Il fuso orario spagnolo: sbagliato dal Nazismo

Il Paese ha longitudine uguale a quella del Regno Unito, ma da 75 anni segue l'ora dell'Europa Centrale, retaggio della dittatura di Francisco Franco. Un'eredità che sta creando problemi di sovralavoro e scarsa produttività.

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Il prendersela comoda in fatto di orari è una delle caratteristiche note dello stile di vita spagnolo: lunghe pause pranzo dalle 14:00, cena dalle 21:00 in poi, e il primo spettacolo in TV che inizia alle 22:30. Ma questo spostamento di ritmi non dipende solo dalle alte temperature e dall'indole mediterranea. Il fuso orario ci mette lo zampino: quello adottato in Spagna è, infatti, tecnicamente sbagliato.

 

I fusi orari adottati nei diversi Paesi europei. | Shutterstock

(dis)Allineati. Il Paese si trova geograficamente sul meridiano di Greenwich, e fino al 1942 utilizzava la stessa ora della Gran Bretagna. Ma quell'anno, per volere del dittatore Francisco Franco, fu adottato il Central Europe Time (CET, lo stesso di Roma) come segno di solidarietà verso la Germania di Hitler, suo alleato. Alla fine della guerra, la Spagna non tornò all'orario precedente: semplicemente, i suoi abitanti si adeguarono, spostando i pasti un'ora più in là.

Molte ore, poca produttività. Non altrettanto fu fatto con gli orari di lavoro però, che da allora occupano una parte sempre più importante della giornata. In ufficio si arriva comunque alle 9:00, ma pranzando alle 14:00 si interrompe la mattina con una lunga pausa, anche di mezz'ora. L'interruzione del pranzo e le lunghe pause nell'arco della giornata portano a lavorare fino alle 20:00, spostando inevitabilmente in avanti il tempo della cena e limitando le ore di sonno.

Vecchie abitudini. Per questo motivo, ciclicamente, esponenti del governo riprendono la proposta di tornare al GMT, l'orario di Greenwich, più in linea con i ritmi di luce (il Sole sorge e tramonta più o meno alla stessa ora della Gran Bretagna). Si potrebbe così terminare la giornata lavorativa per le 18:00 e stabilire un ritmo ufficio-tempo libero più sano.

 

14 Giugno 2017 | Elisabetta Intini