del jeans anziché sul possesso», spiega Van Son, «e costruire una relazione di lungo periodo con i nostri clienti.»

Quanto inquina un jeans? I Mud Jeans sono realizzati con cotone organico di alta qualità proveniente dalla Turchia, molto costoso e difficile da trovare: ecco perché conviene riciclarlo piuttosto che abbassare la qualità della produzione con filati meno pregiati. Attualmente circa il 40% del materiale utilizzato è di seconda mano, ma Van Son pensa che si possa arrivare al 50% senza compromettere il prodotto. «Il cotone, anche se di proveniza ecologica, è un tessuto ad alto impatto ambientale», afferma l'imprenditore, «poiché la sua produzione e filatura richiedono molta acqua. Ecco perché è importante riuscire a riciclarlo correttamente.» L'idea di Van Son, che per ora non ha convinto le banche a concedergli i finanziamenti necessari a farla partire su larga scala, ha però riscosso un buon successo tra il pubblico: dopo la presentazione dello scorso gennaio ad Amsterdam, diverse centinaia di persone si sono già iscritte al progetto.

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